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Pietro Scibetta per “la Stampa”
La notte tra mercoledì e giovedì è destinata a rimanere una data storica per appassionati di basket o semplici amanti delle pietre miliari. La notte in cui coach Gregg Popovich, a causa di una indisposizione, ha lasciato la sua panchina dei San Antonio Spurs a Ettore Messina. L’allenatore italiano diventa così il primo nato in Europa a figurare come «head coach» in una partita ufficiale nella Nba.
Era successo già in precampionato, a Phoenix, ma questa gara vinta contro gli Indiana Pacers (106-100) conta moltissimo per lui e per tutto il basket internazionale. Una storia bellissima per Messina, che nel corso degli anni è diventato un personaggio autorevole e ascoltato nella Nba per via della sua brillante carriera europea e grazie all’invidiabile capacità di comprendere e studiare ogni aspetto della sua sfera professionale e non solo.
Curioso del mondo, autore di libri, Messina aveva tutto per sedurre anche oltre l’Atlantico e non è un caso che a dargli un ruolo di primissimo piano, dopo la sua esperienza ai Lakers da consulente (2011/12), sia stato proprio Popovich a San Antonio, la più inclusiva tra le franchigie Nba relativamente al basket internazionale.
Il destino ha voluto che fosse Manu Ginobili (28 punti, 21 dopo l’intervallo), dopo i comuni trionfi bolognesi all’inizio del millennio, a regalargli questa vittoria che sposta poco nella stagione degli Spurs, ma segna forse un punto di svolta per la carriera stessa di Messina, che sembra destinato a diventare head coach Nba, presto o tardi. «Devo fare in mondo di non chiamare tutti gli schemi per Manu», aveva detto Messina prima della partita. Quindi è tornato a coccolare l’argentino anche dopo la sirena: «Gli devo un’altra vittoria».
Bastava farsi un giro sui social network all’alba, se non già durante la notte: gli appassionati italiani ed europei hanno accolto la vittoria di San Antonio con un’emozione particolare, un ben diverso senso di appartenenza: del resto è la squadra con cui un italiano, Marco Belinelli, ha vinto per la prima volta il titolo.
Ora è stata anche la prima franchigia diretta da bordo campo da un allenatore nostro: e per nostro intendiamo l’Europa, che si porta dietro una scuola e una filosofia cestistica (con dentro molte anime) che negli ultimi anni si sta fondendo con quella americana. Tutto questo avviene in una stagione che, a partire dalla firma di David Blatt a Cleveland (campione d’Europa con il Maccabi) e dal record battuto di giocatori stranieri nella Lega, ha tutto per diventare a tutti gli effetti un pezzo di storia dello sport professionistico americano.
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