DAGOREPORT - PER CAPIRE IL SENSO DELL’INCONTRO TRA IL LUOGOTENENTE DI MUSK IN ITALIA, ANDREA…
“MI SONO SEMPRE DIVERTITO MA QUANDO HO SMESSO HO AVUTO PAURA” – FRANCESCO TOTTI FA 50 ANNI E SI RACCONTA IN UNA INTERVISTA A IVAN ZAZZARONI: “NON ERO PRONTO A LASCIARE IL CALCIO. QUANDO SEI ABITUATO A DETERMINATE COSE, FAI I CONTI CON IL VUOTO. E LO DEVI RIEMPIRE CON TANTO ALTRO" - "COSTANZO MI HA FATTO SVOLTARE. SONO MOLTO ROSICONE, IN QUEL PERIODO TANTI GIORNALISTI MI ATTACCAVANO PER LA ROMANITÀ, PER L’IGNORANZA. GRAZIE A MAURIZIO HO AGGIUSTATO PARECCHIE COSE CON L’AUTOIRONIA. SONO STATO PERCEPITO DIVERSAMENTE. E CI HO GIOCATO SOPRA" – I GOL PIU’ BELLI, IL FIGLIO CHE HA SMESSO DI GIOCARE PER UN PROBLEMA ALLA TESTA (“PARLAR MALE DI UN RAGAZZO DI 15 ANNI È VERGOGNOSO"), LA "CAVOLATA" DEL CALCIONE A BALOTELLI – "IL TOTTI MIGLIORE? DAL 2001 AL 2008. MI RIUSCIVA TUTTO, ERO IMBARAZZANTE" – VIDEO
Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport
Francesco, partiamo da un test di anzianità.
"E che c’entro io?".
Sono cinquanta, campione. Urge un esame dei neuroni ancora attivi. Ricordi con precisione il giorno dell’esordio?
"Ventotto marzo del ’93".
Il minuto?
"Ottanta... quattro".
francesco totti maurizio costanzo
Ottantasette.
"Tre minuti più il recupero".
Giusto. A Brescia chi segnò?
"Mihajlovic. Si’ bono... E Caniggia... Diciamo che un po’ di memoria ce l’ho ancora".
Ricordi anche chi “costrinse” Boskov a farti entrare?
"Uno in particolare, Muzzi".
Sapevo di Sinisa.
"Sinisa, e pure Muzzi però. Roberto era uno che spingeva tanto. Ma un po’ tutti, perché ero entrato nel cuore dei compagni".
Quale, il momento più bello della tua prima vita?
"Vabbè, il momento calcistico più bello proprio il 28 marzo di trentatré anni fa. Perché l’esordio è quello che tutti i ragazzi, tutti i bambini hanno come sogno ricorrente, no? Fortunatamente sono riuscito a realizzarlo e a dargli un seguito".
Cosa avevi di tanto speciale?
"Più che altro mi divertivo. Mi sono sempre divertito. Anche quand’ero piccolo e giocavo nella Primavera con Botticelli, io a quattordici anni con quelli del ’72 e del ’70. Quattro, cinque di differenza. Ero mingherlino al punto che mi chiamavano gnomo perché non crescevo. Poi, d’un tratto...".
MAURIZIO COSTANZO CON FRANCESCO TOTTI
Oggi, a cinquant’anni, sei invece calato. Di peso: devo dire che la dieta ti giova.
"Ma io non so’ mangione, non mangio e non bevo. Però i dolci... Durante l’estate è difficile contenersi".
Dal momento più bello al più brutto, restando sempre al calcio.
"Il più brutto, tolti gli infortuni che fanno parte del percorso, è stato il giorno in cui ho smesso. Quando ho chiuso per sempre".
Una specie di lutto dell’anima.
"Se c’è un inizio c’è anche una fine. Il fatto è che noi giocatori abbiamo un modo di pensare e vivere diverso da quello delle persone normali. La nostra giornata è fatta di abitudini. Facciamo sempre le stesse cose, la vita ha sempre gli stessi tempi, le stesse pause, questa cosa ci rassicura".
Hai avuto paura del dopo?
"Ho avuto paura, sì, anche perché quando volti pagina non sai ancora cosa troverai. E quando sei abituato a determinate cose e capisci che non potrai più ripeterle fai i conti con il vuoto. E lo devi riempire con tanto altro".
Ho ancora negli occhi un’immagine del giorno dell’addio, davvero romantica: tu, seduto sui gradoni del tunnel prima di entrare in campo. Solo con i tuoi pensieri.
"Lì ho ripensato a tutti i venticinque anni con la Roma, la stessa maglia, la mia gente. Ma soprattutto che dal campionato successivo non avrei iniziato il ritiro, non avrei affrontato la prima partita all’Olimpico, provato le emozioni più forti. Sarei stato qualcos’altro e nonostante tutto non ero pronto. Sono, o ero, un istintivo. In campo e fuori".
Un’intera seconda vita.
"La sveglia, la strada per Trigoria, il pranzo, i figli da andare a prendere a scuola, tutto bello, tutto così facile, tutto comodo. Prima non avevo il dovere di pensare...".
Hai firmato tre libri. Le barzellette e un paio di biografie.
"Maurizio (Costanzo, nda) mi ha fatto svoltare. Quel libro ha significato un cambiamento mentale".
Chiarisci meglio.
"Io sono molto rosicone, molto permaloso e in quel periodo tanti giornalisti e tante persone del mondo dello spettacolo mi attaccavano per la romanità, per l’ignoranza...".
Costanzo ti ha curato con una sorta di omeopatia.
"Grazie a lui, da quel momento, ho aggiustato parecchie cose. Con l’autoironia. Sono stato percepito diversamente. E naturalmente ci ho giocato sopra".
Ho rivisto almeno due volte i tuoi 307 gol, costretto da Fabio D’Aguanno, romanista “fracico”. Il più bello?
"Per me uno dei più belli, tolti quelli di Genova, Milano e del derby, resta un gol che ho segnato all’Udinese all’Olimpico. Quel giorno feci una doppietta... Batistuta fa un mezzo cucchiaio, uno scavino, io di testa - non ricordo se mi marcava Bertotto - controllo il pallone e, spalle alla porta, dove c’era De Sanctis, calcio di controbalzo all’incrocio sul secondo palo".
L’incrocio esalta qualsiasi segnatura.
"Ma più che sul particolare dell’incrocio, mi soffermerei sulla postura".
Anche a Marassi, però...
"Il movimento del corpo è l’abc . In quell’occasione ho avuto anche un po’ di fortuna".
Hai colpito col sinistro, che non è proprio il tuo piede naturale, in modo perfetto.
"Il sinistro mi ha dato più soddisfazioni".
Quando ci incontrammo per il film sui cento anni del Corriere dello Sport, parlando di tuo padre ti commuovesti.
giuseppe giannini francesco totti 1
"Quando hai un padre che ti insegna i valori e l’educazione è già tanto, è tutto. Diciamo che il mio è stato un padre particolare sotto tanti punti di vista. In trenta, trentacinque anni, ho iniziato prestissimo, mai un complimento. Sognavo che mi dicesse 'ammazza, oggi sei stato veramente bravino'... Ma se segnavo due gol diceva che ero una pippa perché avrei dovuto farne tre".
Come reagivi?
"Ogni tanto mi lamentavo con mia madre. 'Perché papà mi dice sempre così? Gli sto antipatico, non lo fa apposta, me lo dice perché lo pensa veramente'. E lei: 'Ma te lo dice apposta. Lui è contento, è stracontento di te'. Con i miei figli faccio lo stesso".
Cristian ha smesso di giocare.
"Perché ha avuto un problema alla testa. Ha fatto una tac per il naso e hanno scoperto un problema che è stato risolto. Hanno trovato un’occlusione nell’acquedotto di Silvio. Mo’, non è che faccio il medico, te lo dico così come me l’hanno spiegato: non passava tutto il liquido al cervello. Fin da piccolo aveva frequenti mal di testa. Ma era sempre in movimento, nessuno si era mai preoccupato. Sarà un po’ stanco, pensavamo".
Per lui è stato difficile essere figlio di Totti.
francesco totit e noemi bocchi allo stadio
"Molto difficile. Inizialmente voleva fare il tennista e io ero strafelice. All’improvviso, ha cambiato. 'Pa’, voglio diventare calciatore'. 'Fa’ lo sport che ti piace', non potevo dirgli altro. 'L’importante che lo fai con la testa giusta, con dedizione, con voglia, con rispetto'. Crescendo ha conosciuto la cattiveria degli altri. Parlar male di un ragazzo di dodici, quindici anni è vergognoso. Mi hanno ferito".
Quanti errori hai commesso in questo mezzo secolo?
"Ho fatto tante cavolate. Anche in campo. Tornassi indietro non mi comporterei come ho fatto con Balotelli, ad esempio. Brutto anche da vedere. Le parole di Mario contro i romani, certi suoi atteggiamenti, mi è saltato il coperchio della pentola".
giuseppe giannini francesco totti 2
I FIGLI DI FRANCESCO TOTTI E NOEMI BOCCHI IN PARTENZA PER LAS VEGAS
NOEMI BOCCHI E FRANCESCO TOTTI IN AEREO
Quando abbiamo visto il Totti migliore?
FRANCESCO TOTTI CASSANO
francesco totti e ilary blasi fidanzati (1)
NOEMI BOCCHI FA GLI AUGURI SUI SOCIAL A FRANCESCO TOTTI PER I 50 ANNI
CARLETTO MAZZONE FRANCESCO TOTTI
"Dal 2001 al 2008. (sorride). Mi riusciva tutto, ero imbarazzante".
francesco totti e maradona partita della pace
FRANCESCO TOTTI
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