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COSA PUO’ INSEGNARE LA VITTORIA DI ALCARAZ A WIMBLEDON AL NOSTRO SINNER? IERI LO SPAGNOLO CONTRO DJOKOVIC HA MESSO IN CAMPO UNA GRANDE VARIETA’ DI COLPI E SOLUZIONI DI GIOCO. JANNIK NON DEVE AVER PAURA DI USCIRE DALLA PROPRIA ZONA DI CONFORTO PER ARRICCHIRE IL SUO TENNIS VIOLENTO E MONOCORDE. ANCHE A COSTO DI LASCIARE PER STRADA QUALCHE PARTITA…
Estratto dell'articolo di Marco Imarisio per il “Corriere della Sera”
Era il Roland Garros autunnale, quello del Covid. Sul campo 10 chiuso al pubblico eravamo in tre a guardare il primo turno delle qualificazioni del nuovo campione annunciato.
Juan Carlos Ferrero incitava il suo allievo a cercare la rete. «Ma sto sbagliando ogni volée» si lamentava il ragazzo. «Tu vacci lo stesso» gli rispondeva l’allenatore. Carlos Alcaraz finì per perdere quella partita. Contro Aleksandar Vukic, un australiano di etnia serba che in vita sua al massimo è arrivato al numero 87 del mondo. In quell’atmosfera intima, Ferrero rimase a parlare con i presenti.
(...)
JANNIK SINNER VS CARLOS ALCARAZ
Queste parole ci sono tornate in mente guardando la volée di rovescio con la quale Carlitos ha tenuto lontano Novak Djokovic nel game decisivo. E poi il servizio in kick, e le pallacce arrotate con le quali ha tolto fiducia al rovescio invincibile del fenomeno serbo.
Ieri Alcaraz ha avuto più soluzioni di uno dei tre più grandi di sempre, che per diventare tale ha dovuto fare la stessa cosa.
Aggiungere armi, modellarsi sui propri avversari, cambiare. Nel tennis moderno ormai si vince solo così. Soprattutto se si intende farlo a lungo. Se l’epica finale di Wimbledon può insegnare qualcosa a Jannik Sinner, è che non deve aver paura di uscire dalla propria zona di conforto per arricchire il suo tennis violento e monocorde. Anche a costo di lasciare per strada qualche partita. Adesso sa qual è la differenza che passa tra scrivere la storia come continuerà a fare Alcaraz, e accontentarsi invece di qualche vittoria di tappa. Il nostro numero uno ha ancora il tempo e i mezzi per stare nella prima categoria. A lui, e ai suoi allenatori, la scelta.
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