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PUTIN PRESO A PALLONATE – IL CLUB UCRAINO DELLO SHAKHTAR DONETSK GIOCHERÀ LE PARTITE CASALINGHE DELLA CHAMPIONS LEAGUE NELLO STADIO LONDINESE DEL CHELSEA – DAL 2014, CON L’ANNESSIONE ILLEGALE DELLA CRIMEA DA PARTE DEI RUSSI, LA SQUADRA UCRAINA “DEI MINATORI” È COSTRETTA A GIOCARE IN ESILIO – LA GRAN BRETAGNA, NONOSTANTE I CAMBI DI GOVERNO, È IL PAESE IN EUROPA CHE PIÙ HA SOSTENUTO KIEV IN GUERRA, E DALLO SCOPPIO DEL CONFLITTO NEL 2022 IL CALCIO BRITANNICO SI È SUBITO SCHIERATO AL FIANCO DEL PAESE INVASO – IL LEGAME TRA SHAKHTAR E CHELSEA È FORTE DA QUANDO LA PROPRIETÀ DEL CLUB LONDINESE È STATA TOLTA AL RUSSO ROMAN ABRAMOVICH, SANZIONATO PER I SUOI LEGAMI CON PUTIN…
Estratto dell’articolo di Luca Sebastiani per “Domani”
Stamford Bridge è uno stadio comodo. Quartiere di Chelsea, Londra ovest. I tifosi dei Blues che non vivono nelle vicinanze ci arrivano in metro. Poi pochi minuti a piedi, chi più e chi meno a seconda del settore, guardati a vista dai bobbies di Scotland Yard.
[…] La comodità e la praticità, però, non sono state le prime caratteristiche che hanno portato lo Shakhtar Donetsk, squadra ucraina, a giocare le partite casalinghe di Champions League proprio lì. A migliaia di chilometri da casa.
La notizia, anticipata da The Athletic, è stata resa nota dal club del Donbass e dal Chelsea nei giorni scorsi. Il club inglese si è detto «lieto di offrire all’FC Shakhtar l’opportunità di giocare a Londra, capitale del Regno Unito».
Shakhtar Donetsk - stadio del chelsea a londra - Stamford Bridge
«Siamo grati al Chelsea Football Club – ha risposto la società ucraina – Siamo convinti che le partite dello Shakhtar a Londra regaleranno emozioni indimenticabili ai tifosi ucraini e inglesi».
Dal 2014, con l’annessione illegale della Crimea da parte dei russi e le violenze nel Donbass, la squadra “dei minatori” è costretta a giocare in esilio: per il campionato, in altre città ucraine, mentre per le partite europee dal 2022 ha trovato sponda in alcuni stadi polacchi, tedeschi e sloveni. Ora voleranno in territorio britannico.
[…] Tra il 2022 e l’anno scorso, centinaia di migliaia di ucraini sono arrivati nel Regno Unito. Solo a Londra, secondo il Migration Observer dell’università di Oxford, dall’inizio dell’invasione russa a fine 2024 sono giunti più di 25mila ucraini. E un’alta percentuale di essi è localizzata proprio nel quadrante ovest di Londra, non lontano da Stamford Bridge per intendersi.
[…] . La Gran Bretagna è forse il paese in Europa che più ha sostenuto Kiev in guerra. Sono passati quattro anni, cinque primi ministri, governi di destra e sinistra, ma la linea non è cambiata. E Andy Burnham che suona gli Smiths insieme ai soldati ucraini lo conferma. È un intero paese, il Regno Unito, che ha fatto della difesa di Kiev un proprio caposaldo.
Un posizionamento portato avanti dal paese in maniera convenzionale con l’invio di armi, il sostegno diplomatico o l’accoglienza ai rifugiati. E in maniera meno convenzionale con altri mezzi. Come il calcio.
L’asse che lega Chelsea e Shakhtar non è nuovo. Nel 2023, i londinesi hanno versato nelle casse del club ucraino circa 89 milioni di sterline per quello che era considerato un talento cristallino, Mudryk. Per le cifre che girano da anni in Premier League, nulla di scandaloso, un’operazione di mercato come altre. Se non fosse che il giorno dopo l’ufficialità della vendita il presidente della squadra di Donetsk, Rinat Akhmetov, ha annunciato la volontà di “girare” 22 milioni di sterline allo sforzo bellico del paese, in particolare per un fondo per l’esercito di Kiev e per le famiglie dei caduti al fronte.
roman abramovich e vladimir putin 6
L’anno prima, i Blues avevano dovuto cambiare proprietario. Lo storico patron, il russo Roman Abramovich, artefice delle fortune del Chelsea a suon di petro-rubli, è stato sanzionato dal governo inglese. Dopo il congelamento dei suoi beni, l’oligarca vicino a Vladimir Putin ha ceduto le redini della società per circa 5 miliardi di euro a una cordata americana. Che ha impresso una svolta anche politica al club, il cui recente “prestito” dello stadio allo Shakhtar è l’ultimo capitolo.
ANTONIO CONTE ROMAN ABRAMOVICH
Il calcio britannico, fin dal 2022, si è schierato: le fasce al braccio per i capitani con i colori ucraini, coreografie per Kiev, biglietti gratuiti per i rifugiati. Il Brighton poche settimane dopo l’invasione russa ha utilizzato la terza maglia, gialloblù, annunciando che le vendite delle magliette sarebbero state donate alla Croce rossa per l’Ucraina. Sempre nel marzo 2022, il Leicester organizzò una raccolta di fondi e beni da destinare alla popolazione ucraina.
Nel 2023 la Giornata dell’indipendenza ucraina fu festeggiata da mezza Premier League. Post di sostegno giunsero dal Liverpool, Bournemouth, Everton, Crystal Palace, West Ham, Wolverhampton. Il Brentford scelse di raccontare la storia di Mariia, una sua dipendente, scappata dall’Ucraina un anno prima. Insomma, una mobilitazione collettiva.
La partecipazione, infatti, non è stata solo su impulso delle singole squadre. Sempre nel marzo 2022 la Premier League ha votato all’unanimità per sospendere gli accordi televisivi con Rambler/Okko Sport, il broadcaster russo.
Tutt’ora le leghe britanniche (compresa la Scozia) sono contro la trasmissione – legale e illegale – delle proprie partite in Russia. In più, la Premier ha versato un milione di sterline per l’assistenza al popolo ucraino. Nel 2023, invece, è stata la federazione inglese, la Football Association, a donare 495mila sterline (tra l’altro provenienti da incassi congelati al vecchio Chelsea di Abramovich) a iniziative umanitarie legate a Kiev. [...]
stamford bridge chelsea londra
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