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RESTA ALTA LA TENSIONE TRA GIULI E BUTTAFUOCO SULLA PRESENZA DELLA RUSSIA ALLA BIENNALE - IL MINISTRO (FORSE PER EVITARE CHE ANDASSE IN SCENA UNO SCONTRO DIRETTO CON BUTTAFUOCO, O FORSE PER FAR CAPIRE CHE LA QUESTIONE NON È AFFATTO CHIUSA) DISERTA LA PRESENTAZIONE UFFICIALE DEL PADIGLIONE ITALIA E INVIA UN VIDEOMESSAGGIO IN CUI RIBADISCE LA CONTRARIETA’ DEL GOVERNO ALLA PARTECIPAZIONE DI MOSCA: “NELLE AUTOCRAZIE L’UNICA ARTE LIBERA È QUELLA DISSIDENTE” - IL PRESIDENTE DELLA BIENNALE BUTTAFUOCO: “GARANTITA LA NOSTRA AUTONOMIA”
Lara Crinò per repubblica.it - Estratti
Il ministro Giuli, padrone di casa, non era a fare gli onori. Ha mandato al suo posto un videomessaggio perché impegnato in altri impegni istituzionali. E così al Collegio Romano, sede del ministero della Cultura è andato in onda, in differita e non in diretta come tutti si aspettavano, un nuovo capitolo dello scontro istituzionale con la Biennale di Venezia. Il tema: la presenza del padiglione russo.
Le posizioni: la Biennale per il sì, “senza censure”, il governo per il no a causa della guerra di Putin contro l’Ucraina. L’occasione: la presentazione ufficiale del Padiglione Italia alla rassegna veneziana che si aprirà il 9 maggio.
Si tratta solitamente di un appuntamento prettamente istituzionale, in cui si racconta in anteprima il progetto artistico e curatoriale dello spazio dedicato al nostro Paese alle Tese delle Vergini, ma quest’anno non è andata così. Ci si aspettava che Giuli fosse presente alla conferenza stampa insieme all’artista Chiara Camoni, alla curatrice Cecilia Canziani, al presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e Angelo Cappello.
Ma, forse per evitare che l’atmosfera si facesse incandescente, e che andasse in scena uno scontro diretto con Buttafuoco, o forse proprio per far capire che la questione non è affatto chiusa, il ministro non si è presentato.
Sullo sfondo di una sala damascata, nel solito completo con gilet, il ministro sorridente ha video-salutato la sala e ha esordito tessendo le lodi Chiara Camoni, l’artista prescelta per il Padiglione Italia.
Ne ha sottolineato la capacità di “far dialogare arte e natura”, di “antichizzare il presente”, il “materialismo magico seducente e seduttivo, femminino ma anche estremamente godibile”, e ha parlato di un progetto italiano di grande forza. Poi è passato a un affondo diretto, ma con il sorriso: “Voglio sottolineare un concetto: l’arte è una delle migliori espressioni di un popolo ed è libera quando è libero il governo del suo Paese. Non si può dire lo stesso delle autocrazie, dove l’unica arte libera è l’arte dissidente”.
giovanbattista fazzolari e giorgia meloni
Il riferimento è ovviamente alla presenza del padiglione della Russia, ripete, “contrariamente all’opinione del governo che rappresento”. Giuli sottolinea che l’arte “quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico, non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica: quell'espressione che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che, da oltre quattro anni, ne ha invaso i confini, le case, la libertà". E saluta così: “Vi auguro una grande bella festa per il Padiglione Italia, una festa dedicata alla libertà”.
Quando Buttafuoco prende la parola, mantiene lo stesso tono di cortesia istituzionale del ministro ed elogia il Padiglione Italia. Per poi aggiungere: “Nel salutarvi voglio ringraziare il ministro perché questa diversità di posizione dettata dalle regole, dalle procedure, dalle leggi persino internazionali, conclama l’autonomia di una istituzione che da 130 anni costruisce il sentiero dove chiusura e censura sono ancora una volta fuori dall’ingresso della fondazione Biennale di Venezia”.
ALESSANDRO GIULI IN VERSIONE TEMPLARE
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pietrangelo buttafuoco presentazione biennale venezia 2026 ph jacopo salvi
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