antonio riello

"SAREBBE INTERESSANTE ACCEDERE AI DATI DELLA SALUTE MENTALE DEGLI ARTISTI DI TUTTO IL MONDO" - ANTONIO RIELLO ALLA MOSTRA "TERRA MATTA. ART BRUT" DI GIBELLINA, IN SICILIA: "LE DIAGNOSI CLINICHE (O SITUAZIONI DI ESCLUSIONE SOCIALE ESTREME) POSSONO, IN QUALCHE MANIERA, TRASFORMARSI IN UNA SORTA DI 'VANTAGGIO' IN TERMINI DI FANTASIA E CAPACITA’ VISIONARIA. UNA BUONA PARTE DELL’ARTE CONTEMPORANEA E’ CARATTERIZZATA DA PERSONAGGI CON COMPORTAMENTI CHE POTREBBERO ESSERE DEFINITI CLINICAMENTE COME OSSESSIVI, O QUANTOMENO BORDERLINE"

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Antonio Riello per Dagospia

 

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Si declama (spesso con una certa enfasi): “Genio e Follia”. Il rapporto tra le varie forme di disturbi della mente e la creativita’ e’ un affascinante e tormentato campo di ricerca. Sul versante medico da parte di neurologi e psichiatri. In ambito artistico da parte degli storici dell’Arte e dei curatori.

 

A porre una particolare attenzione su questo fenomeno e’ stata la cosiddetta Art Brut, una stagione artistica (anni ’50 e ‘60) che ha visto protagonista assoluto Jean Dubuffet. Il suo interesse, sia come artista che come collezionista, era focalizzato sul potere delle opere generate da soggetti con condizioni di disagio psichico.

 

Una situazione dove le diagnosi cliniche (o spesso   delle situazioni di esclusione sociale estreme) possono, in qualche maniera, trasformarsi in una sorta di “vantaggio” in termini di fantasia e capacita’ visionaria.

 

Di fatto, una buona parte dell’Arte Contemporanea e’ caratterizzata da personaggi, anche di grande impatto e successo, con comportamenti che potrebbero essere definiti clinicamente come “ossessivi”. O quantomeno borderline. Alcuni autori, come On Kawara, Yayoi Kusama e Roman Opalka, con la loro eclatante ripetitivita’ vengono subito alla mente.

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Ma la lista e’ senz’altro lunga. In fondo anche l’attenersi, per anni, rigorosamente ad uno stile molto preciso e riconoscibile e’ il sintomo quasi-certificato di una qualche sorta di propensione maniacale. Sarebbe insomma interessante accedere ai dati della salute mentale della popolazione “artistica” globale.

 

Gibellina e’ stata scelta come “Capitale italiana dell’Arte Contemporanea” per il 2026 (le opere d’Arte, a cominciare da quelle di Pietro Consagra, segnano il panorama). Poco lontano da qui sorge la piu’ grande opera di Land Art d’Europa, il famoso “Cretto” di Alberto Burri che ricopre le macerie del paese distrutto dal terremoto del Belice nel 1968.

 

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La realta’ artistica piu’ importante del territorio e’ la Fondazione Orestiadi. Negli spazi dell’annesso “Museo delle Trame Mediterranee” (diretto da Enzo Fiammetta), e’ in corso la mostra “Terra Matta” (curata da Eva di Stefano con la collaborazione di Valentina di Miceli).  Ci troviamo di fronte ad una esaustiva rassegna dell’Art Brut siciliana: cinque artisti che, in qualche modo, rientrano nella categoria - come si dice nel mondo anglosassone - della “Spontaneous Art”.

 

In altre parole, sono state figure che hanno lavorato non per ambizione professionale (anelando alla carriera e al successo), ma per una incontenibile urgenza espressiva. Le loro sono le storie di chi ha vissuto il creare come una intima necessita’ personale. A volte, forse, anche come un sollievo alla propria fragilita’.

 

ANTONIO RIELLO

 

La chiave di lettura piu’ giusta credo non sia comunque quella psichiatrica, ma piuttosto quella antropologica: una viscerale ricerca di liberta’ attuata attraverso una irruenta pratica artistica.

 

Non c’e’ spazio, in questi ambiti, per futili giochetti estetici: tutto quello che viene dipinto (o costruito) puo’ essere tassativamente solo cosi’ e l’azione poetica e’ soggetta sempre a rituali estremamente precisi.

 

Va subito detto che comunque qui nessuno cerca di esibire un qualche tipo di “pornografia della sofferenza” (e in questi casi di sofferenza ce n’e’ stata parecchia di sicuro, purtroppo). O di contrabbandare le morbose stranezze dell’umana esistenza facendone spettacolo.

 

“Terra Matta” invece e’ semplicemente un’ottima occasione per ammirare delle opere d’Arte (accompagnate da un apparato critico di prim’ordine) altrimenti destinate a rimanere marginali e sconosciute. E’ davvero un gran bene che qualcuno si sia deciso a raccoglierle e mostrarle in questo modo al pubblico. La mostra sarebbe di sicuro piaciuta a Luigi Pirandello che tanto amava chi era capace di uscire dai ruoli ovvii e prestabiliti.

 

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Ed ecco i nomi dei nostri “fuori-sistema”: Giovanni Bosco (1949-2009), Mario Cassisa (1929-2008), Carmelo Morreale (1943-2024), Sabo (1916-1975), Annamaria Tosini (1930-2013).

 

Senza niente togliere agli altri, la figura piu’ interessante e’ probabilmente quella di Annamaria Tosini che ha prodotto, negli ultimi anni della sua vita, un complesso universo di sculture fatte di carta e di altri materiali di risulta (tra cui anche bucce di mandarino essicate). Vassoi in cartone che diventano palcoscenici immaginari, oppure barocchi ambienti ecclesiastici fitti di misteriosi personaggi.

 

Una specie di labirintico bestiario fantastico dove le memorie personali di una colta ed eccentrica signora di Palermo si mescolano con sofisticate e incombenti suggestioni letterarie e teatrali.

 

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La Tosini, evidentemente dotata di una qual certa vena profetica, e’ assolutamente in linea proprio con le tendenze piu’ impegnate della ricerca contemporanea di questi ultimi anni (vedi l’attuale Padiglione Internazionale della 61esima Biennale di Arti Visive di Venezia, curato da Koyo Kouoh e dedicato alla “deprofessionalizzazione” della produzione artistica).

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