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CALCIO DOTTO - IL RITORNO DI SPALLETTI A ROMA STA PRENDENDO LA FORMA DEL CAPOLAVORO. SESTA VITTORIA CONSECUTIVA DELLA ROMA (18 GOL SEGNATI E 4 SUBITI) E SIAMO GIÀ NELLA STORIA DI UN RIBALTAMENTO CALCISTICO CHE HA POCHI PRECEDENTI - DA QUI IN POI OGNI BEGA A TRIGORIA SARÀ IL RUTTINO DI UN NEONATO, E LE TROMBETTE DEI PARASSITARI DI TOTTI POCO PIÙ DI UNA SCORREGGIA

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Giancarlo Dotto (Rabdoman) per Dagospia

 

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Big Spalla a capo chino sulla panca nel frattempo diventata tortura da carbone ardente, che arrangia un segno della croce al terzo gol di Elsha è la magnifica sigla di una partita bella e feroce. Da cortili inglesi di crani spaccati e polpacci addentati. Sesta vittoria consecutiva (diciotto gol segnati e quattro subiti) e siamo già nella storia di un ribaltamento calcistico che ha pochi precedenti, una squadra criminalmente molle e arresa che si trasforma in una banda di meravigliosi villani, un circo che butta calcio e passione.

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Quelli dell’Empoli menano assatanati dal primo secondo, infoiati di brutto, ma quelli in giallorosso non sono da meno, pressing alto, tecnica superiore, cinquemila tifosi in tribuna e il Superio di Big Spalla ovunque che strattona i pigri e accarezza i bravi e bisognosi. Due circostanze maledette non frenano la Roma.

 

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La smandrappata di Scezny che schiaffa la palla in uscita sulla faccia dell’incolpevole Zuka e il danno muscolare di Nainggo, fin lì mostruoso cacciatore di palloni. La squadra ci crede, non perde un secondo a piangersi addosso, riparte e tutte le evaporate salme di due mesi fa, a cominciare da Pjanic, riscoprono il piacere del torace largo.

 

 La doppia di Elsha, strepitosa botta da fuori il primo ma degno di una replica nella cineteca di Trigoria il secondo, l’egizio che prima indovina Salah e poi va trafelato e ispirato a chiudere la partita. 

 

Luciano Spalletti non merita un diminutivo e dunque lo chiamerò da qui in poi “Big Spalla”. Il suo ritorno a Roma sta prendendo la forma del capolavoro. Affrontare in quel modo, in una città come Roma, l’inqualificabile Puponata alla vigilia di una partita decisiva è come gettarsi dal dodicesimo piano senza paracadute nella direzione di un palo acuminato, di quelli che ti passano da parte a parte come sarebbe piaciuto al principe Vlad. Un suicidio, di fatto.

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Non solo non si è sfracellato, ma ne è uscito potenziato con una specie di esoscheletro che lo rende ora invincibile. Da qui in poi ogni bega a Trigoria sarà il ruttino di un neonato, e le trombette dei parassitari di Totti poco più di una scorreggia.

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La Roma ha trovato anche un grande responsabile della comunicazione. La trovata del video in conferenza stampa un’altra genialata. Rendere “mediatica” quella pazzesca corsa all’indietro di Salah, sfilarla al segreto dello spogliatoio, ha creato un inesorabile paradigma visivo di cosa voglia dire essere un giocatore da Roma.

 

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Big Spalla è entrato nel circo depresso di Trigoria con il piglio del domatore. Ha speso fruste e carezze di ogni tipo. E’ stato mentale e fisico. E i ragazzi lo hanno accolto come una benedizione, perché ne hanno capito la divorante passione e il concetto onesto che sta alla base: io sono uno di voi, vinco e perdo con voi.

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