DAGOREPORT- DELLA SERIE: CHI MUORE GIACE E CHI VIVE RILASCIA UN’INTERVISTA... BENVENUTI AL FENOMENO…
ROCCHI HORROR SHOW - OGNI DOMENICA HA LA SUA PENA: E’ UN CAMPIONATO ROVINATO DAGLI ARBITRI! IL DESIGNATORE ARBITRALE GIANLUCA ROCCHI COSA DICE DAVANTI AL RIGORE NEGATO A FRATTESI, AL DISCUTIBILE ANNULLAMENTO DI UN GOL A CONCEICAO, AL SECONDO GIALLO FASULLO A WESLEY CHE CONDIZIONA LA VOLATA CHAMPIONS? – CONDO’: “A FINE STAGIONE SARÀ NECESSARIO UN RESET PROFONDO” – ZAZZARONI: “QUESTA CLASSE ARBITRALE È MODESTA PRINCIPALMENTE PERCHÉ...."
IL TORTO MUSO DI MAROTTA
Ivan Zazzaroni per il Corriere dello Sport
Dai suoi, Marotta ha preteso il silenzio in pubblico. Quello che avevano da dire al Manganiello di turno è rimbalzato negli spogliatoi di San Siro. Marotta conosce gli equilibri e la permalosità degli arbitri, il mondo e noi. Ha voluto dimostrare che lui, loro non fanno come la Juve dopo il caso Kalulu: nessun interista ha dato in escandescenze in favore di telecamere e smartphone.
Forte del vantaggio in classifica, ha inteso celebrare così la fine della sua evocatissima League. È stato furbo, sé stesso. Si è mostrato vittima, mai beneficiato.
Sui due episodi incriminati la divisione è stata al solito enorme, da Marelli a Stramaccioni, dai vari moviolisti più o meno specializzati alle migliaia di improvvisati. La mia l’ho detta subito su Instagram: una volta raggiunte le 300mila visualizzazioni, Meta ha cancellato d’autorità il post (ah, i diritti): gol del pareggio irregolare per dinamica; rigore evidente. Non vi dico le offese ricevute, pari per numero ai miei chissenefotte: dare dell’interista a un bolognese doc è peraltro considerata pratica illegale.
Il dibattito sul livello degli arbitri è una costante ormai, nelle ultime stagioni si è focalizzato sugli errori sempre più frequenti e sulla gestione del VAR, spingendo tanti osservatori a sostenere che il problema risieda nella mancanza di personalità e uniformità di giudizio.
Alcuni di loro sottolineano anche una carenza nella formazione specifica sull’utilizzo del VAR con topiche che spesso derivano dalla mancata collaborazione tra l’arbitro e i Lissonesi. Viene decisamente rilevata l’assenza di un indirizzo chiaro su episodi simili (falli di mano, trattenute, negligenza o imprudenza nel calpestare il piede all’avversario).
La pressione mediatica e l’alto numero di contestazioni sembrano influenzare le prestazioni dei direttori di gara che faticano a mantenere la calma e l’autorità necessarie, soprattutto nelle sfide più importanti.
Nonostante gli “appunti”, la struttura arbitrale italiana è portata ad esempio per la specializzazione dei ruoli, in particolare per i VMO (Video Match Official) che vengono impiegati nelle competizioni internazionali.
Anche Rocchi è dovuto intervenire in numerose occasioni: ha evidenziato la necessità di migliorare l’uniformità e la qualità delle decisioni, pur difendendo i suoi uomini. In sintesi, le critiche non sembrano rivolte tanto a una presunta “corruzione”, quanto a una carenza di palle e di “applicazione uniforme delle regole” in un contesto in cui il VAR dovrebbe ridurre al minimo i guai.
La verità è tanto semplice: questa classe arbitrale è modesta principalmente perché, pur di rimanere dentro al sistema, si adegua ai vari indirizzi “suggeriti” da AIA (decapitata), Can A e B, Settore Tecnico Arbitrale, presidenza federale, generando una confusione intollerabile. L’attuale classe arbitrale preferisce assoggettare gli indirizzi che provengono settimanalmente da diverse sponde, non capendo che così facendo rende mediocre un campionato già modesto e soggettivo anche ciò che potrebbe essere oggettivo.
Ogni altra chiave di lettura è fuorviante, come sostenere che il nostro sia il campionato più competitivo perché, dopo un periodo di dominio, ha ritrovato un forte equilibrio con frequenti cambi al vertice. Fantasie riferite principalmente all’immaginario condizionato dalle discussioni iperboliche, dai sogni di gloria calcistica e dagli eccessi tipici dei bar televisivi dove spopola la Marotta League.
PS. Ad ogni modo non fidatevi troppo di chi - nostalgico o passatista - ripete che un tempo gli arbitri erano migliori, più preparati e ricchi di personalità. Dirigevano un calcio molto più lento, senza telecamere, con meno televisioni, meno ex colleghi ingrifati e con la folcloristica richiesta della moviola in campo. Con tutto il rispetto, anche i vari Lo Bello, Agnolin, Collina, Casarin, Braschi e Cesari faticherebbero non poco nell’istericalcio del 2026. Accussì.
gianluca rocchi aggredito a carrara
VOLATA TRA SQUADRE STANCHE
PAOLO CONDÒ per il Corriere della Sera - Estratti
(...)
Stiamo assistendo a una volata fra squadre stanche di testa, fiaccate dalle infinite polemiche arbitrali che hanno innegabili basi — solo questo turno c’è stato il rigore negato a Frattesi, il discutibile annullamento di un gol a Conceicao, il secondo giallo fasullo a Wesley — ma spostano ogni analisi sul piano del lamento se non addirittura del complotto. A fine stagione sarà necessario un reset profondo.
(...) Ieri c’è stato un vivace scambio di idee a fine gara con gli assistenti di Gasperini (che se l’era filata negli spogliatoi, furioso con l’arbitro: pleonastico fargli la morale, ma Fabregas non ha resistito), Allegri era andato giù durissimo dopo l’episodio della trattenuta a Saelemakers, in effetti lunare, e in generale questa gloria del calcio catalano sta sull’anima ai colleghi per due motivi: perché la proprietà gli compra tutti i giocatori che vuole (invidia sana), e perché con questi non ha cucinato la solita minestra ma ha costruito una squadra capace di un bellissimo calcio (invidia fegatosa). Il Como è una squadra spagnola trapiantata in serie A.
Una ricchezza se pensate che la crescita venga dal confronto tra scuole — siamo fra questi — un fastidio per i teorici del «padroni a casa nostra».
Ieri il Como ha battuto la Roma perché dopo averle regalato un rigore l’ha dominata con tecnica, palleggio verticale e, nella ripresa, uno contro uno sfinente in parità numerica e irresistibile dopo l’espulsione (sbagliata) di Wesley.
Uno show che avrebbe meritato l’opposizione di un Dybala o almeno di un Soulé, ma la Roma è arrivata a pezzi a primavera, e deve riorganizzarsi al più presto perché si è messa a correre pure la Juve. Fra i pochi a dichiarare simpatia per Fabregas, Spalletti ha ormai passato la nottata ed è pronto al lungo sprint col catalano.
Sperava di scavalcarlo già ieri. Ci riproverà.
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