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TATE CHE SCOTTA – LA TATE MODERN DI LONDRA SI MOBILITA PER LA “FRIEZE WEEK” CON IL PROGETTO “HOLD” DI TAREK ATOUI: UN’INSTALLAZIONE CHE TRASFORMA LA GALLERIA IN UN’ASTRONAVE AL LIMITE DEL NEW AGE, TRA GONG SPARSI CHE PAIONO SUONARE DA SOLI, TROMBE E TROMBONI – LA SORELLA MAGGIORE, LA TATE BRITAIN, ORGANIZZA UNA RIVISITAZIONE DEI GLORIOSI “YOUNG BRITISH ARTIST” DEGLI ANNI ’90. ANTONIO RIELLO: "LA MOSTRA, A PARTE IL TRAINANTE EFFETTO NOSTALGIA, NON RIESCE A RISPONDERE ALLA QUESTIONE PRINCIPALE: PERCHÉ’ QUEL DECENNIO È STATO COSÌ SPECIALE? ECONOMIA? POLITICA? TECNOLOGIA? LA CURATELA SEMBRA ONESTAMENTE PIÙ VOTATA ALL’ARCHEOLOGIA DEL GLAMOUR CHE A FORNIRE UN APPARATO STORICO-CRITICO SIGNIFICATIVO…”

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TATE & TATE

Antonio Riello per Dagospia

 

90s riello

Per la Frieze week tutte le istituzioni culturali di Londra si mobilitano. La città dimentica temporaneamente le infinite magagne che l’affliggono e si affida ai fasti dell’Arte Contemporanea. Ghiotta occasione per fare business ma anche (almeno parzialmente) un modo elegante per tenere da parte le ansie politico-economiche. 

 

La Tate Modern di Londra aspetta, con molte speranze, l’arrivo della nuova direttrice, Jessica Morgan. Per questo ottobre intanto ha appena inaugurato una nuova installazione nel suo spazio più caratteristico, l’enorme Turbine Hall (l’edificio, prima di ospitare la Tate, era una centrale elettrica).

 

tate britain

Il progetto espositivo, denominato “HOLD”, è stato curato da Nabila Abdel Nabi assieme a Dina Akhmadeeva. Lo sponsor è la Hyundai Motors. L’artista coinvolto è Tarek Atoui (nato a Beirut nel 1980, lavora attualmente a Parigi).

 

È uno stimato e brillante musicista che realizza delle installazioni di Arte Contemporanea dove i suoni sperimentali e le strutture fisiche che li producono si fondano in una unica cosa.

 

A questo va aggiunta una decisiva dimensione performativa che spesso trasforma le sue creazioni in imprevedibili ed eclettiche sessioni musicali. Possiede una grande conoscenza etnomusicale che spazia fino gli strumenti più strani e curiosi. E, se non bastasse, lui ne inventa continuamente di nuovi utilizzando tutto quello che c’è di disponibile.

 

tm 03

Gli piace collaborare con musicisti folk e ama i suoni popolari delle piccole comunità rurali, ma non disdegna neanche la tecnologia digitale più sofisticata. L’Arte Contemporanea, si ripete giustamente, non è tanto una cosa da capire (almeno nel senso tradizionale del termine) ma piuttosto una forma di esperienza dentro cui lasciarsi - in qualche modo - andare. Con Atoui, artista di prim’ordine, va proprio così.

 

La sua nuova opera, “HOLD”, si propone ambiziosamente di trasformare le strutture architettoniche interne della Tate in una immaginaria astronave in avvolgente risonanza con sé stessa. Ci sono molti gong sparsi che paiono suonare da soli e una panoplia di trombe e tromboni.

 

In pratica, al visitatore sembra di essere in una vasta officina in stile “Steampunk” (questo termine definisce un certo stile di Fantascienza, dove il futuro ha la tecnologia e le fattezze dell’epoca vittoriana: razzi, marchingegni, bizzarre armi a vapore e roba del genere).

 

tate britain 90 chris ophili

La presenza di lastre di pietra dove sdraiarsi e la natura assai evanescente dell’acustica suggeriscono d’altra parte una ambientazione vagamente “New Age” (vi ricordate le “pietre risonanti” che sbologna negli ultimi tempi Marina Abramovic? L’atmosfera è un po’ simile).

 

C’è anche un altare di roccia (molto bello) che dovrebbe funzionare da DJ desk. Ci si trova immersi in una dimensione esperienziale intensa e sinestesica. Ma che, in questo frangente, non è sempre del tutto appagante.

 

Infatti spunta il solito problema: gli spazi della Turbine Hall sono micidiali e non e’ per niente facile fa dominarli. I suoni di “HOLD”, in pratica, sono quasi ovunque deboli e confusi, abbastanza inconsistenti.

 

Anche passando parecchio tempo all’interno e rimanendo concentrati, le cose non cambiano granché’. E il complesso (e dispersivo) apparato che scende dal soffitto non sembra raggiungere mai la massa critica visiva sufficiente. Pare insomma sempre che manchi qualcosa. L’idea è da 10 e Lode. L’esecuzione arriva a fatica al 7.

 

pink nails tate 90

Poche opere in verità sono state capaci di lasciare un segno definitivo tra queste altissime mura. Quella di Doris Salcedo, con il suo semplice ma geniale crepaccio tellurico (2007), probabilmente è stata la testimonianza artistica più definitiva.

 

La Tate Britain è un po’ la sorella maggiore (istituzionalmente dedita all’Arte britannica) della Tate Modern. Per la Frieze Week ha organizzato “THE 90s: ART AND FASHION”. Ma non si tratta, come ci si potrebbe aspettare, di una rivisitazione della grande stagione dei gloriosi Young British Artist: è una mostra sostanzialmente dedicata alle mode e ai gusti di quel decennio. Il curatore, Edward Enninful, proviene di fatto dal mondo dell’abbigliamento ed è stato il direttore di Vogue.

 

tate britain 90 naomi campbell per westwood

La parte del leone la fa Alexander McQueen con un salone buio e quasi sulfureo. Una collezione dedicata a Giovanna d’Arco che sembra una camera di tortura stile BSM (Bondage-Sado-Maso). Una scelta estrema. Il talentuoso stilista ha comunque saputo fare sicuramente di meglio.

 

John Galliano e Vivienne Westwood sono ovviamente gli altri due capisaldi sartoriali. La vera regina della mostra (non poteva essere altrimenti) comunque è la modella Kate Moss con la sua ineffabile aria di spavalda e trasgressiva seduzione.

 

Molto ricca è la documentazione di foto e filmati. Corinne Day, Nigel Shafran and Juergen Teller erano i fotografi più acclamati del tempo, pubblicavano sulle riviste “The Face” e “Dazed and Confused”. Interessanti anche le immagini di Koto Bolofo che iniziava a illustrare le proposte del design afro-britannico.

 

Il “clubbing”, cioè le lunghe serate nei club notturni (accese da alcool e chimica varia, soprattutto nelle “Acid Houses”) era il momento dove le varie anime degli anni ’90 si riunivano. Un rituale fondante e obbligatorio di sub-cultura urbana. La musica (tanta e bella) era il legante che fa ancora rimpiangere quei tempi.

 

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Importanti testimonianze fotografiche di Dave Swindells, Peter J Walsh, Tony Davis, Normski, Eddie Otchere, Ewen Spencer, Poulomi Desai, Stuart Linden Rhodes, Jon Shard.  Sui rave più tosti si erano specializzate Seana Gavin e Vinca Peterson.

 

La presenza degli artisti è ampia, ma in fondo abbastanza accessoria. Sempre molto bello il video “Bear” di Steve McQueen, ormai diventato Storia (è del 1993).

 

Tracey Emin (stavolta senza il suo lettone sfatto, ma con due scritte al neon) e le irriverenti colleghe Sarah Lucas e Sam Taylor-Johnson. I perfidi ed imprevedibili fratelli Jake and Dinos Chapman. La tagliente Cathy de Monchaux e la non-abbastanza-apprezzata Barbara Walker. Naturalmente Rachel Whiteread, Gary Hume e il grande mattatore: Damien Hirst nel pieno del suo estro. Poi Chris Ophili con il suo dipinto “No Woman, No Cry” (1998).

 

edward enninful

Fino a Yonka Shonibare e le sue contaminazioni africane.

La mostra, a parte il trainante effetto nostalgia, non riesce a rispondere alla questione principale: perché’ quel decennio è stato così speciale? O comunque più “speciale” dei decenni precedenti. Non basta parlare dei soliti “spazi di libertà conquistati”. Economia? Politica? Tecnologia? La curatela sembra onestamente più votata all’archeologia del glamour che a fornire un apparato storico-critico significativo. Ma vale lo stesso la pena di vedere la mostra.

 

tarek atoui

 

TAREK ATOUI - HOLD

TATE MODERN – TURBINE HALL

Bankside

Londra SE1 9TG

 

THE 90s: ART AND FASHION

TATE BRITAIN

Pimlico Millbank

Londra SW1P 4RG

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