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QUESTO CALCIO E’ UN VAR WEST! DOVEVA ESSERE UN AIUTO TECNOLOGICO E INVECE IL VAR È DIVENTATO UN CENTRO DI POTERE COME DIMOSTRA L’INCHIESTA ARBITROPOLI TRA LE "BUSSATE" E LE MOSSE DA "GIOCA JOUER" DI ROCCHI - OGNI DECISIONE PRESA IN CAMPO OPPURE DIETRO IL MONITOR INCIDE NON SOLO SULL’ESITO DI UNA PARTITA, MA SULLA VALUTAZIONE DI UN FISCHIETTO, DELLA SUA BUSTA PAGA E QUINDI DELLA CARRIERA. LIMITANDOCI AI COMPENSI PER CHI DIRIGE UNA GARA AL VAR, IN A SI INCASSA 1700 EURO A PARTITA, IN B 800 – LA POLEMICA DI CAPELLO: “MI CHIEDO COME SIA POSSIBILE CHE NELLA FOLLA DI PERSONE A LISSONE, NON CI POSSA ESSERE SPAZIO PER UN EX CALCIATORE”

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Monica Colombo per il “Corriere della Sera” - Estratti

 

Da alba di una nuova era a tramonto di ogni illusione il passo è breve.  Sono trascorsi quasi nove anni dall’introduzione della Video Assistant Referees, nata con l’obiettivo di rappresentare un laboratorio tecnologico al servizio degli arbitri per evitare errori chiari ed evidenti.

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Si è trasformata, però, nel teatro dell’inchiesta che sta facendo tremare il mondo del pallone: un tempo terra di mobilifici, Lissone è diventata la casa dei sospetti, e il Var un centro di potere, dietro a cui si cela un sistema arbitrale fragile, diviso in correnti, bisognoso di riforme radicali. L’ambientazione della nuova spy story, generata dalle accuse di arbitri dismessi (l’assistente Domenico Rocca), è in Brianza fra le vetrate di questa palazzina dove i pugni chiusi e le mani aperte sono un alfabeto per indirizzare l’andamento delle partite.

 

La Var è sorta come il fiore all’occhiello della Lega di A che attraverso l’ad Luigi De Siervo ne ha spesso rivendicato il ruolo pionieristico nell’adozione delle tecnologie. «Siamo stati i primi al mondo a introdurre la Goal Line Technology, la centralizzazione della Var e il fuorigioco semiautomatico». Eppure nelle otto Var Room dedicate ai direttori di gara della A e nelle quattro in cui sono sistemati i fischietti per le gare di B (all’International Broadcast Centre di Lissone esiste anche una stanza suppletiva per la supervisione), fra monitor e maxischermi, i veleni non mancano. Come l’inchiesta della Procura di Milano testimonia.

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Gli errori invece di diminuire davanti all’oggettività dei frame si sono moltiplicati e le lamentele dei club nelle ultime settimane hanno avuto terreno fertile davanti all’applicazione non omogenea del protocollo. «Serve una uniformità di giudizio nella interpretazione delle regole» ha ammonito il presidente della Lega Ezio Simonelli che ha annunciato un incontro con Rocchi, mai andato in scena.

Ufficialmente perché il calendario era saturo di impegni, in pratica, perché più di un club, con i nervi logori a causa di decisioni cervellotiche (le visioni sul famigerato step on foot, il pestone, si sono moltiplicate) ha concluso: «Che senso ha confrontarsi a stagione inoltrata?». Fra bussate, mosse da Gioca Jouer e gesti da morra cinese siamo arrivati alle indagini del pm Ascione.

 

ROCCHI SALA VAR

I costi Il sistema arbitrale costa in totale 66,5 milioni di euro l’anno, pagati dalla Figc. Le leghe coprono i costi delle figure Var per 2,8 milioni: la stragrande maggioranza, cioè 1,8 arriva dalla A che si occupa del mantenimento del centro di Lissone, l’attrezzatura tecnologica e i segnali delle partite. La federazione si limita a contribuire con 500 mila euro per l’affitto e una spesa una tantum da 1,5 milioni. Nelle giornate di campionato il centro si riempie: fra arbitri e dipendenti, ci sono un’ottantina di persone. In ogni stanza Var entrano in quattro: l’arbitro Var, l’Avar (ovvero l’assistente) e due tecnici.

 

I compensi Ora che l’inchiesta della Procura di Milano ha sollevato il coperchio sul calcio avariato che si nasconde è facilmente comprensibile come ogni decisione presa in campo oppure dietro il monitor incida non solo sull’esito di una partita, ma sulla valutazione di un fischietto, della sua busta paga e quindi della carriera. Limitandoci ai compensi per chi dirige una gara al Var, in A si incassa 1700 euro a partita, in B 800.

 

il video di daniele paterna nella sala var di lissone al centro dell'inchiesta su gianluca rocchi 1

L’Avar percepisce 800 per una sfida di A, 400 in B. Il compenso fisso annuale lordo per uno specialista al Var oscilla fra gli 8000 e i 30 mila euro, a seconda dell’anzianità di servizio e dallo status dell’arbitro. In pratica i fischietti camminano su un filo sottilissimo dovendo mantenere l’equilibrio fra ansia da prestazione, timore di stroncature e adeguate retribuzioni. In questo solco si sono incuneati i malcontenti che hanno dato il via all’inchiesta.

 

Gli ex calciatori Fabio Capello di recente ne ha auspicato l’utilizzo. «Mi chiedo come sia possibile che nella folla di persone a Lissone, non ci possa essere spazio per un ex calciatore. Serve una figura che tecnicamente possa analizzare il frame e dire se è simulazione oppure fallo…».

DANIELE PATERNArocchi sala varGIANLUCA ROCCHI