LA VENEZIA DEI GIUSTI – SE VI LAMENTATE PER LE 3 ORE E 40 MINUTI DI “DAU” DI LYA KHRZHANOVSKY, PENSATE SOLO CHE IL REGISTA RUSSO AVEVA GIRATO 700 ORE DI PELLICOLA IN 35 MM, CHE AVEVANO GIÀ SVILUPPATO 14 FILM – PIÙ CHE UN FILM, È UN VERO E PROPRIO PROGETTO. CHE PARTE DALLA VITA E DALLA LOTTA CONTRO IL POTERE SOVIETICO DEL FISICO PREMIO NOBEL LEV LANDAU, CHE TRA IL 1928 E IL 1968 CERCÒ DI MANTENERE LA PROPRIA INTEGRITÀ MORALE MA POI FINI’ PER CEDERE L’ANIMA ALLA FABBRICAZIONE DI BOMBE E ARMI NUCLEARI - VISTO IN QUESTA VERSIONE, ALLA FINE NON SODDISFA TOTALMENTE NÉ I DESIDERI ARTISTICI NÉ QUELLI SAGGISTICI NÉ LA PREDICA MORALE CHE VORREBBE FARCI IL REGISTA...

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

Marco Giusti per Dagospia

 

dau 3

Se vi lamentate per le 3 ore e 40 minuti di “Dau” di lya Khrzhanovsky, da mettere insieme alle altre 4 ore di “Musk” di Alex Gubney e alle 7 ore di “Joie de vivre” di Luca Guadagnino, pensate solo che il regista russo aveva girato qualcosa come 700 ore di pellicola in 35 mm. 700 ore che avevano già sviluppato 14 film presentati in vario modo, soprattutto come installazione artistica.

 

Perché più che un film, anche se a Venezia è presentato come film in concorso che chiude una ricerca andata avanti vent’anni, tra riprese, montaggi diversi e montaggio conclusivo, è un vero e proprio progetto.

 

Che parte dalla vita e dalla lotta contro il potere sovietico di un celebre fisico, il premio Nobel Lev Landau, soprannominato appunto “Dau”, interpretato dal buffo Teodor Currentzis, che tra il 1928 e il 1968 cercò di mantenere la propria integrità morale e poi, massacrato dalla polizia, dal vuoto che gli fecero attorno eliminando o rendendo innocui tutti i suoi colleghi, finirà per cedere l’anima alla fabbricazione di bombe e armi nucleari.

dau 4

 

Se nella prima parte del film assistiamo a qualcosa di più sperimentale, con grandi macchine artistiche che mischiano ambientazioni reali e teatrali, dove Dau si muove come un personaggio da cinema muto, col suo fisico allampanato, i capelli sul naso e una passione sfrenata per le ragazze, nella seconda il film si fa più narrativo e tradizionale, con lo scivolamento di Dau nel disastro morale, nel sesso con chi capita, con un rapporto sempre più sadico e conflittuale con la moglie, che tradisce con assoluta noncuranza.

 

dau 2

Nella lunga scena con Maria, la sua anima gemella, una ragazza greca come lui, capiamo il desiderio di una ricerca d’amore. Nella scena con un fisico internazionale assistiamo a una lezione di morale. Il problema per Dau e per tutti i suoi colleghi rimane quello morale. Un po’ alla “Oppnheimer”.

 

Cedere al potere politico e inventarsi bombe e armi atomiche non è la pura ricerca che li aveva mossi da giovani. Visto in questa versione, “Dau” alla fine non soddisfa totalmente né i desideri artistici né quelli saggistici né la predica morale che vorrebbe farci Ilya Khrzhanovsky.

dau 1

 

Pagine di grande spettacolo, quasi oniriche, montaggi rapidissimi che rimandano a scene inedite si alternano a situazioni più banali che puntano più al racconto, alla narrazione. Non so se sia esattamente un film, certo “Dau” è un’opera complessa e elefantiaca difficile da trattare che, come “Musk” seguita a parlarci di potere e di etica in anni che non sembrano così diversi rispetto a quelli che portarono alla guerra e alla dittatura.