riva zoff

UNA VOLTA C’ERANO GIGI RIVA E ZOFF, ADESSO C’E UN BRANCO DI PIPPE CHE CHIEDE IL PREMIO PARTITA PER BATTERE LA BOSNIA – DOPO LA DISFATTA DELLA NAZIONALE, CAZZULLO RICORDA “LA PROFEZIA” DI ROMBO DI TUONO CHE DAVANTI DISSE: “ABBIAMO UN PROBLEMA, I RAGAZZI NON GIOCANO PIU’ A PALLONE. CASSANO E BALOTELLI? SONO BRAVI RAGAZZI, MA VANNO AIUTATI” – “RIVA ERA RIMASTO ORFANO DA BAMBINO, ZOFF SI ALLENAVA A PARARE LE PRUGNE CHE GLI TIRAVANO I FAMILIARI, TUTTI CONTADINI. È POPULISMO FARE UN CONFRONTO CON I CALCIATORI DI OGGI, TATUAGGI E MILIONI, AUTO SPORTIVE E FIDANZATE INFLUENCER?”

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https://m.dagospia.com/sport/essere-delle-pippe-questi-degli-avidi-vergogna-gli-azzurri-volevano-pure-469882

 

Aldo Cazzullo per corriere.it - Estratti

 

La prima notte in cui si rividero i tricolori per strada fu nel fatidico Sessantotto. Al tempo i tricolori erano considerati un simbolo di parte, quasi di estrema destra. Invece quel 10 giugno sventolavano per festeggiare una grande vittoria, che mancava alla Nazionale da trent’anni.

gigi riva

 

Nel 1934 avevamo vinto il Mondiale in casa, nel 1938 in Francia; allora la bandiera aveva ancora lo stemma sabaudo e gli inni erano due, la Marcia Reale e Giovinezza.

 

Quella notte del 1968 l’Italia batté la Jugoslavia, gol di Riva e Anastasi, e divenne campione d’Europa. Assediato in albergo, Gigi Riva si affacciò a salutare la folla, e si fumò una sigaretta in canottiera al balcone, in compagnia del portiere, un uomo serio e riservato come lui, Dino Zoff. Riva era rimasto orfano da bambino. Il padre aveva fatto tre guerre: il Piave, l’Etiopia, la seconda guerra mondiale.

 

Pure la madre era morta giovane, e quella tristezza al limite della depressione Riva se la sarebbe portata dietro per tutta la vita. Anche Dino da giovane giocava in canottiera, su cui la nonna aveva ricamato il numero 1 — non c’erano soldi per comprare una vera maglia da portiere —, e si allenava a parare le prugne che gli tiravano i familiari, tutti contadini.

dino zoff premio de sanctis

 

È populismo fare un confronto con i calciatori di oggi, tatuaggi e milioni, auto sportive e fidanzate influencer?

 

(…) Il bello è che i Mondiali in tv funzionano anche senza l’Italia. Sono state edizioni bellissime, in Russia e in Qatar, al netto del putinismo e dell’affarismo islamico, segnate da Mbappé e Messi. Ma noi non c’eravamo. E non ci saremo in un Mondiale che si annuncia interessantissimo sul piano sportivo — l’ultimo di Messi, Ronaldo, Modric... — e anche sul piano politico e culturale: si gioca negli Usa e in Paesi che Trump vorrebbe annettersi — il Canada — o dove vorrebbe fare un golpe per deporre la presidenta, il Messico.

 

pertini partita a scopone sull aereo con bearzot zoff causio

Ecco il punto: la cultura sportiva. Che non vuol dire prendere lauree o leggere libri. Vuol dire tenere orecchie e occhi aperti sul mondo, essere curiosi degli altri, avere quel po’ di umiltà che aiuta a imparare e a crescere.

 

Ricordo Gigi Riva negli spogliatoi veder passare Balotelli, Cassano e altri calciatori e uomini molto diversi da lui. Diceva: «Sono bravi ragazzi, ma vanno aiutati. Non giudicateli dai tatuaggi, è un fatto generazionale, si usa così. Possiamo fare ancora bene in futuro, ma abbiamo un problema».

 

Quale, Gigi? «I ragazzini non giocano più a pallone». Se è per questo, nemmeno guardano più le partite. Preferiscono la playstation e gli highlights. Eppure «ogni volta che un bambino prende a calci una palla per strada, ricomincia la storia del calcio». Questo non lo diceva un italiano ma un argentino, non Riva ma Borges; il concetto però è lo stesso.

IL BACIO DI DINO ZOFF A ENZO BEARZOTgigi riva con i figli nicola e mauro 2il tavolo di gigi riva al ristorante di cagliari gigi rivadino zoff