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    “APRI LA PORTA A UN GUERRIERO DI CARTA IGIENICA? IL TESTO DI “TI AMO” NON HA NÉ CAPO NÉ CODA MA LA CANZONE E’ FORTE. PIU’ DI 'GLORIA'…” – UMBERTO TOZZI: “VENGO DALLA SCUOLA INGLESE, DAI BEATLES IN POI. HO SEMPRE ANTEPOSTO IL SUONO AL CONTENUTO" – VI RACCONTO COME "GLORIA" E’ DIVENTATA UNA HIT GLOBALE – IL CONCERTO IN STREAMING IL 10 APRILE A SOSTEGNO DEI LAVORATORI DELLO SPETTACOLO – VIDEO


     
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    Piero Negri per “la Stampa”

     

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    Umberto Tozzi (Torino, 4 marzo 1952) dal vivo, in un concerto acustico in streaming il 10 aprile in diretta dallo Sporting Monte Carlo. Biglietti su umbertotozzi.com, incasso ai suoi tecnici e musicisti, come parziale risarcimento per l'inattività da Covid.

     

    Tozzi, è un nuovo modo di proporre la sua musica?

    «Assolutamente no. In questo periodo mi hanno chiesto un miliardo di volte di suonare da casa, ma non me la sono sentita. In realtà sogno di suonare per 200 persone in un club».

     

    È vero che non ha mai fatto un concerto acustico prima ?

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    «Mai. Con me avrò un percussionista, Daniele Leucci, la violinista e corista Elisa Semprini e Yanez, Gianni Vancini, sassofonista. Mi muoverò tra pianoforte e chitarra, sto ripassando le canzoni e devo dire che sono contento. Ci saranno canzoni come Fermati allo stop, Gabbie, Il fiume dentro il mare, che non ho mai fatto prima dal vivo. Si prestano molto».

     

    Come vive la pandemia?

    «Male. Abbiamo dovuto interrompere il tour con Raf, che stava andando benissimo. Poi nel 2021 avevo in progetto un tour mondiale, Sudamerica, America, Europa fino a Finlandia e Norvegia... Ora siamo molto spaventati. Onestamente credo che i grandi concerti a cui eravamo abituati non torneranno finchè non avremo la fiducia di poterci riavvicinare e riabbracciare».

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    Per questo parlava di club da 200 posti?

    «Forse chi come me fa da sempre il musicista avrà un vantaggio. Potremo lavorare in maniera più semplice. A me bastano un occhio di bue e quattro amplificatori Vox AC30, il piacere di suonare non è legato a quante gente c'è».

     

    Che rapporto ha con i suoi vecchi e grandi successi?

    «Se ha visto Sanremo, li vivo così, divertendomi. Ogni volta mi rendo conto di aver fatto cose forti, con grandi potenzialità, tanto groove, che non dimostrano la loro età».

     

    Ti amo, Tu, Gloria hanno più di 40 anni. Non è incredibile?

    «Sono stato molto fortunato, ho avuto un'internazionalità che da italiano è difficilissimo avere. Se le dicessi come Gloria è diventato un successo mondiale».

     

    Come è andata?

    «Dopo Ti amo e Tu volevo cambiare, cercavo qualcosa di nuovo. Elio Gariboldi mi fece incontrare Greg Mathieson, un giovane tastierista che aveva lavorato con Giorgio Moroder. Lavorammo insieme a Monaco negli Union Studios dove andavano i Queen, poi lui tornò in America.

     

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    Un anno e mezzo dopo, viene coinvolto nel primo album di Laura Branigan. Manca un pezzo per finire l'album e lui si ricorda di Gloria. Gli danno l'ok, Laura la canta, la infilano nell'album come riempitivo, poi l'Atlantic manda il disco alle radio, i dj di New York la notano e cominciano a suonarla. Ecco perché dico: rifarlo è impossibile».

     

    Con Gloria è finito pure ai Grammy.

    «Ecco, questo l'ha detto Amadeus a Sanremo, ma io sinceramente non me lo ricordavo. Mi ricordo il Golden Globe, poi naturalmente Gloria nella colonna sonora di The Wolf of Wall Street, la mia versione, non la cover di Laura Branigan, e Ti amo nella Casa di carta».

     

    Ha scritto pezzi nuovi?

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    «Moltissimi, anche se non voglio far uscire nulla finché non stiamo tutti bene, sereni e con il lavoro. Tanta roba che mi piace. Molto tozziana. Penso di essere tornato alla creatività tozziana dei primi tempi. Gloria o Ti amo non si ripetono, come non si rifà Satisfaction e neanche McCartney ce la fa a rifare Yesterday. Però scrivo come in quel periodo d'oro».

     

    Perché? Se l'è chiesto?

    «Mi sono detto: lavora con spontaneità, senza cercare a tutti costi qualcosa di diverso, come hai fatto in certi momenti. Cerca di emozionarti, nel genere che in fondo hai inventato tu».

     

    Come visse quel periodo d'oro? Si sentiva sotto pressione o era un momento magico? «Fu un momento magico, sì. Però Donna amante mia, il mio primo album, non fu un successo, se non avessi fatto Ti amo sarebbe stata molto dura per me. Pensi che Alfredo Cerruti, che pure fu un grande direttore artistico, avrebbe voluto che il singolo fosse Se tu mi aiuterai. Ho dovuto lottare con lui e con Giancarlo Bigazzi. Ero troppo convinto di Ti amo».

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    Perché?

    «Ti amo ha una personalità pazzesca, è più canzone, è pop. Più di Gloria. È come quando senti Every Breath You Take dei Police: sì, Walking on the Moon è un gran pezzo, ma Every Breath You Take è un'altra categoria, è più forte».

     

    Non si smette di discutere sul significato del testo.

    «Il testo non ha né capo né coda, sono tutti flash, immagini. Da Ti amo in poi ho sempre lavorato sul suono delle parole, sulla metrica. È la metrica l'aspetto più originale del mio repertorio. Vengo dalla scuola inglese, dai Beatles in poi, su musiche come quelle di Gloria, Ti amo, Tu, Stella stai, la parola italiana è molto difficile da mettere. E io ho sempre anteposto il suono al contenuto».

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