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DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “FINAL FANTASY RESONANCE” È IL PRIMO EPISODIO IN 2D-HD DELLA CELEBERRIMA SERIE, UN RITORNO AL PASSATO CHE ALIMENTA NOSTALGIE MA RISULTA AVVENIRISTICO E SPETTACOLARE, NELLA SUA MISCELA DI “ANTICHI” PIXEL E VIRTUOSISMI ANIMATI IN COMPUTER GRAPHIC. EPICA, TRAGEDIA, COLPI DI SCENA, STRATEGIA E BELLEZZA IN UN’AVVENTURA INDIMENTICABILE CHE È GIÀ UN CLASSICO DAL SUCCESSO MILIONARIO - VIDEO
Federico Ercole per Dagospia
Final Fantasy Resonance parrebbe un gioco che compendia e conserva il passato delle “fantasie finali” e in parte lo è, lo si gioca quindi anche con un sentimento malinconico e al contempo compiaciuto di squisito ritorno alle origini.
Ma nella bellezza ibrida e definitiva del suo 2D-HD, Final Fantasy Resonance non si limita a conservare o a ricordare i fasti di un passato glorioso e antico, perché li rilancia per un futuro prossimo diventando uno degli episodi più ispirati dell’antica serie di Square(Enix) oltre che uno dei migliori videogame di un anno “giocoso” finora quasi straordinario, malgrado la crisi, un sublime ma irreversibile crepuscolo degli dei, forse.
Ciò che è avveniristico di Resonance, esemplare di una serie comunque milionaria, è tentare di confutare l’idea che il videogioco mainstream debba necessariamente rincorrere la tecnologia, che il suo valore risieda in un sempre più faticoso e insostenibile miglioramento grafico verso il fotorealismo assoluto.
Sono anni che spopolano le estetiche retrò, ma la fama mondiale di Final Fantasy rende l’arte “vecchia” di Resonance più drastica nel ribadire che il videogioco, anche quello più commerciale, non deve solo puntare al vero ma soprattutto allo stile, a un’idea di rappresentazione della realtà invece che alla sua fotografia.
Senza nulla togliere a videogiochi dal notevole fulgore realistico, il mondo di Final Fantasy Resonance risulta più vivo di tanti universi dall’immagine verista, perché la sua estetica è coerente con un racconto favoloso e soprattutto con le modalità di gioco proposte, realizzando così una vera e propria “weltanshauung”.
CRISTALLI TRA I MONDI
L’inizio di Final Fantasy Resonance è clamoroso, non si è mai visto qualcosa di così spettacolare anche nei più riusciti giochi in 2D-HD da Octopath Traveler in poi. Questo perché i pixel “di una volta” sono miscelati con animazioni in computer graphic lanciando un impressionante stile chimerico dell’immagine.
Si vede una guerra apocalittica e una maga evocare il dragone leggendario Bahamuth, fino a una resa dei conti tragica. Poi si cambiano mondi e tempo, e ci si ritrova in una dimensione fantasy-cavalleresca che sembra consueta, introducendo personaggi che possono apparire superficiali e triti solo per pochi minuti, rivelandosi poi assai profondi.
Ci sono il nobile Rain dall’animo puro, il suo compagno d’armi Lasswel, la sorprendente Fina e la sua “metà oscura”, la sognante meccanica Lid, il ribelle e donnaiolo Jake, lo stratega e mistico Nichol, la misteriosa fanciulla antica Sakura. Ognuno di loro ha il suo carisma, la sua storia, non risultando mai banale, anzi, dopo una ventina di ore cominciano colpi di scena e drammi che troveranno l’apice introspettivo e narrativo nell’eccezionale finale.
Ogni città, villaggio, foresta, montagna e “dungeon” possiede una sua ammirevole peculiarità, così da alimentare il desiderio di esplorare tutto, anche perché si trovano davvero utili tesori.
I combattimenti a turni contro un ricchissimo bestiario di nemici richiedono riflessioni strategiche e sono raramente meccanici, spesso ostici ma appaganti e meravigliano per gli effetti speciali delle magie e delle pirotecniche arti marziali speciali distintive dei protagonisti.
Alcuni combattimenti contro i boss, soprattutto quelli opzionali perché ce ne sono di micidiali, possono durare anche parecchi minuti.
VISIONI
La peculiarità del sistema di combattimento di Final Fantasy Resonance (va ricordato che è l’adattamento e variazione quasi totale di un gioco per smartphone, come Octopath Traveler 0) è quella che i protagonisti sono supportati da “visioni” di personaggi estrapolati da sedici “fantasie finali”, tutte quelle uscite finora.
In peculiari templi si trovano, durante la progressione del gioco, personaggi indimenticabili come Cloud del VII, Terra del VI, Tidus del X, Lightning del XIII, Noctis del XV… Ci sarà persino il cattivissimo Sephiroth. Quando li si trova si assiste a un riassunto interattivo per immagini del Final Fantasy di riferimento, momenti che sono davvero un motore di nostalgia e celebrazione. Ogni Visione ha inoltre la sua magnifica animazione in computer graphic durante i combattimenti, micro capolavori di “cinema” numerico.
Le visioni sono comunque fondamentali per il miglioramento dei protagonisti e per la tattica dei combattimenti, poiché possiedono potenziamenti assimilabili e abilità da usare strategicamente quando li si associa a un determinato protagonista. Anche le Visioni salgono di livello e ce ne sono anche di originali, inventate solo per Resonance.
La colonna sonora, come tutto il gioco, unisce classico e nuovo contrappuntando brani ancestrali di Nobuo Uematsu a musiche originali, risultando sempre gradevole e spesso esaltante.
Insomma per gli appassionati di Final Fantasy o per coloro che hanno scoperto i giochi di ruolo giapponesi a turni con il francese Expedition 33, questo Resonance per Switch 2, PS5, XBox e PC è imperdibile ma, attenzione, non è sottotitolato in italiano. Strano per una serie celeberrima.
Comunque chi è cresciuto con i Final Fantasy è abituato a giocarli con i sub in inglese, anzi con questi magari ha persino imparato la lingua con un vocabolario vicino, perché sono stati tradotti in italiano e con esiti talvolta discutibili, solo dall’ottavo in poi.
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