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DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - “MINA THE HOLLOWER” E’ IL MIGLIORE GIOCO DELL’ANNO SECONDO METACRITIC - SOLO 8 BIT PER DIPINGERE UN’ISOLA LABIRINTICA E OSCURA PIENA DI MISTERI, ESISTENZE E PERICOLI IN UNA MISCELA IMPREVEDIBILE E MUTANTE TRA DARK SOULS E LEGEND OF ZELDA - UN GIOCO APPAGANTE CHE STIMOLA LA MEMORIA, L’ACUME E L’ISTINTO DEL GIOCATORE, QUI COME TOPO IN UN FANTASIOSO LABIRINTO DI TOLMAN… - VIDEO

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Federico Ercole per Dagospia

 

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Tornare a smarrirsi in un videogame, il giocatore come topo nel labirinto di Edward Tolman. Senza indicatori, frecce, mappe dettagliate. Trovare l’uscita tramite lo sguardo, il pensiero e l’istinto; poi l’ambito e necessario premio. Succede questo in Mina The Hollower e non solo perché in effetti la protagonista è un topo bianco, ma per la qualità dedalica dell’Isola Tenebrosa dove è ambientato il gioco, la cui complessità di navigazione si scioglie con l’improvvisazione e la memoria.

 

Trovare la strada è l’attività più esaltante di questa nuova opera degli autori di Shovel Knight, rivelare i suoi mille spazi imprevisti oltre quelli necessari per proseguire nella storia principale.  Così Mina The Hollower è soprattutto un gioco sulla scoperta e sull’illuminazione, sebbene vi si combatta, si salti, ci si immerga nella sua terra scavando brevi cunicoli.

 

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 È quindi bellissimo -malgrado non ci si debba fidare troppo degli aggregatori di voti tipo Metacritic perché spesso ingannevoli- che questo videogame indipendente realizzato nel corso di anni da uno studio a rischio di chiusura, sia il titolo con la media di voti più alta dell’anno, almeno finora. Inoltre si tratta di un gioco che si esprime attraverso una stupefacente pixel art in 8 bit, che può risultare insufficiente e vecchia solo per le tante vittime delle lusinghe di grafiche iper realiste che rischiano inattualità e obsolescenza, considerati i costi iperbolici che comportano per l’industria in crisi.

 

Opere come Mina The Hollower dimostrano che i videogiochi non necessitano di verismo della rappresentazione, così come la pittura, e siano sufficienti quindi rari bit per alimentare la meraviglia.

 

I FARI SPENTI

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Mina, topina bianca in un mondo di animali antropomorfi dove ci sono tuttavia anche esseri umani in una parità tra specie bestiali, è un’inventrice geniale convocata su un’isola buia dove i fari generatori di scintille illuminanti ed energizzanti da lei inventati si sono spenti. Mina dovrà riaccenderli e scoprire le cause del malfunzionamento. Un pretesto elementare che avrà infine esiti narrativi inaspettati.

 

Mina sa comunque combattere e lo si fa per tutto il gioco contro creature impazzite nella tradizione del “soulslike” al quale il gioco si ispira ma non solo, risultando una curiosa miscela di altre opere, come le antiche Leggende di Zelda soprattutto o addirittura Resident Evil 3, in una memorabile sequenza di fuga da un boss che ricorda quella da Nemesis.

 

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Le sezioni di “platform” sono numerose e talvolta molto complesse, soprattutto nelle micidiali fasi finali. Ma non si tema la frustrazione, ci sono innumerevoli opzioni di semplificazione sia per gli scontri che per i salti, affinché ci si possa godere solo la complessità dell’esplorazione, la macabra narrazione e la qualità del disegno. Lo sconsiglio però, perché con l’applicazione si può andare oltre ogni difficoltà; come nelle opere migliori è l’attività del giocare che insegna a giocare senza l’intrusione didascalica del tutorial, ma tramite i tentativi e l’immaginazione.

 

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Musica e suoni risultano ancestrali eppure avveniristici, con epici pigolii elettronici, ritmiche meccaniche distese o frenetiche che edificano trame musicali pseudo sinfoniche o cameristiche, metallare o tecno, tra introspezione e illustrazione sonora. Da giocare con degli auricolari, assolutamente.

 

PASSATO E FUTURO

L’elemento giocoso che differenzia e rende unico il flusso ludico di Mina The Hollower è proprio la sua capacità di affondare nel terreno e riemergervi poco distante, sfruttando questa abilità sia per gli spostamenti acrobatici che per i combattimenti. Anche l’estetica ha una sua unicità, malgrado la visuale isometrica dall’alto rimandi a tanti vecchi giochi.

 

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C’è una singolarità tetra che distingue l’immagine, un macabro peculiare, forse dovuto alla sua commistione con una evidente vitalità, perché ci sono diversi borghi affollati, pieni di abitanti verbosi. Non c’è dunque, in tanta oscurità, un sentimento di disperata solitudine ma di una comunità afflitta e resistente che si riflette anche nella “stimmung” dei panorami: spiagge di ossa sgretolate, boschi novembrini, monti nevosi e ghiacciati, caverne misteriose.

 

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Mina The Hollower c’è su Switch 1 e 2, PlayStation, XBox, Windows, MacOS e persino Linux, costa appena diciannove euro e offre decine di ore di avventura, risultando imperdibile non solo per la sua arte e la sua nera grazia giocosa. E per fortuna quest’opera che avrebbe potuto essere il canto del cigno di Yacht Club Games l’ha invece salvata dal tracollo finanziario, vendendo ad oggi 500.000 copie dal lancio. Un raggio di sole tra le nubi nere del videogioco occidentale.

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