DAGOGAMES BY FEDERICO ERCOLE - TOSHIRO MIFUNE, IL LEGGENDARIO ATTORE DE “I SETTE SAMURAI” E DI TANTI ALTRI CAPOLAVORI DI AKIRA KUROSAWA E NON SOLO, È IL PROTAGONISTA DIGITALIZZATO DA ANTICHE PELLICOLE DI “ONIMUSHA WAY OF THE SWORD”, DAI PRODUTTORI DI “RESIDENT EVIL” E “MOSTER HUNTER”. UNA LUNGA EPOPEA DI KATANA E DEMONI IN UNA KYOTO OSCURA E MERAVIGLIOSA, TRA VIOLENZA, HORROR E COMBATTIMENTI MEMORABILI. IL GIOCO DELL’ANNO, FINORA… - VIDEO

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Federico Ercole per Dagospia

 

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Talvolta, quando posso perché in giro per Kyoto non ci sono demoni, mi fermo per le sue strade devastate. Non muovo la telecamera e il piano resta fisso su di “me”. Sono Toshiro Mifune! Non avrei mai pensato di esserlo, in un videogioco, l’immenso attore di tanti capolavori di Akira Kurosawa da L’Angelo Ubriaco a Rashomon, da L’Idiota ai Sette Samurai, da Trono di Sangue a Barbarossa…

 

Capcom è riuscita ad avere i diritti per la sua immagine e l’ha usata per il suo nuovo episodio di Onimusha a venti anni dall’ultimo, il sottovalutato, come quasi tutte le cose più riuscite, Dawn of Dreams. Non amo l’idea delle versioni digitalizzate di grandi attori utilizzate per un cinema a essi postumo, ma in un videogioco è diverso perché tutto è digitale e l’artificio si annulla, come utilizzarle disegnate in un cartone animato.

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Così mi fermo e osservo Toshiro Mifune, sotto il cielo sempre plumbeo e minaccioso, al vento, sotto la pioggia e ritrovo le sue espressioni così peculiari, i suoi gesti estrapolati con arte da tanti film e l’immagine stessa, i panorami alterati in maniera pittorica e romantica da clima e fenomeni atmosferici, sono kurosawiani.

 

Essere Toshiro Mifune è bellissimo come è bellissimo Onimusha Way of The Sword uscito per Nintendo Switch 2, PlayStation 5, XBox e PC. Storia di samurai e mostri tra epica e horror, talvolta buffa ma per lo più straziante e violentissima. Il mio personale gioco dell’anno, finora.

 

MUSASHI MIYAMOTO

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Non è la prima volta che Toshiro Mifune “interpreta” il leggendario samurai Musashi, lo fece già nel film omonimo del 1954 di Hiroshi Inagaki. Ma nel videogioco di una inarrestabile Capcom del 2026 (dopo i fasti di Resident Evil Requiem, Monster Hunter Stories 3 e Pragmata) ci si trova nei reami del favoloso e dell’horror. Tornato dalla morte con un guanto demoniaco, Musashi combatterà le orde di demoni detti “gemna” che stanno riducendo Kyoto in un regno del terrore.

 

Comincia così una lunga e tetra avventura che può durare oltre le quaranta ore, difficile e impegnativa sebbene ci siano opzioni per diminuirne la difficoltà, un’epopea contro nemici terrificanti e spietati che verte sull’esplorazione, la scoperta e il combattimento, con una trama principale e tanti altri racconti che appassionano e sconvolgono con la loro crudezza, commuovono con il loro pathos, deliziano con siparietti di tenerezza e quasi comicità.

 

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I personaggi sono scritti assai bene, sia i carismatici compagni di Musashi che i terrificanti e davvero odiosi antagonisti. Interrompendo la storia principale si può vagare con una relativa libertà, intraprendendo missioni secondarie solo talvolta ripetitive nella forma, ma fondamentali per raccogliere i materiali fisici e metafisici per potenziare Musashi e inoltre rivelatrici di innumerevoli racconti, come quelle che consistono nella ricerca dei buffi cagnolini magici di una scrittrice fantasma, ognuno dei quali sblocca i sintetici ma esemplari capitoli di un libro.

 

Avremo a che fare con demoni “monaci” che curano chi ha dolori al ginocchio o chi non ama il proprio viso amputandogli la gamba e accecando alimentando una folle riconoscenza nelle loro vittime, con altri che rapiscono le persone e catturano gli animali per farli a pezzi e utilizzarli al fine mostruoso di assemblare orripilanti chimere, con quelli che fanno vino e cibo per orge scellerate con il sangue e la carne dei defunti.

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Tuttavia il cuore ludico di Onimusha Way of The Sword è proprio il combattimento, un sistema calibrato in maniera esemplare, che continua a sublimarsi nel corso delle ore, risultando sempre più coinvolgente.

 

L’ARTE DELLA KATANA

Sono innumerevoli le possibilità offensive e difensive del nuovo Onimusha, assai più sofisticate e appaganti di quelle dei classici della serie, non solo per una questione di antichità, perché i primi quattro capitoli per PlayStation 2 sono contemporanei di Devil May Cry, già allora dal combattimento spettacolare.

 

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Si usa la Katana con velocità ma sono assai importanti i diversi tipi di parata e la schivata, il contrasto preciso con le lame. Se si esegue correttamente ogni mossa difensiva si producono reazioni offensive devastanti, dalle splendide coreografie marziali. Ci sono inoltre diversi tipi di magie e l’inevitabile trasfigurazione di Musashi in una forma demoniaca (epicissimo il momento della sua acquisizione).

 

Combattendo è necessario assorbire le anime diverse dei nemici uccisi, per rendere più potente il protagonista, curarlo o riempire le barre utili per dare il via alle super mosse. Non è facile all’inizio perché richiede tempo e immobilità durante gli inarrestabili attacchi nemici, ma potenziando il “guanto-oni” si potrà fare infine fare anche menando fendenti. Musashi possiede inoltre un arco magico utile per attaccare a distanza e per risolvere elementari ma curiosi enigmi ambientali.

 

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Onimusha Way of The Sword è un gioco inaspettato in questa sua forma che si è rivelata così estesa e complessa, un’avventura magnifica che è al contempo uno straordinario omaggio a uno degli attori più grandi della storia del cinema.

 

In una fine estate/autunno/inverno che si preannunciano straripanti di titoli probabilmente affascinanti fino all’esplosione nucleare novembrina di Grand Theft Auto VI (ma ci sarà anche l’ancora misterioso remake di Legend of Zelda Ocarina of Time da tenere in considerazione), non sottovalutate e dimenticate il nuovo Onimusha.

 

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E giocatelo piano, esploratelo tutto, leggete e vivete ogni sua storia, fermatevi, ascoltate, guardate. Perché giocarlo di fretta, come fosse un altro gioco, magari qualcosa di più simile a quelli del passato, porterà a una inevitabile incomprensione che questo meraviglioso videogioco non merita affatto.

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