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    BRUTTE NOTIZIE PER MACRON - VINCENT BOLLORÉ SI PAPPA IL GRUPPO FRANCESE LAGARDÈRE, ATTIVO NEI MEDIA E NEL RETAIL DEGLI AEROPORTI (NEGOZI RELAY), OLTRE CHE NELL'EDITORIA (NE FA PARTE HACHETTE, NUMERO TRE MONDIALE) - GIÀ IN POSSESSO DEL 27% DEL CAPITALE, VIVENDI (NELLE MANI DI BOLLORÉ) ACQUISTERÀ IL 18% DI LAGARDÈRE DETENUTO DA AMBER CAPITAL, ARRIVANDO COSÌ AL 45%, PER POI LANCIARE UN'OPA (CON I RISCHI DI UN INTERVENTO ANTITRUST) - ORA IL FINANZIERE BRETONE PUO' DEDICARSI AL DOSSIER TELECOM...


     
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    Leonardo Martinelli per "la Stampa"

     

    vincent bollore vincent bollore

    Vincent Bolloré l'ha spuntata ancora una volta, prendendo il controllo del gruppo francese Lagardère, attivo nei media e nel retail degli aeroporti (negozi Relay), oltre che nell'editoria (ne fa parte Hachette, numero tre mondiale). Già in possesso del 27% del capitale, Vivendi (nelle mani di Bolloré) acquisterà il 18% di Lagardère detenuto da Amber Capital, arrivando così al 45%, per poi lanciare un'Opa sul saldo del capitale disponibile. Ieri alla Borsa di Parigi l'azione Lagardère ha segnato un rialzo del 19%, a 23,2 euro. Ancora oggi Ceo del gruppo è Arnaud Lagardère, figlio del fondatore Jean-Louis.

     

    bernard arnault bernard arnault

    La famiglia, con una quota di minoranza (il 14%), riusciva fino a giugno a mantenere il controllo dell'impero grazie a uno status di accomandita. Ma già nella primavera 2020 Arnaud era entrato nel mirino di Amber, che ne contestava l'autorità. Bolloré comprò allora il 10%, dicendo che veniva in soccorso al Ceo. Ma poi aveva acquisito altri titoli, diventando primo azionista, ormai per niente amico di Lagardère. Che aveva chiamato in aiuto un altro miliardario, Bernard Arnault.

     

     

    Oggi il re del lusso (mediante la Financière Agache) detiene il 10%, ma, stufo delle esitazioni di Arnaud, ha deciso di vendere, in occasione della futura Opa, a Bolloré. Che dal gruppo riceve in dote media francesi come la radio Europe 1 e la rivista Paris Match, strumenti d'influenza preziosi per le presidenziali di aprile. Da utilizzare come? Bolloré si è spostato politicamente verso l'estrema destra e su posizioni anti Macron.-

     

    arnaud lagardere arnaud lagardere

    2 - LAGARDÈRE, VIVENDI ACQUISTA LA QUOTA DI AMBER E SALE AL 45% DELL’EDITRICE FRANCESE: ORA BOLLORÈ DOVRÀ LANCIARE L’OPA. CON IL RISCHIO ANTITRUST

    Fiorina Capozzi per https://www.ilfattoquotidiano.it

     

    Per anni Lagardère è stata promessa sposa di Rcs. E ora l’editrice francese è diventata preda di Vivendi, il gruppo che fa capo al finanziere bretone Vincent Bolloré: cioè l’amico/nemico di Silvio Berlusconi, nonché socio di Mediaset e di Telecom Italia. Il tutto con la benedizione del mercato, che mercoledì ha premiato il titolo Lagardère con un boom di acquisti (+19%).

     

    E non senza possibili risvolti anche sugli affari italiani dell’industriale bretone: a Parigi, infatti, c’è chi è pronto a scommettere che, dopo questa operazione e l’intesa raggiunta con Mediaset, Bollorè si concentrerà sulla riorganizzazione e sul futuro di Telecom. Il tutto mentre il patron di Rcs Urbano Cairo è alle prese con il rischio di pesanti ricadute sull’editrice per via della causa di risarcimento intentata dal fondo Blackstone a New York sull’affare della compravendita dell’immobile di via Solferino.

     

    vincent bollore vincent bollore

    Nonostante fosse chiaro che Vivendi ambisse al controllo di Lagardère, gli investitori non si aspettavano che alla fine Bolloré avrebbe acquistato il 18% nelle mani del fondo Amber Capital. Diversi esperti infatti ritenevano che il finanziere sarebbe riuscito a gestire la partecipata con una quota inferiore al 30% del capitale, evitando così una costosa offerta obbligatoria di acquisto.

     

    E, invece, la proposta è arrivata sul tavolo di Amber al prezzo di 24,10 euro per azione (il 23% in più rispetto alla chiusura di mercato di mercoledì per un investimento da oltre 600 milioni) nell’ambito di un’operazione che attribuisce all’editrice francese il valore di 3,3 miliardi di euro. Con questa mossa, Vivendi salirà al 45% del capitale di Lagardère e dovrà quindi obbligatoriamente lanciare l’offerta pubblica di acquisto (Opa).

     

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    Quanto allo schema dell’operazione, si ripete il classico modus operandi del finanziere bretone: che in più di un’occasione, in passato, si è presentato sul mercato come il cavaliere bianco pronto a dare una mano al socio di maggioranza in difficoltà. Ma poi si è trasformato nel nuovo padrone di casa: è accaduto in società come l’azienda cinematografica Pathè, il gruppo pubblicitario Havas, la stessa Vivendi. E come ha tentato di fare anche a Cologno Monzese.

     

    Il caso Lagardère non fa quindi eccezione. Con l’ambita preda che porta in dote dei piccoli gioielli come la casa editrice Hachette, il network radiofonico Europe 1, il giornale Paris Match e la rete distributiva Relay. In difficoltà da anni anche a causa della crisi dell’editoria, l’ereditiere Arnaud Lagardère è stato inizialmente messo alle strette dal fondo Amber, guidato da Joseph Oughourlian, che nel 2017 aveva cominciato ad investire nel titolo, ritenuto estremamente a buon mercato.

     

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    Il fondo attivista contestava in particolare la gestione del figlio del fondatore, che dettava le linee guida del gruppo grazie ad una piccola partecipazione custodita in un’accomandita. In questo contesto, Lagardère ha pensato bene di cercare un alleato per contrastare l’ingerenza del fondo. Riteneva di averlo trovato in Bolloré, ma si è dovuto rapidamente ricredere: Vivendi si è infatti schierata a fianco di Amber sottoscrivendo un accordo di prelazione per la quota (17,93%) in mano al fondo.

     

    Inutile il tentativo di Lagardère di chiamare in causa il numero uno del lusso, Bernard Arnault, proprietario del gruppo Lvmh: ad aprile scorso, il tandem Vivendi-Amber ha ottenuto un cambio di governance con la trasformazione dell’accomandita di famiglia in una società per azioni e la nascita di un nuovo consiglio con la rappresentanza di tutti i maggiori soci dell’editrice. In extremis lo stesso Arnault ha rinunciato alla difesa ad oltranza trasformando la sua quota nella cassaforte della famiglia Lagardère nel 10% della nuova società per azioni.

    impero Bollore impero Bollore

     

    Infine, mercoledì 15 settembre, il colpo di scena con Vivendi che ha annunciato di aver acquistato il 17,93% di Lagardère da Amber ed essere pronta al lancio dell’offerta pubblica di acquisto sull’editrice. L’intera operazione dovrebbe concludersi entro il 15 dicembre del prossimo anno in un contesto editoriale europeo di grande fermento per le operazioni di aggregazione.

     

    Come rileva la stampa francese, non saranno però pochi i nodi da sciogliere in tema di Antitrust. Con l’acquisizione di Lagardère, infatti, Vivendi si troverebbe proprietario sia della sua controllata Editis che di Hachette, i due colossi del settore dell’editoria e della distribuzione di libri in Francia. Come racconta il quotidiano Le Monde, sulla base delle stime dell’analista Françoise Benhamou, la quota di mercato complessiva in Francia di Hachette e di Editis è del 71% nei testi scolastici, del 63% nei dizionari e del 54% nei tascabili.

     

    Per questa ragione, secondo Les Echos, l’antitrust francese “molto probabilmente chiederà a Vivendi la cessione di asset in alcuni Paesi e in particolare in Francia”. Per soddisfare Bruxelles, Vivendi dovrà quindi “rimodellare sensibilmente il suo portafoglio nel settore delle case editrici: la casa editrice Hachette, Hatier, Dunod, éditions Didier o Larousse potrebbero essere vendute a meno che non passino di mano le case editrici detenute da Editis (Nathan, Le Robert o Bordas)”.

     

    Chissà che cosa ne pensa il ministro per la transizione tecnologica, Vittorio Colao, che anni addietro – quando era amministratore delegato di Rcs – aveva tentato di conquistare proprio Editis per trasformare via Solferino nella più grande casa editrice di libri del Vecchio continente. Operazione che però era sfumata per l’opposizione di parte del consiglio e che fece maturare la decisione del manager di lasciare la casa editrice italiana per ritornare in Vodafone dove gli venne affidata la guida dell’intero gruppo.

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