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    L'ULTIMO "GIAPPONESE" DEL NEGAZIONISMO - IL PRESIDENTE BRASILIANO BOLSONARO È L’UNICO CHE ANCORA NON SI RASSEGNA: “IL CORONAVIRUS? UNA NORMALE INFLUENZA” - DOPO LE SUE CAZZATE, I SOCIAL GLI BLOCCANO IL VIDEO: “LA DISINFORMAZIONE PUÒ PROVOCARE GRAVI DANNI ALLE PERSONE” - ISOLATO PERSINO DALL'AMICO TRUMP, BOLSONARO È STATO SOMMERSO DALLE CRITICHE PER AVER PASSEGGIATO TRA LA FOLLA E AVER SPINTO I BRASILIANI AL RITORNO AL LAVORO...


     
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    Rocco Cotroneo per il “Corriere della Sera”

     

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    Rimasto isolato persino dall' amico Donald Trump e da altri ex ostinati negazionisti come il messicano López Obrador, il presidente brasiliano Jair Bolsonaro insiste nella sua linea sulla pandemia, creando l' ennesimo caso internazionale e un impasse interno di rara complessità. «Meglio morire di coronavirus o di fame?», è l' ennesima provocazione lanciata ieri ai giornalisti che lo attendevano fuori dalla residenza ufficiale, e ai quali Bolsonaro ha dedicato la dose quotidiana di insulti.

     

    Negli ultimi giorni il leader di estrema destra è stato sommerso dalle critiche per aver passeggiato tra la folla alla periferia di Brasilia, e aver spinto per il ritorno al lavoro e alla normalità. Contro le indicazioni dello stesso ministro della Salute, la cui poltrona è in serio pericolo, e di quasi tutti i governatori e i sindaci che con le loro ordinanze hanno chiuso i brasiliani in casa.

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    Dopo che Bolsonaro e i suoi tre figli hanno postato in modo provocatorio i video del bagno di folla di domenica, i social hanno optato per una decisione umiliante. Facebook, Instagram e Twitter hanno cancellato i messaggi del clan presidenziale, perché, hanno detto, «la disinformazione» in essi contenuta può provocare «gravi danni alle persone». Nei giorni scorsi il presidente aveva definito il Covid-19 «una influenza come tante».

     

    Gli effetti pratici della posizione di Bolsonaro, per ora, sono pochi. I brasiliani che possono permetterselo continuano a rispettare la quarantena e il presidente ha dovuto rinunciare a due iniziative. Una campagna nazionale dal titolo «Il Brasile non può fermarsi» è stata bloccata sul nascere dalla giustizia, e anche la tentazione di emettere decreti federali contro quelli degli enti locali si è rivelata una strada difficile. La Corte suprema potrebbe dichiararli nulli.

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