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DAGONEWS
Avrà molto da pettinarsi il ciuffone, quest’estate, lo zazzeruto Carlo Messina, che ormai credeva di poter comandare Intesa-Sanpaolo come un sol uomo. L’amministratore delegato del primo colosso bancario italiano ha in mente di sostituire la prima linea di management (della quale un tempo faceva parte) e di mettere in plancia di comando tutti uomini suoi, giovani e gagliardi.
Un’operazione non facile e non soltanto perché si tratta di ridimensionare personaggi dell’era Passera (vedi Gaetano Miccichè), protagonisti, nel bene e nel male, della vittoriosa fusione con Torino, ma anche perché alcuni “colonnelli” sono stimati direttamente dal presidentissimo Abramo Bazoli.
L’avvocato bresciano, per nulla disturbato dai guai in arrivo dalla procura di Bergamo (Ubi Banca), ha dato lo stop a un primo ribaltone generazionale del baldo Messina e questo già da solo rappresenta uno schiaffone di quelli che fanno traballare anche la poltrona stessa di amministratore delegato.
Messina però, forse inebriato dalla futura scomparsa del “duale” nella governance di Ca’ de’ Sass, ci ha messo del suo andando anche pericolosamente a manovrare in zona Guzzetti, l’altro Grande Vecchio di Intesa Sanpaolo che si fa forte della propria eterna poltronciona nella Fondazione Cariplo.
Nel mondo perfetto di Messina, infatti, il prossimo presidente di Intesa dovrebbe saltare fuori da una bella ricerca di mercato affidata ai cacciatori di teste – come è successo con Giuseppe Vita per Unicredit.
Lodevole intento, si dice nelle fondazioni azioniste, ma i cacciatori di teste forse sono più adatti a cercare gli amministratori delegati, che non i presidenti “di garanzia”.
Acque meno agitate in piazzo Cordusio, dove invece Federico Ghizzoni è ben in sella, ma c’è pur sempre da scegliere un nuovo presidente. Il “tedesco” Giuseppe Vita – come abbiamo annunciato - infatti vuole uscire a settembre e l’azionista singolo che si sta muovendo con le maggiori ambizioni per piazzare un proprio uomo non è né tedesco né italiano, ma parla arabo. Si tratta del fondo di Abu Dhabi Aabar, prima azionista di Unicredit con una quota pari al 5,089%. Per l’autunno, anche in Unicredit si preannuncia una battaglia mica da ridere
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