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LE BANCHE ITALIANE SONO SEDUTE SU UNA MONTAGNA DI LIQUIDITÀ – L’ECCESSO DI CAPITALE VALE CIRCA 14 MILIARDI DI EURO: LA POSIZIONE PIÙ SOLIDA (ANZI, LIQUIDA) È QUELLA DI UNICREDIT, CHE HA ANCORA 5,25 MILIARDI DI EURO A DISPOSIZIONE, PER FINANZIARE LA SECONDA TORNATA DEL RISIKO BANCARIO – QUALCHE OPERAZIONE È INEVITABILE: LE RISORSE SONO SÌ UN’ELEMENTO DI FORZA E SOLIDITÀ PATRIMONIALE, MA ANCHE UNA POTENZIALE ZAVORRA IN GRADO DI COMPRIMERE LA MARGINALITÀ E INCIDERE NEGATIVAMENTE SUL RITORNO PER GLI AZIONISTI – SARÀ L’ANNO BUONO PER ORCEL? RIUSCIRÀ A CONCLUDERE UNA FUSIONE?
Estratto dell’articolo di Luca Gualtieri per “Milano Finanza”
andrea orcel commissione banche foto lapresse
La prima tornata del risiko bancario italiano e la contrazione dei margini hanno eroso parte delle munizioni in pancia alle grandi banche. Eppure il settore può ancora contare su un tesoretto consistente: un eccesso di capitale da circa 14 miliardi di euro a settembre che si confronta con i 15,4 miliardi del 30 giugno 2024.
Un numero frutto del biennio più ricco nella storia recente del sistema creditizio, periodo in cui gli istituti hanno accumulato risorse grazie a utili record e a una gestione prudente delle esposizioni. E c’è chi specula che queste munizioni saranno investite nel secondo round del consolidamento, previsto per i prossimi mesi.
La posizione più solida rimane quella di Unicredit, che siede ancora su 5,25 miliardi di capitale in eccesso nonostante gli investimenti fatti negli ultimi quindici mesi in Commerzbank, Alpha Bank e Generali. Seguono Montepaschi con 3,3 miliardi, Intesa Sanpaolo con 2,6 miliardi, Bper con 1,8 miliardi e Banco Bpm con circa un miliardo.
Per alcuni gruppi, come Piazza Gae Aulenti, si tratta di valori in calo rispetto al 30 giugno 2024; per altri, come la Ca’ de Sass, il capitale eccedente è cresciuto. Il caso più significativo è quello di Rocca Salimbeni.
Qui l’eccesso di capitale è aumentato nonostante il calo del Cet1 dal 18,07% al 16,9%, grazie al raddoppio delle attività ponderate per il rischio (da 48,2 a 85,2 miliardi) in seguito all’acquisizione di Mediobanca. L’operazione ha generato un goodwill che ha impattato sul coefficiente patrimoniale ma, in termini assoluti, il capitale in eccesso rispetto al target del 13% è cresciuto.
[…] Il rafforzamento patrimoniale delle banche italiane è il frutto di una strategia avviata nel 2009 dopo la crisi finanziaria e rafforzata negli anni successivi. Gli istituti hanno lanciato aumenti di capitale per un importo complessivo di circa 70 miliardi, destinati a tamponare svalutazioni dell’attivo, sostenere la crescita e rispettare i requisiti patrimoniali sempre più stringenti imposti dalla Bce.
Parallelamente molte banche hanno ceduto attività non core per consolidare la posizione patrimoniale: Unicredit, sotto la guida dell’ex ceo Jean Pierre Mustier, ha venduto in rapida successione quote detenute in Pioneer, Pekao, Mediobanca e Fineco, liberando risorse significative. Negli ultimi anni, un contributo decisivo è arrivato anche dagli utili generati dal rialzo dei tassi.
Solo al 30 settembre scorso le sette principali banche italiane avevano registrato utili aggregati per 21,6 miliardi, in crescita del 9% rispetto ai 19,8 miliardi dello stesso periodo del 2024. Questa ripresa della redditività ha ulteriormente incrementato la montagna di capitale disponibile, anche al netto di generose politiche di remunerazione per gli azionisti.
Lo dimostrano i livelli di Cet1 registrati alla fine dei nove mesi dello scorso anno: Credem 17,5%, Montepaschi 16,9%, Popolare di Sondrio 16,6%, Bper 15,1%, Unicredit 14,8%, Intesa Sanpaolo 13,9% e Banco Bpm 13,5%.
LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI
Queste risorse rappresentano un elemento di forza, ma anche una potenziale zavorra. Se il costo del capitale supera il rendimento generato, l’elevata patrimonializzazione può comprimere la marginalità e incidere negativamente sui multipli di mercato, rendendo meno efficiente il ritorno per gli azionisti.
Per questo, i banchieri sono costantemente alla ricerca di modi per mettere a frutto almeno parte di queste risorse.
[…] Quali sono i dossier più caldi oggi? Tutti gli occhi restano puntati su Unicredit. La banca guidata da Andrea Orcel ha aperto la prima fase del risiko, ma non è ancora riuscita a chiudere un grande affare.
Negli ultimi giorni sono riaffiorate le speculazioni su un’operazione straordinaria: sotto i riflettori è finito il 17,5% che Delfin detiene in Mps. Sia Piazza Gae Aulenti sia la cassaforte della famiglia Del Vecchio hanno precisato che al momento non vi è nulla di concreto, ma il dossier potrebbe non essere definitivamente chiuso.
Non è escluso nemmeno un ritorno di fiamma di Unicredit per Banco Bpm, favorito dal depotenziamento del golden power e dall’avanzata della francese Crédit Agricole nel capitale di Piazza Meda. Tra tutte le speculazioni, resta però una certezza: con il titolo ai massimi e oltre cinque miliardi di capitale disponibile, le risorse per sostenere un blitz ci sarebbero, pronte per essere impiegate non appena si presenterà l’occasione giusta.
ANDREA ORCEL
GIANCARLO GIORGETTI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE
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