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Francesco De Dominicis per "Libero"
Nuovi pericoli per le imprese sui crediti vantati nei confronti della pubblica amministrazione. Da gennaio, infatti, l'iter dei pagamenti potrebbe subire una brusca frenata e il rischio è che si formi rapidamente una nuova altra montagna di arretrati. A creare l'intoppo, secondo indiscrezioni, sarebbero le banche, in ritardo sull'adesione alla piattaforma elettronica creata per la certificazione dei crediti, cioè delle fatture.
Si tratta del Cbi, un sistema creato diversi anni fa dall'Abi e adottato dal Tesoro per permettere, in sostanza, una rapida verifica delle fatture scadute delle aziende fornitrici della pa e dei pagamenti in sospeso. La maggior parte degli istituti ha completato la procedura. Resta una «minoranza». Ed è proprio questo gruppetto di istituti lumaca il destinatario di una comunicazione firmata dal presidente Abi, Antonio Patuelli. Il leader dei banchieri ha educatamente invitato tutte le banche associate a portare a termine tutti gli step previsti dalla convenzione firmata col ministero dell'Economia.
I rischi sono alti. Fino alla fine dell'anno, infatti, resta attiva una sorta di procedura temporanea per l'accesso alla piattaforma. Da gennaio è obbligatorio passare per i server Cbi. Le imprese in credito con la Pa, quindi, potrebbero fare i conti con nuovi ritardi. Un peccato. Visto che lo sblocco messo in campo grazie al Governo di Enrico Letta ha consentito alla pa di pagare il 60% delle aziende in attesa. Un dato, tuttavia, che non soddisfa Confindustria. Che parla di rimborsi fatti per «13-14 miliardi su un ammontare presunto di circa 100». Non a caso, proprio ieri il presidente degli industriali, Giorgio Squinzi, ha sottolineato che il «pagamento dei debiti della pa» dove «siamo molto lontani dall'accettabile» è «un'altra priorità assoluta» per il governo «in una situazione di credit crunch».
LETTA E SACCOMANNI images
Antonio Patuelli
SQUINZI CECCHERINI GALATERI DI GENOLA A BAGNAIA
Sangalli Squinzi e Mogli
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