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“CALTA” CANTA (E STECCA) – IL GRAN “CIAMBELLONE” DEL RISIKO BANCARIO, FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE, LANCIA IL SUO GRIDO DI DOLORE PER UN’EVENTUALE FUSIONE TRA BPM E MPS, PERCHÉ “SAREBBE BPM A INCORPORARE MPS E NON VICEVERSA” - MA DIVERSI ANALISTI NON SONO D’ACCORDO. ALMENO SUL PIANO FINANZIARIO, POTREBBE ESSERE MPS AD AVERE OGGI LE CARTE PIÙ FORTI PER GUIDARE L’INTEGRAZIONE. SIENA CAPITALIZZA CIRCA 29 MILIARDI CONTRO I 21 DEL BANCO E DISPONE DI UNA LEVA STRATEGICA NON INDIFFERENTE, IL 13,2% DI GENERALI. QUELLA PARTECIPAZIONE POTREBBE ESSERE UTILIZZATA A SOSTEGNO DEL DEAL, RAFFORZANDO LA COMPONENTE CASH DELL’OPERAZIONE CON UNA POTENZA DI FUOCO FINO A 8 MILIARDI...

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francesco gaetano caltagirone - ILLUSTRAZIONE DI FRANCESCO FRANK FEDERIGHI PER IL FATTO QUOTIDIANO

INDAGATO PER LA SCALATA MPS-MEDIOBANCA, SCARICATO DA GIORGETTI (MEF), ABBANDONATO DA MILLERI (DELFIN) E CASTAGNA (BPM), CALTAGIRONE MOLLA UN’INTERVISTA AL “CORRIERE” AL PROFUMO “DE ROSA”: ZERO DOMANDE SULL’INDAGINE IN CORSO DELLA PROCURA DI MILANO, IN COMPENSO, NOVELLO ANTI-BOSSI, CALTA RISPOVERA LA ‘’PADANIA’’’ (“BPM INCORPORERÀ MPS”) E SI PROCLAMA “SALVATORE DELLA PATRIA” PER AVER DEBELLATO LO “SCELLERATO PROGETTO” NATIXIS - L’ESTREMO RUGGITO DELL’IRRIDUCIBILE 83ENNE: “MPS NON VENDA LE GENERALI” – MA IN AGGUATO C'E' IL SOLITO DESTINO CINICO E BARO. OGGI SU "LA REPUBBLICA": "LA GUARDIA DI FINANZA, SU DISPOSIZIONE DELLA PROCURA DI MILANO, HA ESEGUITO UN DECRETO DI PERQUISIZIONE E SEQUESTRO DI COMPUTER E TELEFONINO NEI CONFRONTI DI ANDREA NATTINO, PRESIDENTE DI FINNAT FIDUCIARIA, CHE RAPPRESENTA IL PRINCIPALE VEICOLO ATTRAVERSO IL QUALE CALTAGIRONE REALIZZA LE SUE OPERAZIONI SUL MERCATO'' - ''NEL MIRINO C'È IN PARTICOLARE UNA MOSSA: QUELLA CHE, IL 13 NOVEMBRE 2024, PORTA ALL'ACQUISTO DI AZIONI MPS DISMESSE DAL TESORO DI GIORGETTI ATTRAVERSO UNA PROCEDURA RITENUTA DAI PM "SEGNATA DA DIVERSE E VISTOSE OPACA E PIENA DI ANOMALIE”…

https://www.dagospia.com/business/scaricato-giorgetti-mef-abbandonato-milleri-delfin-castagna-bpm-474154

 

luigi lovaglio

CALTAGIRONE CONTRO MPS-BPM

Estratto dell’articolo di Andrea Deugeni e Luca Gualtieri per “MF – MilanoFinanza”

 

A un mese esatto dall’assemblea che ha riconfermato Luigi Lovaglio alla guida di Mps, tra i grandi soci del Monte torna a salire la tensione. E, archiviato lo scontro sulle nomine e sui comitati, il confronto si sposta ora sul terreno della strategia.

 

A riaccendere il dibattito è stata un’intervista al Corriere della Sera di Francesco Gaetano Caltagirone, secondo socio dell’istituto con il 13,5%, che ha preso posizione sui due dossier più sensibili del momento, il futuro della quota in Generali e la scelta del partner.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE - FOTO LAPRESSE

Sul primo punto l’imprenditore romano si è detto contrario a qualsiasi ipotesi di vendita del 13,2% del Leone detenuto attraverso Mediobanca: «Oggi un pacchetto importante di Generali è oggetto del desiderio delle grandi banche. Non capisco perché chi ce l’ha dovrebbe venderla.

 

La compagnia dà al gruppo una componente assicurativa che tutte le banche cercano. Perché rinunciarvi?»

 

La posizione è diversa da quella di Lovaglio, che negli ultimi mesi ha definito più volte la quota un asset «nice to have», cioè molto profittevole ma non imprescindibile. In altre parole, la partecipazione potrebbe anche essere smontata […].

 

giuseppe castagna - banco bpm

Ed è proprio sul terreno del consolidamento che le distanze tra il banchiere e il secondo socio di Mps appaiono più marcate.

 

Da settimane il mercato assiste a un avvicinamento tra Lovaglio e il ceo di Banco Bpm Giuseppe Castagna, un asse emerso con chiarezza durante l’assemblea e interpretato come il possibile preludio a un’integrazione tra i due gruppi.

 

Caltagirone parla di «un nuovo assalto al risparmio italiano» ma l’operazione potrebbe incontrare il gradimento del governo e soprattutto del ministero dell'Economia Giancarlo Giorgetti che da tempo lavora alla nascita di un terzo polo bancario in grado di competere con i due grandi campioni, Intesa Sanpaolo e Unicredit.

 

E l'idea potrebbe piacere anche ad azionisti forti di ambo le parti da Delfin a Davide Leone fino ai fondi internazionali, allettati dalle sinergie in vista.

 

giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse 8

«Temo che il risultato della recente assemblea favorisca da un lato la fusione di Mps in Bpm distruggendo qualcosa che da cinque secoli esiste a Siena, e dall’altro che ci possa essere un nuovo assalto al risparmio italiano», ha dichiarato Caltagirone, che per Siena prefigura una perdita della sede e dell’autonomia: «Ho la percezione che esistano forti istanze perché in un'eventuale fusione tra Bpm e Mps sia Bpm a incorporare Mps e non viceversa, con l'effetto di spostare la sede a Milano e disperdere sia l'indotto sia quel tesoro di professionalità che si è accumulata negli anni nella più antica banca del mondo».

 

francesco gaetano caltagirone

Ma sul mercato non c’è uniformità di vedute. Diversi analisti fanno notare che, almeno sul piano finanziario, potrebbe essere Mps ad avere oggi le carte più forti per guidare l’integrazione. Siena capitalizza circa 29 miliardi contro i 21 del Banco e dispone soprattutto di una leva strategica che il mercato considera decisiva: il 13,2% di Generali.

 

Secondo un recente report di Deutsche Bank, quella partecipazione potrebbe essere utilizzata a sostegno del deal, rafforzando la componente cash dell’operazione con una potenza di fuoco fino a 8 miliardi.

 

MPS MEDIOBANCA

In aggiunta il portafoglio di attività industriali derivanti dalla fusione con Mediobanca, che secondo il piano di Lovaglio proietteranno in futuro Rocca Salimbeni al vertice degli istituti europei per redditività, metteranno la banca senese in una posizione di forza nel disegnare gli assetti del nuovo gruppo.

 

Anche in un contesto del genere però l’operazione comporterebbe la diluizione dei soci di Mps, con Delfin in discesa dal 17,5 all’11%, il Tesoro dal 4,9 al 3,2% e Caltagirone dal 13,5 al 6,8%, quota quest’ultima che potrebbe superare di poco quella di Crédit Agricole, oggi socio forte di Piazza Meda la cui influenza verrebbe depotenziata dal merger domestico.

LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MEDIOBANCA giuseppe castagna - banco bpmGIANCARLO GIORGETTI FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE