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DAGOREPORT - LE ULTIME SPERANZE DELL’IRRIDUCIBILE LUIGI LOVAGLIO DI SALVARE MPS DALL’OPAS DI INTESA SONO APPESE ALLA FUSIONE CON MEDIOBANCA, CHE INGLOBEREBBE L’OGGETTO DEL DESIDERIO DI TUTTI I PROTAGONISTI DEL RISIKONE: IL 13% DI GENERALI - OLTRE ALLA DELFIN DI MILLERI, A DAGOSPIA RISULTA IN GRAN MOVIMENTO IL CEO DEL LEONE DI TRIESTE, PHILIPPE DONNET, PRESSO I FONDI DI INVESTIMENTO, COME GIÀ SUCCESSE CON LA RESURREZIONE DI LOVAGLIO PER SBARRARE LA STRADA A CALTAGIRONE - SE FALLISSE LA FUSIONE MPS-MEDIOBANCA, A PIAZZA AFFARI C’È CHI IPOTIZZA UN’OPA SU PIAZZETTA CUCCIA, CHI CONGETTURA OPERAZIONI CHE COINVOLGEREBBERO BANCA GENERALI - UNA COSA È CERTA: PIÙ SI ANDRÀ AVANTI E PIÙ L’ASTICELLA DEL RISIKO SI IMPENNERÀ, PERCHÉ SOCI E GRANDI FONDI DOVRANNO SCEGLIERE: MESSINA O DONNET? BANCA INTESA CHE PRENDE LA LEVA DI COMANDO DI GENERALI (SALVO PROBLEMI CON L'ANTITRUST) O TRASFORMARE IL LEONE DI TRIESTE IN UNA VERA PUBLIC-COMPANY?

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luigi lovaglio - carlo messina

DAGOREPORT

Dopo la rinuncia dei francesi di Credit Agricole all’operazione Bpm-Mps, le ultime speranze del capataz del Monte, l’irriducibile Luigi Lovaglio, di salvarsi lo scalpo dall’Opas di Intesa sono appese alla fusione Mps-Mediobanca. L’operazione salva-vita ingloberebbe infatti l’oggetto del desiderio di tutti i protagonisti del risikone: il 13% di Generali.

 

philippe donnet

 

Solo nel caso che il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca sia incoronato dal successo, per Mps si riaprirebbero i giochi. Magari potrebbe ricicciare l’ipotesi, rivelata già ad aprile 2026 dal "Financial Times", della cessione agli azionisti della quota di Generali in pancia a Mediobanca.

 

E non è un caso che il sogno del Ceo di Generali, Philippe Donnet, che intrattiene un tacito dialogo con Lovaglio e con i fondi globali, sia quello di guidare davvero una public company all’americana.

 

Carlo Messina

Per farlo diventare realtà, devono diluirsi le quote dei soci di riferimento che detengono il 46,63% del capitale (Mps-Mediobanca 13,3%, Delfin 10,1%, Caltagirone 8,8%, Unicredit 6,3%, Benetton 4,9%, Intesa 3,1%); il resto di Generali è in mano ai fondi globali di investimento e ai piccoli azionisti e risparmiatori privati che detengono una quota significativa, pari a circa il 18-19% del capitale).

 

Ecco perché l’ipotesi della cessione della quota di Generali agli azionisti, rivelata dal "FT", allarmò l'Ad di Intesa, Carlo Messina, che sottolineò che una vendita sul mercatodi quel pacchetto azionario, che rimane un nodo strategico fondamentale del potere finanziario italiano (con i suoi 800 miliardi, Generali è valutato il “Forziere d’Italia”), risulterebbe estremamente complessa da realizzare.

Caltagirone Lovaglio Milleri

 

Ma prima di vendere la pelle dell’orso, si sa, bisogna farlo fuori, e Lovaglio ha davanti una strada in salita e irta di ostacoli: per incorporare Mediobanca, ha bisogno del voto favorevole dei due-terzi dei soci convocati in assemblea straordinaria.

 

Gli analisti danno per certo il voto favorevole del principale azionista del Monte, con la quota del 17,5%, la Delfin guidata da Francesco Milleri.

 

FRANCESCO MILLERI

Infatti Milleri, all’indomani dello choc dell’iscrizione nel registro degli indagati con Caltagirone e Lovaglio per la scalata di Mediobanca, ha chiuso ogni rapporto con l’imprenditore romano, compagno di tante avventure finanziarie, appoggiando il ribaltone che ha riportato inaspettatamente Lovaglio al vertice di Mps. (L’eventuale rinvio a giudizio dei tre indagati da parte della Procura di Milano è atteso a settembre).

 

Oltre alla Delfin, in vista dell’assemblea straordinaria, a Dagospia risulta in gran movimento Donnet presso i fondi di investimento, come è già successo con la resurrezione di Lovaglio per sbarrare la strada alla galassia di Caltagirone.

BANCA GENERALI

 

Se fallisse l’operazione di fusione Mps-Mediobanca, a piazza Affari c’è anche chi ipotizza un’Opa su Piazzetta Cuccia, chi congettura operazioni che coinvolgerebbero Banca Generali.

 

Ma una cosa è certa: più si andrà avanti e più l’asticella del risiko si impennerà, perché BlackRock, Norges Bank, Vanguard e gli altri fondi si troveranno a scegliere tra l’offerta da 30 miliardi di Intesa, Opas lanciata soprattutto per impedire che spuntasse Unicredit di Orcel, e il futuro della governance di Assicurazioni Generali.

LARRY FINK DI BLACKROCK ALLA CONFERENZA CERAWeek di Houston

 

Alla fine, soci e grandi fondi di investimento dovranno scegliere: Messina o Donnet? Intesa che prende la leva di comando di Generali (salvo problemi con l’AntiTrust per il peso della banca sul mercato assicurativo) oppure trasformare il Leone di Trieste in una vera public-company?

 

Come è sempre avvenuto, fatti i conti della serva, soci e fondi voteranno a favore del progetto che sprigionerà più quattrini per le loro tasche e i loro bilanci.

INTESA POUR HOMME