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Carlotta Scozzari per Dagospia
Il fondo di investimenti nazionale libico, Lybian Investment Authority (Lia), con un patrimonio da 60 miliardi di dollari e noto alle cronache finanziarie di qualche anno fa per essere entrato in forze nel capitale di Unicredit facendo andare su tutte le furie le Fondazioni (che pretesero la testa dell'allora amministratore delegato Alessandro Profumo), ha citato in giudizio Goldman Sachs.
In base a quanto riferisce la Corte suprema del Regno Unito, il fondo Lia, nato nel 2006 per gestire i proventi petroliferi della Libia, dove allora comandava il colonnello Gheddafi, accusa il colosso finanziario americano di "avere volutamente sfruttato la sua grande esperienza nel settore" per ottenere un profitto di 350 milioni di dollari a fronte di contratti e, in generale, di affari del valore iniziale di 1 miliardo di dollari ma che poi, complice anche la crisi, si sono rivelati carta straccia.
Goldman Sachs, sempre secondo l'accusa, avrebbe "approfittato di manager inesperti del Lia" convincendoli così a investire in contratti e affari non adeguatamente documentati. Un po' la tesi che, in Italia, hanno sostenuto i vari Comuni quando hanno citato le grandi banche d'affari per i contratti derivati che li avevano "costretti" a stipulare.
Il fondo libico sostiene che banchieri di alto livello della Goldman hanno cercato di influenzare il personale inesperto di Lia con piccoli regali, come ad esempio cioccolatini e dopo-barba, e un viaggio di lusso in Marocco. Un portavoce della banca ha definito queste informazioni "senza fondamento" e ha dichiarato che "la società si difenderà " dalle accuse.
GOLDMAN SACHS
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