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1 - LA RIVINCITA DEI NERD CHE INDOSSANO I GOOGLE GLASS
Andrea Andrei per Dagospia
Dal "Daily Mail"
http://bit.ly/12vvegB
C'è chi non parla d'altro e farebbe qualsiasi cosa per provarli (compreso sborsare 1.500 dollari, che poi sarebbe il prezzo normale), e chi invece ha già cominciato a denigrarli. Parliamo naturalmente dei Google Glass, gli occhiali intelligenti che l'azienda di Mountain View ha distribuito in anteprima a un numero limitato di sviluppatori, blogger ed esperti di tecnologia.
Non si conoscono ancora appieno le varie funzioni degli smartglass, e quelle poche di cui si parla stanno già sollevando un vespaio di polemiche. Pare infatti che gli occhiali permettano agli utenti di registrare foto e scattare video semplicemente facendo l'occhiolino. Non solo, sembra che sia molto semplice violare il dispositivo e avere accesso quindi a tutto ciò che un utente vede e fa in quel momento. Problemi grossi in fatto di privacy insomma, che Mountain View dovrà cercare di risolvere.
In compenso, quel che si conosce dei Google Glass è il loro aspetto esteriore. Ed è proprio su questo che si concentrano le critiche più spietate dei classici detrattori da tastiera, che si annidano sui forum e prolificano sui social network.
L'espressione più utilizzata per riferirsi a chi indossa gli smartglass è "stupido", ma non mancano anche gli "imbecille" o peggio, i "coglione". La ragione è tutto nell'estetica: i Google Glass vengono visti come gli accessori da nerd degli anni '90, quando ancora essere maniaci della tecnologia non era qualcosa da fighi ma, al contrario, da sfigati.
In effetti Steve Jobs prima e Mark Zuckerberg poi hanno fatto molto per rivalutare nell'opinione pubblica la figura dello smanettone del computer. Gli antichi pregiudizi non sembrano però essere sopiti, e in rete si sprecano le prese in giro al nuovo gioiellino di Mountain View.
Consapevoli anche della portata rivoluzionaria della loro invenzione, i vertici di Google non sembrano essersela presa più di tanto. Però il presidente dell'azienda, Eric Schmidt, una frecciatina ai detrattori l'ha voluta lanciare lo stesso, sottolineando come certe critiche siano soltanto indice della paura del cambiamento.
In effetti, basta pensare che solo nel 2008 chiunque indossasse un dispositivo Bluetooth era oggetto di spietate prese in giro, che non di rado si trasformavano in insulti.
Ma anche in quel caso i detrattori hanno dovuto ricredersi e arrendersi all'evidenza, che è una e una sola: viviamo tutti in un mondo di nerd.
2 - L'HACKER DI IPHONE ENTRA NEI GOOGLE GLASS: "TUTTA LA VITA PRIVATA IN ONDA SUL WEB"
Da "Repubblica.it"
I Google Glass, gli occhiali digitali di Mountain View, non sono ancora arrivati sul mercato. Arriveranno l'anno prossimo, e per ora ne esistono diversi modelli in giro per il mondo, a disposizione di tester individuali. Per vedere come funzionano, cosa fanno, come lo fanno. Ma il solo fatto di averli fatti uscire fuori dai laboratori di Google ha scatenato gli hacker. E Saurik, nome piuttosto noto nell'ambiente, ha fatto bingo.
Ha "aperto" i Google Glass a controllo esterno, permettendo di fatto di visualizzare tutta la vita di chi li indossa, in streaming. Saurik è uno dei nomi di peso dietro il "jailbreak" dell'iPhone e Cydia, l'app store parallelo a quello di Apple per gli smartphone "aperti". E la sprotezione dei Google Glass prima del loro arrivo sul mercato non potrà che alimentarne il mito nelle community informatiche.
La trasparenza del vetro. Una volta che un hacker entra nei Google Glass, letteralmente chi li indossa trasmette la propria vita in diretta, in qualunque parte del mondo si trovi. Audio, videoOltre ai chiari rischi di privacy, a diventare particolarmente sensibili sono i dati personali, tra cui le password ai servizi accessibili tramite Glass, tra cui Gmail. Non solo: attraverso la visuale offerta dagli occhiali, l'hacker può facilmente captare altre password, magari registrate mentre si guarda la tastiera per scriverle.
Naturalmente Google dopo la notizia lavora per blindare i Glass ad attacchi hacker, una volta che il dispositivo sarà rilasciato. Da Saurik il messaggio che arriva è che per accedere ai Glass sono stati necessari pochi minuti. Probabilmente utilizzando le stesse tecniche con cui vengono sprotetti gli smartphone Android, dato che il sistema operativo degli occhiali è proprio quello made in Google. Ma rispetto a uno smartphone, l'accesso ai Glass garantisce più possibilità : si entra sostanzialmente nella testa dell'utente, quello che rimane da captare sono i pensieri.
Dalle prime prove tra l'altro gli occhiali di Google non sembrano particolarmente semplici da usare: il sistema accetta comandi dalla stecca laterale destra, che in realtà è una superficie touch, e dall'input vocale. Insomma al di là dell'innegabile fattore "wow" che un dispositivo come Glass può scatenare, ci sono delle cose da sistemare prima che il prodotto diventi maturo per il mercato di massa. E che la tecnologia indossabile di Mountain View inizi il suo cammino con il piede giusto. E intanto Saurik può telefonare a Google, il posto è assicurato. (t.t.)
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