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ECCO COME E’ NATA “LUCE”, LA FERRARI PIU’ RIVOLUZIONARIA (E PIU’ CRITICATA) DELLA STORIA – IL DESIGNER EX APPLE MARC NEWSON SPIEGA LA GENESI DELLA PRIMA ELETTRICA DEL CAVALLINO CHE HA REALIZZATO COL COLLEGA JONI IVE, PAPA’ DELL’IPHONE, ASSIEME AL CENTRO STILE DI MARANELLO: FANALI RETRATTILI, TERGICRISTALLI VERTICALI, 5 SEDILI E UN BAGAGLIAIO ENORME: “ABBIAMO COMBINATO IL MEGLIO DELL’INTERFACCIA DIGITALE CON IL MEGLIO DI QUELLA FISICA. ABBIAMO DECISO DI UTILIZZARE UNA PIATTAFORMA PER VEICOLI ELETTRICI PER…” - VIDEO

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Francesca Cibrario per Corriere della Sera - Estratti

 

jony ive marc newson

La prima elettrica nella storia di Maranello: una sfida estrema che Ferrari ha voluto affidare a qualcuno che di rivoluzioni se ne intende, il designer dell’iPhone Jony Ive e il suo socio Marc Newson che, usciti da Apple, hanno fondato il collettivo LoveFrom, con sede a San Francisco.

 

Secondo i manager di Maranello l’interpretazione da parte di una matita esterna al Centro Stile diretto da Flavio Manzoni ha permesso di portare uno sguardo diverso e «introdurre un nuovo linguaggio stilistico interdisciplinare in un’autentica esperienza Ferrari». Il risultato infatti è qualcosa di molto distante dai canoni delle Rosse e non soltanto perché Luce si muove «a batteria» e non romba: è una berlina di oltre cinque metri con un grande abitacolo, popolato da tecnologia in stile Apple, e un capiente bagagliaio.

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E poi «c’è una parte interna, la cellula passeggeri o, se preferite, “glass house”, che è circondata da una scocca in alluminio, che di fatto è la carrozzeria», spiega Marc Newson che abbiamo incontrato a Roma alla Vela di Calatrava durante la première di Luce.

 

Ma come si è arrivati a questo risultato?

«Prima di tutto va chiarito che Ferrari non è venuta da noi dicendo: “vogliamo fare un’auto elettrica e dovete farla voi”. Quello è venuto da sé, in un secondo momento. All’inizio si trattava essenzialmente di definire una serie di parametri, stabilire obiettivi».

 

PAPA LEONE XIV - JOHN ELKANN - FERRARI LUCE - 2

(...) abbiamo deciso collettivamente che utilizzare una piattaforma per veicoli elettrici ci avrebbe offerto la migliore opportunità per raggiungere molti di questi obiettivi. Va anche tenuto presente che, quando abbiamo iniziato questo progetto, la Purosangue non c’era ancora. Quindi si trattava di fare un’auto a quattro porte quando ancora non ne esistevano in Ferrari». 

 

Quanta libertà avete avuto?

«Abbiamo lavorato a stretto contatto (con Maranello, ndr) durante tutto il periodo. Ed è stato un vero e proprio processo di apprendimento nei due sensi: loro ci formavano e noi li “educavano” sui diversi modi in cui risolviamo i problemi come designer industriali che provengono da un settore diverso. E volevamo essere coinvolti in ogni aspetto di questo progetto.

la nuova ferrari luce

 

Per noi, la coerenza era fondamentale e sapevamo che l’interno doveva fondersi con l’esterno. Tutto è connesso e tutto veniva fatto in modo coordinato.E, naturalmente, trattandosi di Ferrari, c’era un’enorme quantità di lavoro ingegneristico che si svolgeva simultaneamente».

 

Come avete lavorato sugli interni?

«Abbiamo sempre avuto un punto di vista ben preciso sull’interfaccia e sull’esperienza di guida. C’è questa strana convinzione che, nelle auto elettriche, l’interfaccia debba essere completamente digitale, con schermi enormi.

 

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Noi, invece, fin da subito abbiamo pensato che non fosse questa la strada giusta, perché i pulsanti touch e i display multipli non sono adatti quando si guida, soprattutto una Ferrari. Il guidatore dovrebbe concentrarsi sulla strada e godersi il viaggio, non distrarsi con ciò che tocca. Quindi, fin da subito abbiamo pensato: “Ok, lavoreremo sodo su pulsanti e interruttori tattili”. E poi abbiamo cercato di combinare il meglio dell’interfaccia digitale con il meglio di quella fisica. Il display centrale ha sia interruttori sia icone. C’è un vero orologio con le lancette fisiche, ma a cui si può cambiare il quadrante trasformandolo in una bussola o un cronometro».

 

Anche negli esterni ci sono elementi particolari, come i tergicristalli verticali. Perché?

mattarella e la nuova ferrari luce

«Questo è un ottimo esempio di come siamo arrivati a una soluzione lavorando insieme agli ingegneri. Volevamo creare un parabrezza ininterrotto che arrivasse fino alla parte anteriore dell’auto, una superficie davvero lunga e continua. Non si vede spesso una soluzione del genere. Era presente su alcune concept car degli Anni Sessanta, ma di certo non esiste nel mondo reale.

 

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Quindi, come avremmo potuto realizzarla? Ovviamente, è un’impresa complessa. E tra i problemi c’era anche la questione di dove posizionare i tergicristalli affinché non interrompessero il fluire dell’aria sul parabrezza. Così li abbiamo girati. Il coefficiente di resistenza aerodinamica è di fondamentale importanza perché stabilisce dei parametri entro cui bisogna lavorare e che per noi diventano sfide. Ma sono proprio le sfide che guidano il design».

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