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SONO CRAUTI AMARISSIMI! - IL PIANO DI VOLKSWAGEN, CHE PREVEDE TAGLI FINO A 100 MILA POSTI DI LAVORO NEI PROSSIMI ANNI, SPIEGA BENE LA CRISI DELL’AUTO IN EUROPA: IL COLOSSO TEDESCO PAGA IL CONTO DEI DAZI DI TRUMP E LA CRESCENTE CONCORRENZA DEI COMPETITOR CINESI - 28MILA LAVORATORI HANNO GIA' ACCETTATO DI LASCIARE VOLONTARIAMENTE VOLKSWAGEN. E TRA GLI STABILIMENTI CHE RISCHIANO DI CHIUDERE LE SERRANDE C'E' LA "CULLA" DEL MAGGIOLINO...
Estratto dall’articolo di Matteo Meneghello per “il Sole 24 ore”
Volkswagen è pronta a sacrificare fino a 100mila posti di lavoro e quattro stabilimenti in Germania per ritrovare competitività, mettendo a terra una ristrutturazione-mostre, una delle più grandi di sempre nel panorama industriale. [...]
Una notizia che segue solo di pochi giorni la presa di posizione del nuovo ceo di Porsche, Michael Leiters, durante l’assemblea dei soci, durante la quale si è detto pronto a tagliare modelli in portafoglio e approfondire le sinergie all’interno del Gruppo Volkswagen per tagliare i costi di sviluppo, segnalando anche l’avvio di un’interlocuzione sindacale.
La Casa madre sembra accelerare da questo punto di vista in un contesto nel quale anche un altro produttore tedesco come Bmw ha annunciato la scorsa settimana un profit warning, citando la scarsa domanda in Cina e le difficoltà legate alla guerra in Medio Oriente, che ha sorpreso i mercati. In casa Volkswagen, intanto, Blume intende ridurre gli investimenti del gruppo di circa il 15%, portandoli a poco più di 130 miliardi di euro (148 miliardi di dollari) nell’arco dei prossimi cinque anni.
Secondo il rapporto, il marchio principale Volkswagen (da anni soffre la bassa redditività) e gli stabilimenti di produzione di componentistica verrebbero scorporati dall’attuale struttura del gruppo per confluire in entità separate. Nel medio termine, Volkswagen prevede anche di chiudere i propri stabilimenti produttivi di Hannover, Zwickau ed Emden, nonché un impianto del marchio consociato Audi a Neckarsulm – tutti situati in Germania – cessando la produzione una volta terminato il ciclo di vita dei modelli attualmente realizzati in tali siti.
I piani includono il raddoppio delle previsioni di riduzione del personale già comunicate in precedenza fino a un massimo di 100mila unità (il gruppo impiega attualmente circa 657mila persone). La rinnovata spinta alla ristrutturazione di Blume sarà presentata al consiglio di sorveglianza il mese prossimo per essere discussa. La strategia prevede anche il taglio dei costi generali di struttura per 11 miliardi di euro entro la fine di questo decennio.
Volkswagen «deve subire un profondo cambiamento» ha affermato un portavoce dell’azienda, rifiutando di commentare i dettagli specifici del rapporto e aggiungendo che il consiglio esecutivo «ha lavorato intensamente negli ultimi mesi su un piano orientato al futuro per riallineare l’azienda». Ieri, intanto, il titolo ha perso in Borsa circa il 3,96%, chiudendo in serata a 74,26 euro.
Blume sta cercando di snellire Volkswagen mentre il produttore automobilistico si scontra, come gli altri competitor europei, con i dazi statunitensi, una persistente debolezza in Cina e la crescente concorrenza in Europa da parte degli stessi produttori cinesi.
L’azienda ha raccolto qualche risultato nel suo sforzo di riassetto, tra cui la vendita di una quota del 51% della sua unità di motori marini Everllence per recuperare liquidità. Volkswagen ha anche ridotto la sua capacità produttiva da 12 milioni di veicoli all’anno verso un più realistico obiettivo di 9 milioni.
Inoltre circa 28mila lavoratori hanno già accettato di lasciare volontariamente Volkswagen, nell’ambito di un’azione già comunicata per ridurre di 50mila unità i lavoratori in tutto il gruppo entro il 2030 (alla stregua di altri piani simili varati negli ultimi due anni da tutte le principali case automobilistiche attive sul suolo europeo).
Quello che emerge dalle pieghe dalle prime comunicazioni non ufficiali è però un salto di qualità. Nel dettaglio dei siti potenzialmente interessati da una chiusura, Emden è il primo sito Volkswagen nella Bassa Sassonia, una regione di 8 milioni di abitanti che è anche il secondo azionista di Volkswagen. Fondato nel 1964, l’impianto è celebre per essere stato una delle «culle» del Maggiolino, ma dal 2024 produce esclusivamente veicoli elettrici. Hannover, invece, impiega circa 14mila persone, sempre in Bassa Sassonia.
Qui nel 1956 è iniziata la produzione Bulli e oggi produce la sesta e la settima generazione della serie T del camper van, che comprende furgoni e minivan, oltre al furgone elettrico ID. Buzz. [...]
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