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LA CRISI DI VOLKSWAGEN FA SGOMMARE LE SVASTICHELLE – ALTERNATIVE FÜR DEUTSCHLAND, GIÀ IN TESTA AI SONDAGGI IN GERMANIA CON CONSENSI VICINI AL 30%, CAVALCA LE POLEMICHE PER LA CRISI DEL SETTORE DELL’AUTO TEDESCA, PUNTANDO IL DITO CONTRO IL CANCELLIERE MERZ E IL GOVERNO: “IL TESSUTO INDUSTRIALE STA CROLLANDO A UN RITMO VERTIGINOSO PROPRIO SOTTO I NOSTRI OCCHI” – IL PARTITO FA IL PIENO DI CONSENSI TRA LE CLASSI LAVORATRICI CON IL REDDITO PIÙ BASSO – SECONDO IL SETTIMANALE “DER SPIEGEL”, VOLKSWAGEN PREVEDE IL TAGLIO DI ALTRI CINQUANTAMILA POSTI DI LAVORO ENTRO IL 2030, OLTRE I CINQUANTAMILA LICENZIAMENTI GIÀ ANNUNCIATI...

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1. AFD CAVALCA LA CRISI: «COLPA DEL GOVERNO»

Estratto dell’articolo di Gianluca Di Donfrancesco per “Il Sole 24 Ore”

 

alice weidel

A un soffio dal 30% in alcuni sondaggi, e con un distacco fino a 7 punti dalla Cdu del cancelliere Friedrich Merz, lo shock Volkswagen può rappresentare altro carburante per Alternative für Deutschland, sempre pronta a capitalizzare frustrazione e incertezze.

 

Già a fine giugno, dopo le prime indiscrezioni sui tagli di posti di lavoro, la leader di Afd, Alice Weidel, ha puntato il dito contro la politica economica dell’Esecutivo in carica. «Il tessuto industriale sta crollando a un ritmo vertiginoso proprio sotto i nostri occhi. Persino le aziende di lunga tradizione fuggono di fronte alla cattiva gestione economica di questo Governo», ha affermato a inizio settimana.

 

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Giovedì, quando l’amministratore delegato del gruppo, Oliver Blume, ha presentato il piano di ridimensionamento, Weidel ha attaccato la transizione verso l’elettrico. […]

 

Negli ultimi sondaggi, Afd oscilla tra il 26 e il 29%. Quanta spinta potrà ricevere dalla vicenda Volkswagen, «dipenderà da quanto si protrarrà questa crisi e dalla sua ricaduta mediatica», spiega Angeli.

 

tino chrupalla alice weidel

La crisi, inoltre, potrebbe danneggiare ulteriormente soprattutto la Spd (caduta al 13% a livello nazionale), con ripercussioni anche in un Land non direttamente coinvolto, come la Sassonia Anhalt, dove si vota tra due mesi.

 

Qui, Afd potrebbe per la prima volta conquistare la guida di un Governo regionale, mentre la Spd galleggia poco sopra la soglia di sbarramento del 5%. Se non entrerà nel parlamentino del Land, l’estrema destra potrebbe ottenere la maggioranza assoluta dei seggi.

 

Sebbene gli operai non siano la principale base di consenso di Afd, il movimento è però ormai il più votato da questo bacino elettorale, proprio a scapito della Spd. Nelle recenti elezioni in Baden-Württemberg, cuore dell’industria automobilistica, quasi un lavoratore su tre ha scelto Alternative für Deutschland. In Renania-Palatinato, lo ha fatto il 39%, con un aumento di 21 punti in cinque anni.

 

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Nelle elezioni per il Bundestag del 2025, Afd ha raccolto il 38%.

Da anni, poi, sigle sindacali minoritarie di estrema destra e vicine ad Afd (come Zentrum) cercano di entrare o di rafforzare la propria presenza nei consigli di fabbrica, sfidando Ig Metall, anche se finora senza grandi successi.

 

Per paradosso, uno dei tanti, Alternative für Deutschland si dichiara a favore dell’economia di mercato e contraria agli interventi statali e alla spesa sociale (ma non a quella per le pensioni, che anzi vorrebbe alzare). […]

 

2. AUTO: SPIEGEL, CEO VOLKSWAGEN VALUTA ALTRI 50.000 TAGLI DI POSTI ENTRO IL 2030

Oliver Blume - ceo volkswagen

(LaPresse) - Il gruppo Volkswagen potrebbe eliminare fino a 50.000 ulteriori posti di lavoro nel mondo entro il 2030, oltre ai 50.000 esuberi già previsti, nell'ambito del piano di riduzione dei costi. Lo rivela Der Spiegel, citando una comunicazione interna dell'amministratore delegato Oliver Blume pubblicata sull'intranet aziendale.

 

Secondo il settimanale, Blume avrebbe indicato per la prima volta una stima concreta dei possibili tagli, spiegando che i costi generali del gruppo - amministrazione, infrastrutture e servizi di supporto - restano circa il 20% superiori rispetto a quelli dei principali concorrenti.

 

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Da questa differenza deriverebbe "una stima teorica" di circa 50.000 posti di lavoro da eliminare a livello globale, qualora non si intervenisse in altro modo sul costo del lavoro. Il numero, precisa il manager, non rappresenta ancora un obiettivo definitivo. Volkswagen sta infatti valutando, marchio per marchio e Paese per Paese, quali interventi siano realmente necessari e possibili. L'entità dei tagli potrebbe ridursi se venissero individuate altre misure per abbassare il costo del personale.

 

Oliver Blume - ceo volkswagen

Se confermato, il nuovo piano si aggiungerebbe ai circa 50.000 esuberi già concordati nei diversi marchi del gruppo, tra cui Volkswagen e Audi. Secondo Blume, oltre la metà di questi tagli sarà completata entro la fine dell'anno, portando il totale potenziale a circa 100.000 posti di lavoro in pochi anni, molti dei quali in Germania.

 

Nella comunicazione, il ceo affronta anche il futuro di quattro stabilimenti tedeschi - Zwickau, Emden, Hannover e Neckarsulm - che soffrono di un eccesso di capacità produttiva. Secondo Blume, gli impianti europei del gruppo potrebbero costruire circa 500.000 veicoli in più rispetto alla domanda attuale e, allo stato, non è possibile garantire un livello di attività economicamente sostenibile per questi siti.

 

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Il manager ha tuttavia ribadito di preferire soluzioni alternative alla chiusura degli stabilimenti, come la riconversione industriale.

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