fii institute summit roma

FATE LARGO, ARRIVANO I PAPERONI! - DAL 17 AL 19 GIUGNO A ROMA ANDRA' IN SCENA "PRIORITY EUROPE", IL MAXI SUMMIT DEL "FII INSTITUTE", DI CUI E' PARTNER IL FONDO SAUDITA "PIF" DI BIN SALMAN - CON RENZI IN PRIMA FILA (FA PARTE DEL BOARD DI FII), CI SARANNO I POTENTONI DI MEZZO MONDO: ORCEL, PIGNATARO, DOMPE', LORENZO MARIANI, GIORGETTI, GUALTIERI, CROSETTO, URSO, FOLGIERO, MAZZI - ANCORA: EDI RAMA, SEBASTIAN KURZ, JACQUES ATTALI, DAVID MAISEL (MARVEL STUDIOS), ANTHONY GUTMAN DI GOLDMAN SACHS, STEPHEN DAINTON DI BARCLAYS, SIR NOEL QUINN DI JULIUS BAER. STELLA LI DI BYD E MANFREDI LEFEBVRE D’OVIDIO (SENZA BARCA) - QUANTO SI PAGA PER PARTECIPARE? E COME MAI I GIORNALONI ITALIANI NON PARLANO DEL MAXI EVENTO? - VIDEO

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FII PRIORITY EUROPE, A ROMA IL SUMMIT CHE VUOLE RIPORTARE CAPITALI SULL’EUROPA

roberto gualtieri

(Adnkronos) - Roma diventa per tre giorni una delle capitali globali degli investimenti. Da domani, 17 giugno, al 19 giugno, il Rome Cavalieri, Waldorf Astoria Hotel, ospita Fii Priority Europe 2026, il summit europeo del Fii Institute, la piattaforma nata in Arabia Saudita e cresciuta negli ultimi anni come uno dei principali luoghi di incontro tra fondi sovrani, grandi investitori, governi, imprese globali e innovatori.

 

Il titolo scelto per l’edizione romana dice già molto della fase politica ed economica che il continente attraversa: "Europe Reimagined: Capital, Sovereignty & Strategic Autonomy". L’Europa da reimmaginare è quella che prova a uscire dalla lunga stagione della gestione delle crisi e a ridefinire il proprio ruolo tra transizione energetica, AI, sicurezza, difesa, manifattura avanzata, catene di approvvigionamento e mercati dei capitali.

giancarlo giorgetti con il trofeo della americas cup - foto lapresse

 

Secondo il Fii Institute, oltre 1.600 investitori, policymaker e innovatori si sono registrati per il summit. Nell’intervista ad Adnkronos, il presidente del comitato esecutivo del Fii Institute Richard Attias aveva indicato l’obiettivo politico e simbolico dell’appuntamento: portare a Roma un messaggio diverso sull’Europa, contro la narrazione di un continente ormai fuori gioco. "Molti ci dicono che l’Europa è finita. Io non posso accettarlo", aveva spiegato Attias, definendo il vertice non "solo un’altra conferenza", ma "un dono all’Europa".

 

francia cecilia sarkozy con richard attias

Adnkronos seguirà Fii Priority Europe 2026 con una copertura dedicata per tutta la durata del summit, attraverso interviste ai protagonisti dell’evento e tre dirette speciali, una per ciascuna giornata. Il primo appuntamento è previsto il 17 giugno alle 16, il secondo il 18 giugno alle 17 e il terzo il 19 giugno alle 14.30. Le dirette accompagneranno i momenti centrali del vertice, con approfondimenti sui temi al centro del programma: investimenti, autonomia strategica europea, AI, energia, difesa, turismo, infrastrutture e nuova competitività del continente.

 

La scelta di Roma non è casuale. Nella visione del Fii Institute, l’Italia è il luogo da cui può partire un nuovo racconto europeo, non soltanto per il richiamo storico al Rinascimento, ma per la sua posizione geografica e politica: ponte tra Nord e Sud del continente, tra Est e Ovest, tra Europa, Mediterraneo, Balcani e Africa.

 

adolfo urso matteo salvini e giancarlo giorgetti - foto lapresse

Attias, nell’intervista ad Adnkronos, ha insistito proprio su questo punto: l’Italia può diventare una porta d’accesso all’Europa per capitali che arrivano dal Golfo, dall’Asia, dagli Stati Uniti e dai nuovi poli emergenti.

 

Il suo ragionamento parte da una constatazione: l’Europa dispone ancora di grandi imprese, talenti, università, capacità tecnologiche e industriali, ma spesso non riesce a raccontarle e a trasformarle in attrazione di capitali.

 

Il summit romano nasce anche per questo: mettere allo stesso tavolo investitori globali e decisori europei, con l’obiettivo di passare dalle analisi agli accordi, dalle diagnosi ai progetti.

 

matteo renzi al senato foto lapresse

Il Fii rivendica infatti una caratteristica precisa: non essere solo un forum di discussione. Attias ha ricordato che in nove anni di attività a Riad sono stati firmati accordi per quasi 250 miliardi di dollari.

 

La missione dichiarata è portare questa logica anche in Europa, in un momento in cui il continente ha bisogno di capitali pazienti, politica industriale più efficace, mercati finanziari più profondi e una maggiore capacità di scalare le proprie imprese innovative.

 

Il programma si apre il 17 giugno con arrivi, incontri bilaterali, conclavi e laboratori. Il cuore politico ed economico del summit sarà però tra il 18 e il 19 giugno, con sessioni plenarie, panel e fireside chat.

 

andrea orcel commissione banche foto lapresse

Tra i protagonisti attesi ci sono Yasir O. Al-Rumayyan, governatore del Public Investment Fund saudita, presidente di Saudi Aramco e chairman del Fii Institute, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, componente del board del Fii.

 

La lista degli speaker mette insieme mondo politico, finanza, industria, tecnologia e cultura. Tra i nomi internazionali figurano la principessa Reema bint Bandar Al Saud, ambasciatrice saudita negli Stati Uniti, il ministro saudita dell’Economia Faisal Alibrahim, il ministro saudita del Turismo Ahmed Al-Khateeb, il premier albanese Edi Rama, l’ex cancelliere austriaco Sebastian Kurz, Jacques Attali, Travis Kalanick, Aidan Gomez di Cohere, Stella Li di Byd, David Maisel, fondatore di Marvel Studios, Anthony Gutman di Goldman Sachs, Stephen Dainton di Barclays, Sir Noel Quinn di Julius Baer e Manfredi Lefebvre d’Ovidio del Wttc.

 

CECILIA E RICHARD ATTIAS

Sul fronte italiano saranno presenti, tra gli altri, Andrea Orcel di UniCredit, Pierroberto Folgiero di Fincantieri, Lorenzo Mariani di Leonardo, Domitilla Benigni di Elt Group, Sergio Dompé, Andrea Pignataro di Ion Group, Maurizio Tamagnini di Fsi,

 

Nerio Alessandri di Technogym, Stefano Donnarumma del gruppo Fs, Giuseppe Sala, Paolo Barletta di Arsenale, Fabio Massoli di Cassa Depositi e Prestiti, Uljan Sharka di Domyn e Stefano Buono di newcleo.

 

Il filo rosso del summit è la domanda più urgente per l’Europa: come finanziare una nuova stagione di competitività senza perdere autonomia, coesione sociale e capacità industriale. Una delle sessioni centrali sarà dedicata al "Draghi blueprint", il piano di rilancio della competitività europea, con un confronto su politica industriale, tecnologia, AI, sicurezza, life science e unione dei mercati dei capitali.

 

GIANMARCO MAZZI

Altro capitolo chiave è la difesa. Nel panel "The €800 billion security investment" si discuterà del nuovo ciclo di spesa per sicurezza e difesa in Europa, con un’attenzione particolare alla base industriale, alle tecnologie dual use e alla relazione tra capitale pubblico e privato. Sul palco sono previsti Pierroberto Folgiero, Domitilla Benigni, Lorenzo Mariani e Hendrik Kramer. Il 19 giugno, il ministro Guido Crosetto interverrà poi sul tema della sicurezza come leva di autonomia strategica.

 

guido crosetto

 

Il programma attraversa anche il dossier energia, con un panel sul trilemma europeo tra sicurezza, costi e decarbonizzazione, e quello delle materie prime critiche, con un confronto su litio, terre rare, batterie, catene di fornitura e nuove rotte tra Europa, Medio Oriente e Stati Uniti.

 

Grande spazio sarà dedicato all’AI e alle infrastrutture digitali. Tra i momenti più attesi ci sono il confronto "Europe 2040: Power, Autonomy & Survival in the Age of AI" con Jacques Attali, il lab su AI e deep tech, la sessione sulla sovranità tecnologica con Aidan Gomez e il dialogo con Jack Hidary di SandboxAQ sull’applicazione dell’AI alla fisica e ai sistemi industriali.

 

Capitali, turismo, cultura e sport

Il summit non si limiterà ai settori tradizionalmente associati alla finanza. In agenda ci sono anche turismo, rigenerazione urbana, grandi eventi, sport, cultura, moda e intrattenimento. Il turismo sarà affrontato sia come infrastruttura economica sia come questione di sostenibilità dei territori, con sessioni dedicate agli investimenti globali, alla pressione sulle destinazioni e al ruolo delle grandi piattaforme dell’ospitalità.

andrea pignataro

 

La cultura sarà discussa come asset strategico, capace di incidere su reputazione, soft power e posizionamento internazionale. Lo stesso vale per lo sport, sempre più letto come industria globale, mercato dei diritti, leva geopolitica e destinazione di capitali sovrani e privati.

 

Nel programma anche una sessione sul futuro delle Expo e sulla loro eredità economica e urbana, con Talal AlMarri di Expo 2030 Riyadh, Dušan Borovcanin di Expo 2027 Belgrade, Dimitri Kerkentzes del Bureau International des Expositions e il sindaco di Milano Giuseppe Sala.

 

lorenzo mariani

La sessione "Capital Deployment Lab: AI & Deep Tech", affronterà invece il tema della sovranità tecnologica e degli investimenti in AI e deep tech, con Roman Axelrod di XPANCEO, Ling Ge di Tencent e Ramin Hasani di Liquid AI, in un dialogo su chip, talenti, infrastrutture sicure, capitale e rischi di frammentazione geopolitica.

 

Al di là della lista degli speaker, il summit romano ha un obiettivo di posizionamento: cambiare la narrativa sull’Europa. Non negare i problemi, dalla bassa crescita alla frammentazione dei mercati finanziari, dal ritardo nello scale-up tecnologico alla dipendenza energetica e militare, ma provare a raccontare il continente come una piattaforma ancora centrale per capitali, innovazione e industria.

 

joe biden khaled al faisal reema bandar al saud

In questo senso, Fii Priority Europe arriva in un momento in cui il dibattito europeo è dominato da tre parole: competitività, sicurezza e autonomia. La domanda che attraverserà i lavori è se l’Europa sarà capace di mobilitare capitale privato e pubblico alla scala necessaria, costruendo un modello di crescita all’altezza della competizione con Stati Uniti, Cina e nuovi poli emergenti.

 

Per Roma, il summit rappresenta anche un’occasione di visibilità internazionale. Per l’Italia, una prova della sua ambizione a presentarsi come hub tra Europa, Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. Per il Fii Institute, è il tentativo di portare nel cuore dell’Europa una piattaforma nata nel Golfo ma ormai globale, con un’agenda dichiarata: trasformare il dialogo tra finanza, politica e innovazione in investimenti concreti.

 

ATTIAS: "BASTA DIRE CHE L’EUROPA È FINITA: A ROMA PORTIAMO MILLE INVESTITORI GLOBALI"

Giorgio Rutelli per www.adnkronos.com

 

JACQUES ATTALI

Roma come luogo simbolico di una nuova possibile rinascita europea. È questa la scelta della Future Investiment Initiative, che dal 17 al 19 giugno porterà nella Capitale il FII Priority Europe 2026 Summit, ospitato al Rome Cavalieri, Waldorf Astoria Hotel.

 

Il tema scelto per l’edizione europea è "Europe Reimagined: Capital, Sovereignty & Strategic Autonomy": capitale, sovranità e autonomia strategica, in una fase in cui il continente prova a uscire dalla lunga stagione della gestione delle crisi e a ridefinire il proprio ruolo globale tra energia, tecnologia, sicurezza, finanza, industria e catene di approvvigionamento.

 

STELLA LI

Il summit riunirà 1.000 investitori globali, leader politici, grandi gruppi industriali, policymaker, innovatori, scienziati, media internazionali e rappresentanti del mondo culturale, con 150 relatori.

 

Al centro del programma ci saranno AI, dati e infrastrutture digitali, turismo e rigenerazione urbana, politica industriale verde ed energia, supply chain, commercio e sicurezza, mercati dei capitali, manifattura avanzata e deep tech. L’obiettivo dichiarato è discutere come il capitale privato e una nuova politica industriale possano contribuire alla competitività europea di lungo periodo.

 

sergio dompe

Per Richard Attias, presidente del FII Institute, la scelta dell’Italia non è casuale. Roma, spiega in questa intervista all'Adnkronos, è il luogo da cui può partire un messaggio diverso sull’Europa: non più un continente percepito come stanco, diviso o condannato al declino, ma una piattaforma centrale per investimenti, innovazione, talento e connessioni tra Nord e Sud, Est e Ovest, Mediterraneo, Africa e Balcani.

 

Tra i nomi e i profili citati da Attias figurano il governatore del Public Investment Fund saudita e presidente di Aramco Yasir Al-Rumayyan, la principessa Reema bint Bandar al Saud, ambasciatrice saudita negli Stati Uniti e figura chiave dell’iniziativa Wave sugli oceani, Mohamed Alabbar, fondatore del colosso emiratino Emaar, oltre a una delegazione saudita con diversi ministri. Ci saranno il ceo di Pimco Emmanuel Roman, di Minerva Foods Fernando Galletti de Queiroz, il presidente di Barclays Bank Stephen Daintan e il capo degli investimenti di Goldman Sachs Anthony Gutman.

 

stella li

Tra gli italiani, oltre a Matteo Renzi (nel board del FII) e a vari ministri del governo, ci saranno gli amministratori delegati di Unicredit Andrea Orcel e di Fincantieri Pierroberto Folgiero, mentre Attias auspica la partecipazione della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, compatibilmente con gli impegni internazionali di quei giorni, tra tutti il Consiglio europeo.

 

Per il fondatore, che ha alle spalle una lunga esperienza tra Davos, Clinton Foundation e la conferenza dei premi Nobel, il punto è soprattutto cambiare narrazione: "Molti ci dicono che l’Europa è finita. Io non posso accettarlo", dice all'Adnkronos. E aggiunge, premettendo un tocco di immodestia: "Quello che portiamo a Roma non è solo un’altra conferenza. È un dono all’Europa".

sebastian kurz va alla palantir

 

Richard Attias, che cosa è cambiato da quando avete lanciato il FII?

"A ottobre celebreremo a Riad la decima edizione, che sarà una tappa molto importante. Sei anni fa abbiamo avviato i FII Priority Summit, perché ci siamo resi conto che, se si vuole essere davvero inclusivi, non si può aspettare che le persone vengano una volta all’anno al nostro evento principale. Bisogna mantenere la conversazione viva ogni due o tre mesi. Il mondo sta cambiando.

 

sebastian kurz

Stiamo affrontando un nuovo ordine geo-economico e ora anche geopolitico. Per questo per noi era importante andare quasi in tutti i continenti. Siamo partiti dalle Americhe, prima New York e poi Miami, che è diventata affollata quasi quanto Riad. Poi siamo andati in Asia, scegliendo Hong Kong dopo il Covid. Siamo stati la prima grande conferenza business a tornare lì dopo la pandemia, con 1.200 delegati per quasi tre giorni".

 

Lei dice spesso che il FII non è solo una conferenza. Che cosa intende?

"Il FII è diventato un movimento. Questa è la grande differenza rispetto ad altre conferenze. Molte conferenze sono importanti perché producono conversazioni. Il FII, invece, è orientato all’esecuzione. Disegniamo e curiamo la conferenza in modo che sia focalizzata su accordi, opportunità e risultati concreti. Quando il principe ereditario Mohammed bin Salman chiese di creare qualcosa come il FII, disse:

 

giorgia meloni riceve in dono un foulard da edi rama

costruiamo una piattaforma in cui gli investitori di tutto il mondo possano venire una volta all’anno per capire dove va il denaro, sia in termini geografici sia in termini settoriali. Oggi sappiamo dove va il denaro negli Stati Uniti, sappiamo dove gli americani investono, sappiamo dove il capitale si muove in Asia, in Giappone, in Medio Oriente. Ora vogliamo portare questa conversazione anche in Europa".

 

Perché l’Europa, e perché proprio Roma?

"Negli ultimi dodici mesi, a ogni FII che abbiamo organizzato a Riad o a Miami, molti investitori e anche alcuni leader politici ci hanno detto: 'l’Europa è finita'. Questo per me è doloroso. Sono un prodotto del sistema educativo europeo, ho vissuto 25 anni della mia vita in Europa, sono arrivato in Francia dal Marocco, dove sono nato, come migrante.

 

edi rama giorgia meloni foto lapresse

Non posso accettare questa idea. Abbiamo avuto una lunga discussione nel board del FII Institute e ci siamo detti: non possiamo lasciare l’Europa da parte. E perché l’Italia? Perché pensiamo che l’Europa debba iniziare un nuovo Rinascimento. E chi ha inventato il Rinascimento?"

 

Che cosa deve raccontare oggi l’Europa di sé stessa?

"L’Europa deve essere reimmaginata, reinventata. Deve parlare di ciò che funziona. Vorrei citare il presidente Clinton: quando fu eletto, nel suo discorso inaugurale disse che non c’è nulla di sbagliato in America che non possa essere corretto da ciò che c’è di buono in America.

 

Noi speriamo che a Roma si parli di più di ciò che c’è di buono in Europa. Dobbiamo parlare dei talenti, dell’innovazione, della creatività, di come l’Europa prende sul serio la rivoluzione dell’AI, di ciò che può offrire nella nuova equazione energetica, di come può disegnare nuovi corridoi per il commercio, le supply chain, l’energia. E quale posto migliore di Roma? Una città mitica, dove tante cose sono state reinventate".

ANTHONY GUTMAN

 

Roma è anche uno snodo geografico e geopolitico.

"L’Italia è molto ben posizionata: collega il Nord e il Sud dell’Europa, l’Est e l’Ovest. È vicina ai Balcani, a Paesi che aspirano a entrare nell’Unione europea, come Montenegro e Albania, ed è molto vicina all’Africa. È un grande hub. Ma non è solo il Paese di Leonardo da Vinci e della creatività.

 

L’Italia può essere la forza motrice della reinvenzione dell’Europa. È per questo che speriamo che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni possa partecipare. Le date coincidono con altri impegni internazionali, ma sarebbe un peccato perdere l’occasione di parlare a circa mille ceo e imprenditori globali che arrivano insieme per la prima volta a Roma in questo formato".

 

Che cosa possono trovare gli investitori internazionali in Italia e in Europa?

"Devono capire perché l’Italia può essere una grande porta d’accesso all’Europa, e quali sono le opportunità nel Paese. L’immagine dell’Italia, all’estero, è spesso confusa. Noi al FII cerchiamo sempre di ospitare conversazioni che abbiano un impatto sull’umanità e sui cittadini.

MANFREDI LEFEBVRE

 

Da cinque anni realizziamo una rilevazione molto importante, il FII Priority Compass, in cui chiediamo a cittadini di tutto il mondo quale sia la loro priorità. Per cinque anni consecutivi la risposta è stata la stessa: costo della vita, costo della vita, costo della vita. È fondamentale ascoltare dai leader europei che cosa stanno facendo e che cosa intendono fare per affrontare questo problema".

 

Quali sono le altre priorità?

"La seconda è la sanità. Il Covid ha dimostrato che molti sistemi sanitari sono fragili o rotti. Poi c’è la sicurezza, che è collegata anche all’immigrazione, uno dei grandi temi che l’Europa affronta. E c’è l’inclusione tecnologica: le persone non vogliono essere escluse da questa grande rivoluzione, ma non tutti hanno accesso alla tecnologia, purtroppo anche in Europa.

 

manfredi ed elvira lefebvre d ovidio

Per questo è cruciale che i leader europei affrontino questi temi faccia a faccia con i business leader, con i giovani imprenditori, con la nuova generazione di leader e con i media. I media sono fondamentali, perché sono la cassa di risonanza di ciò che viene discusso. Come possono i cittadini accedere all’informazione e alla conoscenza se i media non sono al centro della conversazione?".

 

L’Europa ha un problema di accesso ai capitali, soprattutto quando le startup devono crescere e scalare.

"Voi dei media siete parzialmente responsabili", risponde Attias sorridendo. "Conosco molto bene l’ecosistema tecnologico, perché vengo da lì: ho iniziato la mia carriera in Ibm. Negli Stati Uniti una cosa l’hanno imparata molto presto: comunicare. L’Europa, invece, è molto debole sulla comunicazione. Parliamo sempre del bicchiere mezzo vuoto, invece di raccontare le storie di successo.

 

RENZI BIN SALMAN MEME

In Europa ci sono grandi imprenditori e grandi aziende che non hanno nulla da invidiare agli americani o ai cinesi in termini di tecnologia. Ma non ne parliamo. Se vai per strada e chiedi a dieci persone di nominare dieci aziende tecnologiche, citeranno dieci aziende americane. Forse, se sei fortunato, qualcuno citerà Mistral in Francia o qualche altra società britannica. Ma c’è molto di più".

 

Quindi il problema è anche culturale.

"In Europa siamo timidi, discreti. È quasi un tabù dire che hai successo. Dobbiamo imparare a celebrare il successo. Negli Stati Uniti, quando qualcuno vede una bella macchina, dice: un giorno ne avrò una anch’io. In Europa, te la rigano. È una questione di mentalità. Dobbiamo smettere di guardare al successo come a qualcosa di sospetto.

 

Dobbiamo raccontare meglio le nostre miniere d’oro nascoste. Alcune realtà europee sono più avanzate di aziende della Silicon Valley, ma non fanno rumore. E se non fai rumore, è più difficile attrarre milioni o miliardi".

 

Lei sostiene che l’Europa è già una potenza, ma non riesce a percepirsi come tale.

meme su matteo renzi arabo

"Se prendi l’Europa come un’unica entità e la confronti con Stati Uniti e Cina, l’Europa è la seconda area al mondo in termini di Pil. Gli Stati Uniti valgono circa 26 mila miliardi, l’Europa circa 25 o 24,5, la Cina è dietro, intorno a 18,5. Quindi le superpotenze non sono solo Stati Uniti e Cina. C’è anche l’Europa.

 

Ma non lo promuoviamo, perché l’Europa si sente divisa. Noi vogliamo celebrare il fatto che l’Europa può essere una grande destinazione per gli investimenti. Che ha un posto al tavolo e che non è affatto finita".

LAWRENZI D'ARABIA

 

Chi guarda oggi all’Europa come destinazione di investimento?

"L’Asia guarda all’Europa. Il Medio Oriente guarda all’Europa. Lo sappiamo bene: il Public Investment Fund saudita ha aperto da poco un ufficio a Parigi e ne ha già uno a Londra. Non lo fanno per beneficenza.

 

Lo fanno perché sanno che ci sono opportunità. Anche gli americani guardano all’Europa, nonostante le tensioni sui dazi. Ci sono tre grandi poli: America, Europa e Cina, ma c’è anche una nuova Asia che emerge, con Corea del Sud, Indonesia, Malesia. E nel G20 ci sono molte grandi economie europee. Per questo veniamo in Europa".

 

Che dimensioni avrà il summit di Roma?

"Siamo già quasi a mille delegati registrati e avremo circa 150 speaker internazionali. Probabilmente sarà una delle più grandi conferenze business mai ospitate a Roma. E non bisogna dimenticare che Roma è anche il Vaticano. Per questo abbiamo chiesto a Sua Santità il Papa se potrà rivolgersi alla business community. Vedremo che cosa accadrà nei prossimi giorni".

 

PIERROBERTO FOLGIERO CLAUDIO GRAZIANO

Il FII rivendica una differenza rispetto ad altri grandi forum internazionali: i risultati concreti. Quali numeri potete indicare?

"In nove anni di FII a Riad non abbiamo firmato memorandum d’intesa simbolici. Abbiamo firmato accordi reali per un totale di quasi 250 miliardi di dollari. Questa è la realtà. Non c’è un’altra conferenza al mondo che possa mostrare questo livello di esecuzione. Per questo diciamo di essere la principale conferenza di investimento al mondo, e siamo orgogliosi di questo risultato".

 

Oltre alle conferenze, che cos’è oggi il FII Institute?

"Abbiamo duemila membri. All’inizio non avevamo un programma di membership, ma molti Ceo ci chiedevano di far parte di ciò che stavamo costruendo: sostegno a cause, aiuto ai giovani imprenditori, investimenti in Paesi dove portiamo acqua pulita, educazione, computer.

 

Pierroberto Folgiero

Abbiamo un pilastro molto importante che si chiama Act: vogliamo guidare anche con l’esempio. Non siamo semplicemente organizzatori di conferenze. Abbiamo indici, pubblicazioni e iniziative. Quest’anno probabilmente lanceremo un nuovo indice, Capital in Motion, per capire anno dopo anno dove si muove il denaro. Abbiamo un altro indice che analizza come i Paesi investono in sanità. E abbiamo quattro grandi filoni di lavoro: AI e robotica, healthcare, sostenibilità ed educazione".

 

Lei ha citato Wave, l’iniziativa sugli oceani.

"Wave è un’iniziativa straordinaria su come proteggere, pulire e rigenerare gli oceani. Abbiamo molti partner e una grande base dati per capire davvero qual è la situazione. Tutti parlano degli oceani, ma pochi sanno esattamente che cosa sta accadendo. L’ecosistema sottomarino è in una crisi gravissima.

 

Se non proteggiamo e rigeneriamo gli oceani, avremo problemi enormi, perché sappiamo quanto gli oceani portano all’umanità. E gli imprenditori che partecipano alle nostre iniziative vogliono investire con un purpose, uno scopo, rispondere alle priorità dei cittadini".