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CHE FACCIA DI GOMMA QUESTI CINESI – SINOCHEM, PRIMO AZIONISTA DI PIRELLI CON IL 34%, PROPONE UNO SCORPORO DELLE ATTIVITÀ LEGATE AGLI PNEUMATICI INTELLIGENTI, PER AGGIRARE LO STOP IMPOSTO DAGLI STATI UNITI ALLE SOCIETÀ PARTECIPATE DAI CINESI – MA CAMFIN, LA HOLDING DI TRONCHETTI PROVERA, RIFIUTA: “SAREBBE PREGIUDIZIEVOLE PER IL MODELLO DI BUSINESS E PER LO SVILUPPO TECNOLOGICO DELLA SOCIETÀ”. L’OBIETTIVO È RIDIMENSIONARE LA PRESENZA DEL SOCIO CINESE SOTTO IL 10%...
Estratto dell’articolo di Marigia Mangano per “il Sole 24 Ore”
MARCO TRONCHETTI PROVERA E I CINESI DI SINOCHEM
Sinochem, primo azionista di Pirelli con il 34%, mette sul tavolo dei negoziati una proposta di scorporo delle attività legate ai pneumatici intelligenti per superare le restrizioni della normativa Usa.
Una soluzione respinta al mittente da Camfin, secondo cui il piano di lavoro proposto dagli azionisti cinesi non risolverebbero il nodo Usa.
Nel dettaglio, secondo quanto anticipato da Radiocor-IlSole24 Ore, China National Tire & Rubber Corporation, la controllata di Sinochem, avrebbe presentato al gruppo della Bicocca e alla holding di Marco Tronchetti Provera un progetto che prevede lo scorporo delle attività di Pirelli relative ai cosiddetti pneumatici intelligenti (cyber tyre) facendole confluire in una nuova entità in cui non ci sarebbe la presenza dei cinesi.
Il riferimento, dunque, è a un intervento sulla struttura di Pirelli, volto a superare le criticità relative alla normativa americana. In attesa di conferme, per ora Sinochem ha fatto sapere ufficialmente di aver «presentato una soluzione strutturata e sostenuta da solide motivazioni, basata su strumenti societari tipici e di ampio utilizzo, in linea con le migliori prassi internazionali, con l’obiettivo di risolvere sia il quadro di governance di Pirelli sia le eventuali criticità connesse ai requisiti regolamentari statunitensi», si legge in una nota diffusa ieri in serata.
[…] A stretto giro la replica di Camfin che ha fatto sapere che il piano illustrato da Sinochem «sarebbe pregiudizievole per il modello di business di Pirelli e per lo sviluppo tecnologico della società» scrive il socio italiano.
«Inoltre, tale proposta non consentirebbe a Pirelli, in ogni caso, di essere in linea con la normativa americana sui veicoli connessi».
Dalla holding che fa capo a Marco Tronchetti Provera si ricorda, inoltre, che anche Camfin «ha avanzato una proposta nell’interesse di tutti gli stakeholders e della società, e che avrebbe permesso a Pirelli di allinearsi con certezza alla normativa Usa» e «ribadisce la propria disponibilità a discutere soluzioni nell’interesse della società, del mercato e di tutti gli stakeholders».
Resta, dunque, l’impasse […]. Sul tavolo ci sono, come dichiarato dai due azionisti, due proposte differenti e le parti appaiono distanti. Da un lato l’ipotesi di scorporo presentata da Sinochem, dall’altra una serie di soluzioni volte a un ridimensionamento del socio cinese almeno sotto il 10% di Pirelli.
Resta agli atti, per ora, solo la disdetta di Camfin ai patti di sindacato che la legavano al partner cinese e con essa l’avvio del procedimento Golden Power.
Il Governo, dalla notifica, ha dai 60 ai 90 giorni per esprimersi sul dossier, ma l’impressione è che una eventuale pronuncia sugli equilibri di Pirelli avverrà in anticipo e probabilmente prima del 17 marzo, quando sarà pienamente operativa la norma Usa sui veicoli connessi.
Questa prevede per le case auto l’obbligo di comunicare, al fine di essere autorizzate per i modelli in commercio nel 2027, la presenza di software realizzati da fornitori che abbiano nel loro azionariato soci rilevanti cinesi. Uno scenario che, a causa della significativa presenza di Sinochem (al 34% secondo le ultime comunicazioni) nel capitale Pirelli, pregiudicherebbe lo sviluppo della tecnologia Pirelli Cyber Tyre.
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