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DAGOREPORT – NESSUNO SI SOGNEREBBE MAI DI PENSARE CHE IL GIUDIZIO POSSIBILISTA DI RICCARDO MUTI SU BEATRICE VENEZI ALLA FENICE (“LASCIATELA DIRIGERE E POI LE ORCHESTRE VARIE E I CORI VARI DECIDERANNO”) DIPENDA DAL FATTO CHE LA FENICE HA ASSUNTO SUO FIGLIO, L’AVVOCATO DOMENICO MUTI, INCARICATO DI “CONSULENZA STRATEGICA E PROCACCIAMENTO DI AFFARI” PER LA MODICA CIFRA DI 30 MILA EURO ALL’ANNO – EN PASSANT, SI SCOPRE ANCHE CHE LA FENICE PAGA 39 MILA EURO PER SEI MESI, DAL 15 GENNAIO SCORSO AL 14 LUGLIO PROSSIMO, ALLA BARABINO & PARTNERS, CIOÈ L’AGENZIA CHE SI STA OCCUPANDO DELL’IMMAGINE DI BEATRICE VENEZI, SENZA GRANDE SUCCESSO VISTE LE ULTIME INFELICI USCITE PUBBLICHE DELLA SIGNORA - (AH, COME AVEVA RAGIONE LEO LONGANESI QUANDO PROPONEVA DI METTERE SUL TRICOLORE UNA GRANDE SCRITTA: “TENGO FAMIGLIA”) – VIDEO
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riccardo muti - concerto di natale in senato
Decenni di pistolotti alla fine dei concerti, un’intervista ogni quindici giorni al “Corriere”, apparizioni televisive varie e avariate, mi raccomando sempre con il cognome preceduto da “maestro”, anzi, mi ri-raccomando, con la maiuscola, “Maestro” (viene in mente Abbado: “Chiamatemi Claudio”).
Ripetendo sempre le stesse banalità, l’importanza della Cultura, identificata per lo più con sé stesso, i valori, il latino, la musica in generale e quella italiana in particolare, un’orchestra sinfonica che costa meno di un calciatore, eccetera eccetera.
Poi si verifica il più scandaloso caso di amichettismo antimeritocratico della storia musicale italiana recente e forse non solo, quello di Beatrice Venezi nominata direttrice musicale della Fenice per “pressioni da Roma”, come ammesso a favor di telecamere dal sindaco Brugnaro e Riccardo Muti, stranamente, tace.
Altri colleghi si espongono, rilasciano interviste, indossano spillette; Muti, muto. Finché, il 19 febbraio, al Regio di Torino dove dirige il “Macbeth” di Verdi messo in scena dalla figlia Chiara, pressato dai giornalisti, si esibisce in un gioco di equilibrismo verbale che però finisce per fare il gioco di Venezi.
Dice, in sintesi, che non giudica la signora perché non l’ha mai ascoltata dirigere e che se anche l’avesse ascoltata non lo farebbe. E aggiunge: “Lasciatela dirigere e poi le orchestre varie e i cori vari decideranno, pensando che nella storia che ci sono direttori che in un teatro con un’orchestra funzionano benissimo e con altre no”.
Questa, per la verità, è esattamente la posizione dell’Orchestra della Fenice, che non si è mai rifiutata di farsi dirigere da Venezi, ma non accetta che costei sia stata nominata a scatola chiusa.
Ma è ovvio che la frase di Muti viene subito strumentalizzata dai giornali pro-Venezi, specie quelli più sprovveduti. “Lasciatela dirigere” è, da sempre, il loro mantra (come dire: l’amichetto vuole giocare in Coppa Davis? Massì, teniamo in panchina Sinner o Musetti e lasciamolo provare).
Strano che Muti, sempre attentissimo ai media, non abbia calcolato l’effetto delle sue parole. Poi si scopre, anzi i lavoratori della Fenice scoprono, che dal 3 novembre 2025 al 2 novembre ‘28 è sul libro paga del teatro l’avvocato Domenico Muti, da sempre di professione figlio di, incaricato di “consulenza strategica e procacciamento di affari” per la modica cifra di 30 mila euro all’anno (del contribuente, ovvio) più il 15% di provvigione sugli affari che procaccerà, si suppone tournée all’estero.
En passant, si scopre anche che la Fenice paga 39 mila euro per sei mesi, dal 15 gennaio scorso al 14 luglio prossimo, alla Barabino & partners, cioè l’agenzia che si sta occupando dell’immagine di Beatrice Venezi, per la verità si direbbe senza grande successo viste le ultime infelici uscite pubbliche della signora.
Tornando a Muti, naturalmente non ci si sognerebbe mai di pensare che il suo giudizio possibilista su Venezi alla Fenice dipenda dal fatto che la Fenice ha assunto suo figlio. Il maestro, scusate: Maestro, è sopra ogni sospetto. Però è anche molto italiano, fierissimo di esserlo, e viene in mente Leo Longanesi quando proponeva di mettere sul Tricolore una grande scritta: “Tengo famiglia”.
LUCA BARABINO
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