messina milleri del vecchio lovaglio

CHE COSA FARA' DELFIN, ARBITRO DEL RISIKO BANCARIO TRA INTESA E MONTEPASCHI? LA HOLDING DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO, GIOCA UN RUOLO CHIAVE VISTO CHE CON IL 17,5% È IL PRIMO AZIONISTA DI MPS – CI SONO DUE STRADE: ADERIRE ALL’OPAS DI INTESA, CONFERENDO LA PROPRIA PARTECIPAZIONE IN MPS E RICEVENDO IN CAMBIO UNA QUOTA DEL 4% DEL CAPITALE DELLA BANCA GUIDATA DA MESSINA. OPPURE SCHIERARSI CON LOVAGLIO E IL PROGETTO DI AGGREGAZIONE CHE PASSA DALLE PARTITE SU BANCO BPM E BANCA GENERALI ECHE PORTEREBBE IN DOTE A DELFIN ANCHE UN AUMENTO DELLA QUOTA (10%) NEL "LEONE DI TRIESTE" - LA SCELTA FINALE SPETTERÀ AL CONSIGLIO (A CINQUE) DI DELFIN E NON AL SOLO MILLERI – LEONARDO DEL VECCHIO: “MEGLIO L’OFFERTA DI INTESA O QUELLE DI MONTEPASCHI? NON CE L’HANNO ANCORA CHIESTO (A NOI SOCI, NDR), MA SPERO CE LO CHIEDERANNO…”

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Andrea Deugeni per “Milano Finanza” - Estratti

 Il futuro del risiko bancario italiano passa anche dal Lussemburgo. In particolare dalle scelte di Delfin, la holding da circa 40 miliardi di valore della famiglia Del Vecchio, che con il 17,5% di Mps è il primo azionista di Rocca Salimbeni. La partecipazione assegna alla cassaforte presieduta da Francesco Milleri un ruolo potenzialmente decisivo nella partita che vede contrapposte le diverse strategie di consolidamento del credito italiano.

LEONARDO MARIA DEL VECCHIO - FRANCESCO MILLERI

 

 

Il primo banco di prova sarà l’assemblea straordinaria del gruppo guidato da Luigi Lovaglio in agenda il 29 ottobre. Il pacchetto di azioni in mano a Delfin avrà un peso determinante sia nella formazione del quorum sia, soprattutto, nell’esito della votazione. Una posizione che la pone di fatto al centro degli equilibri tra Intesa Sanpaolo e il suo progetto di creare la terza banca europea per market cap, stabilizzando anche l’azionariato delle Generali e il piano difensivo portato avanti invece da Lovaglio che punta a costruire il terzo polo.

 

Le due strade per Delfin tra Intesa e Mps

 

carlo messina

Sul tavolo ci sono due strade. La prima porta a Ca’ de Sass: Delfin potrebbe aderire all’opas di Intesa, conferendo la propria partecipazione in Mps e ricevendo in cambio una quota nell’ordine del 4% del capitale della banca guidata da Carlo Messina, oltre alla componente in contanti prevista dall’offerta. Il cash andrebbe ad aumentare la già ricca cassa della holding, che si aggira nell’ordine di 8 miliardi.

 

In questo scenario la famiglia Del Vecchio diventerebbe uno degli azionisti di riferimento del maggiore gruppo bancario italiano, dietro al blocco delle fondazioni. L’alternativa è sostenere la strategia di Lovaglio e il progetto di aggregazione che passa dalle partite su Banco Bpm e Banca Generali. Il successo delle controfferte porterebbe in dote a Delfin anche un aumento della quota (10%) in Generali grazie al dividendo straordinario del 4% del Leone che Siena ha promesso ai propri azionisti in caso di perfezionamento di una delle due ops.

 

Il mandato a Lazard e le eredità strategiche

 

La cassaforte ha affidato a Lazard il mandato di esaminare le alternative. Nei suoi investimenti in banche e assicurazioni, Del Vecchio puntava a costruire campioni finanziari internazionali sul modello Luxottica, giganti in grado poi di accompagnare la crescita oltre confine delle imprese italiane. E in quest’ottica seguire ancora la legacy del fondatore potrebbe voler significare il supporto al take-over di Intesa.

Lovaglio

 

La scelta finale spetterà al consiglio (a cinque) di Delfin e non al solo Milleri che come visto a giugno scorso è stato messo in minoranza sul tema delle garanzie al socio-erede Leonardo Maria Del Vecchio per il mega-prestito da 11 miliardi finalizzato all’acquisto del 25% di Delfin in tasca ai fratelli Luca e Paola Del Vecchio.

 

Lo scontro sulla governance tra gli eredi Del Vecchio

 

La valutazione si intreccerà con un'altra partita, tutta interna alla holding: quella della governance e dei rapporti tra gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio che da quattro anni non riescono a chiudere la successione, scontrandosi su riassetto e dividendi. Lo statuto della cassaforte assegna a Milleri e al consiglio il potere di decidere in autonomia.

 

LUIGI LOVAGLIO E CARLO MESSINA

Alla luce delle critiche mosse a Milleri stesso dal quartogenito di Del Vecchio e dei mal di pancia di alcuni azionisti sulla governance, il board cercherà però di coinvolgere la famiglia nella scelta. Anche per rasserenare gli animi dopo gli ultimi attacchi. «Meglio l’offerta di Intesa o quelle di Montepaschi? Non ce l’hanno ancora chiesto (a noi soci, ndr), ma spero ce lo chiederanno», ha risposto Del Vecchio jr, interrogato sul tema al Forum Ambrosetti di Cernobbio.

philippe donnet agorai innovation hub L IMPERO DELLA FAMIGLIA DEL VECCHIO

 

INTESA POUR HOMME paola del vecchioLUCA DEL VECCHIO QUOTE IN DELFIN EREDI DEL VECCHIO - CORRIERE DELLA SERA

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paola del vecchio