luigi lovaglio francesco gaetano caltagirone milleri monte dei paschi mps

DAGOREPORT - FERMI TUTTI! LA VITTORIA DI CALTAGIRONE AL PALIO BANCARIO DI SIENA NON APPARE SCONTATA: LA LISTA ALTERNATIVA DI TORTORA-LOVAGLIO RIAPRE I GIOCHI – TUTTO GIRA INTORNO ALLA DECISIONE DELLA HOLDING DELFIN, PRIMO SOCIO DI MPS COL 17,5%: VOTERÀ LA LISTA DEL CDA IN COMPAGNIA DI CALTAGIRONE O SI ASTERRÀ? – MA ANCHE L’ASTENSIONE DEL GRUPPO GUIDATO DA UN FRANCESCO MILLERI SEMPRE PIU' TERRORIZZATO DALL’INCHIESTA GIUDIZIARIA DI MILANO E DALLA LITIGIOSITÀ DEGLI OTTO EREDI DEL VECCHIO, POTREBBE GIOCARE A FAVORE DI LOVAGLIO - COME MAI IL PRESIDENTE DI MEDIOBANCA, VITTORIO GRILLI, SUGGERITO DA MILLERI, SI SAREBBE MOSSO A FAVORE DI LOVAGLIO? - COSA FARANNO GLI INVESTITORI ISTITUZIONALI CHE HANNO QUASI IL 60% DEL CAPITALE MPS? - CON LA QUOTA DEL 4,8%, IL MEF DI GIORGETTI E UN GOVERNO AZZOPPATO DALLA DISFATTA DEL REFERENDUM SI MUOVERANNO DIETRO LE QUINTE PER SOSTENERE UNO DEI CONTENDENTI O MANTERRANNO UNA RIGIDA NEUTRALITÀ? AH, SAPERLO…

Vai all'articolo precedente Vai all'articolo precedente
guarda la fotogallery

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

DAGOREPORT

Fermi tutti! Al palio bancario di Siena il prossimo 15 aprile potrà succedere di tutto. A rompere le uova nel paniere è Luigi Lovaglio, il Ceo messo alla porta da Caltagirone, ricicciato grazie a una terza lista per il rinnovo del CdA di Monte dei Paschi di Siena, presentata da Plt Holding della famiglia Tortora, che detiene oltre l'1,2% del capitale dell'istituto. 

 

Ma per scodellare una lista di 15 nomi e quindi candidata a concorrere per la maggioranza del cda, con Lovaglio confermato come Ceo e Cesare Bisoni, già presidente di Unicredit, indicato per il ruolo di presidente, la domanda sorge spontanea: ‘sto Tortora è fuori di testa, avendo in tasca appena l'1,2%?

LUIGI LOVAGLIO MONTE DEI PASCHI DI SIENA

 

Oppure: l’imprenditore della Plt Holding conta di avere altri appoggi all’assemblea dei soci Mps del 15 aprile, chiamata a rinnovare il CdA che deciderà l’equilibrio di potere della banca per i prossimi anni?

 

In una lettera “ai colleghi azionisti” di Mps, Tortora elenca i “rischi” che corrono votando la lista del Cda, messa a punto dal Comitato Nomine di Mps presieduto da Lombardi, che vede Fabrizio Palermo come unico candidato Ceo e Nicola Maione presidente.

PIERLUIGI TORTORA

 

Intanto, il tema della “coerenza” e della “continuità operativa”: ‘Il cda uscente, che solo a inizio dicembre aveva riaffermato, all'unanimità, dopo la notizia dell'avviso di garanzia da parte della Procura di Milano, l'idoneità di Lovaglio al ruolo di Ad, nei tre mesi successivi non ha fornito "alcuna spiegazione pubblica per questo ripensamento. Gli azionisti hanno il diritto di chiedere cosa sia cambiato e perché", si legge nella lettera di Tortora.

 

FABRIZIO PALERMO

 

 

Appoggiandosi alla raccomandazione della vigilanza bancaria della Bce che il nuovo CEO abbia una "rilevante esperienza bancaria", Tortora mette nel mirino la candidatura di Fabrizio Palermo, attuale numero uno di Acea, un manager "che non fa parte del cda, non ha una conoscenza diretta della governance della banca, dei suoi rapporti con le autorità di regolamentazione, delle sfide legate all'integrazione… Questo è un rischio che noi, in qualità di azionisti, non possiamo permetterci di correre".

 

GIORGIO GIRONDI

Oltre a contare sul sostegno di Giorgio Girondi, presidente di Ufi Filters, che ha una quota del 3,001%, il sogno del duplex Lovaglio-Tortora è di riuscire ad aggregare intorno a un 15% di Mps. Obiettivo possibile unicamente pescando voti a favore nel vasto azionariato della banca senese, quel 55-58% del capitale che segue le indicazioni dei proxy Iss e Glass Lewis, i quali di solito appoggiano la Lista del Cda.

 

Un ‘’vasto programma’’, direbbe De Gaulle, quello che frulla nelle teste di Tortora e Lovaglio. Ma se riuscissero all’assemblea del 15 aprile a mettere insieme una quota di capitale oltre il 10%, la strada per Rocca Salimbeni diventerebbe una impervia salita per la lista del Cda che propone Maione presidente e Palermo amministratore delegato, manager caro a Caltagirone che vanta una partecipazione intorno al 12%.

nicola maione mauro masi foto di bacco

 

A Piazza Affari, le mosse di Tortora-Lovaglio stanno suscitando una ridda di rumors e di ipotesi, a partire dal fatto che fanno leva su quel mondo finanziario milanese che non ha mai metabolizzato l’assalto dell’indigesto Caltagirone romano al santuario di Mediobanca, che ha portato la Procura di Milano ad iscrivere nel registro degli indagati il trio Caltagirone-Lovaglio-Milleri per “concerto occulto”.

 

Sempre tra gli “addetti ai livori” di Piazza Affari, circola l’indiscrezione che il duo Lovaglio-Tortora avrebbe addirittura bussato alla porta di Delfin, guidata da un Milleri sempre più frastornato dalle indagini giudiziarie e dalla litigiosità continua degli otto eredi Del Vecchio, in gran parte propensi a fare cassa con la cessione delle partecipazioni finanziarie della holding degli occhiali.

Vittorio Grilli

 

Voci, chiacchiere, polpette avvelenate si intrecciano e lievitano ma che vengono poi sommate a quanto scritto ieri da Giuliano Balestrieri su “La Stampa”: “A favore della lista alternativa, si sarebbe mosso anche il presidente di Mediobanca Vittorio Grilli, a titolo puramente personale”.

 

E prosegue: “Di certo, nei piani di Lovaglio, una volta completata la fusione tra Siena e Piazzetta Cuccia il banchiere sarebbe potuto diventare numero dell'intero gruppo. Anche alla luce degli ottimi rapporti che vanta con Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni, e con cui ha gestito delicati dossier, non ultimo, la cessione della rete Tim agli americani di Kkr”.

 

FRANCESCO MILLERI

Ora va anzitutto sottolineato che il nome di Grilli alla presidenza di Mediobanca fu suggerito all’epoca da Francesco Milleri, e l'orientamento di voto di Delfin (primo azionista con il 17,5% del capitale) rimane l'incognita principale che deciderà i futuri vertici della banca senese.

 

Al momento, lo scenario più probabile per Delfin appare quello dell'astensione, una linea che sembra condivisa anche dal Ministero dell'Economia e delle Finanze guidato da Giorgetti (4,8%) e da Banco BPM (3,7%).

luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli

 

Ma se Delfin decidesse di votare invece di astenersi, il suo 17,5% diventerebbe l'ago della bilancia. Senza il suo supporto, la lista del CdA dovrà cercare alleanze esterne per battere la concorrenza di Lovaglio.

 

Che la lista del Cda senta il fiato sul collo di una sconfitta all’assemblea del 15 aprile lo si evince da un esposto a Consob, Banca d'Italia e Bce che accusa Lovaglio di “aver violato i propri doveri e di aver fornito informazioni fuorvianti al mercato”, presentato dagli avvocati di Legance e da Andrea Zoppini

 

andrea zoppini foto di bacco (1)

Nel mirino dei legali è ovviamente Lovaglio: “Quando il banchiere ha partecipato alla Morgan Stanley European Financials Conference di Londra, incontrando analisti e investitori istituzionali nella veste di capoazienda senza fare cenno ai propri progetti”.

 

Finale: “Una condotta che configurerebbe, secondo l'esposto, una violazione dell'obbligo di agire nell'interesse della banca e di dichiarare eventuali interessi personali al consiglio’’.

 

Come si è visto al referendum sulla giustizia, anche al palio bancario del 15 aprile potrà succedere di tutto, di più…

GIANCARLO GIORGETTI - GIORGIA MELONI - FOTO LAPRESSE

 

MPS, LA LISTA DI LOVAGLIO PUÒ VINCERE LA SFIDA PER IL VERTICE? ECCO GLI SCENARI PER L’ASSEMBLEA DI SIENA, IL RUOLO CENTRALE DI DELFIN

Andrea Deugeni e Luca Gualtieri per www.milanofinanza.it  - Estratto

…………………………………

 

Da quando il banchiere (Lovaglio) è stato estromesso dalla lista del board il titolo Mps ha perso il 12%. Un ribasso condizionato dagli investitori istituzionali che in Mps detengono oltre il 60% del capitale.

BARBARA TADOLINI

 

A essere perplessi sono soprattutto i fondi stranieri a cui la situazione senese appare decisamente poco chiara. E gli azionisti italiani? Il 17,5% del Montepaschi è in mano a Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio che in passato ha sostenuto Lovaglio. Barbara Tadolini, rappresentante della holding nell’attuale board, ha disertato la riunione del consiglio che ha esautorato Lovaglio e ha dichiarato la propria indisponibilità a un rinnovo, un segnale al processo decisionale del board su cui pure la Bce ha acceso un faro. 

 

GAETANO CAPUTI

Con Delfin, Mef e Banco Bpm verso l’astensione e Caltagirone fermo all’11%, la lista del consiglio avrà bisogno di alleati per raggiungere la maggioranza e, con la discesa in campo di Lovaglio, l’obiettivo non appare scontato.

 

Gli occhi sono puntati sui grandi fondi italiani e internazionali, alcuni dei quali hanno depositato le azioni per il Comitato dei gestori di Assogestioni: Algebris, Amundi, Arca, BancoPosta, Eurizon, Fidelity, Fideuram, Fineco, Mediolanum, con lo 0,7%.

 

GLASS LEWIS

Cosa faranno gli investitori istituzionali? Voteranno per il comitato dei gestori o una delle due liste di maggioranza? E cosa farà BlackRock che, con il suo 5%, è ancora il maggior investitore straniero nel capitale di Siena? Poi ci altri grandi istituzionali come Vanguard Group e Norges Bank, un altro 7%.

 

E, nonostante la sua probabile astensione, il Mef e il governo si muoveranno dietro le quinte per sostenere uno dei contendenti o manterranno una rigida neutralità?

I SOCI DI DELFIN - EREDI DI LEONARDO MARIA DEL VECCHIO

 

E poi c’è il socio principale, quello che Lovaglio ha sempre considerato il suo azionista di riferimento: Delfin. Riuscirà a ottenere anche i suoi voti? Già l’astensione comunque giocherebbe a favore del ceo uscente. Di certo la lista Tortora-Lovaglio riapre i giochi sul futuro del Montepaschi.