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FIDARSI È BENE, DIFFIDARE È MEGLIO - IL CDA DI CATTOLICA DIFFIDA L'EX NUMERO UNO MINALI, CHE FU DEFENESTRATO A SORPRESA LO SCORSO 31 OTTOBRE, A PARLARE DI QUESTIONI SOCIETARIE. DELLA SERIE: TI ABBIAMO CACCIATO E DEVI ANCHE TACERE - L'INIZIATIVA È STATA PRESA DAL CONSIGLIO DOPO ALCUNI ARTICOLI IN CUI CI SI RIFERIVA AL LAVORO DI INDAGINE DA PARTE DELLA CONSOB E DELL'IVASS
Luca Pagni e Vittoria Puledda per ''la Repubblica''
Nuovo capitolo nello scontro al vertice del gruppo Cattolica Assicurazioni. Il consiglio di amministrazione della compagnia veronese ha inviato una lettera di diffida all' ex amministratore delegato Alberto Minali, defenestrato a sorpresa il 31 ottobre scorso con una votazione a larga maggioranza. Nel documento - questa volta approvato all' unanimità ad eccezione dell' interessato in una riunione di consiglio che si è tenuta due giorni fa - si fa riferimento a «iniziative e notizie di stampa in relazione all' avvenuta revoca delle deleghe operative con l' effetto di scendere nel merito di fatti gestionali che dovrebbero essere di principio riservati, al di là delle personali valutazioni al riguardo ».
Secondo fonti finanziarie, l' iniziativa è stata presa dal cda di Cattolica dopo alcuni articoli in cui ci si riferiva al lavoro di indagine da parte della Consob (Cattolica è una società quotata in Borsa) e dell' Ivass (l' istituto di vigilanza delle assicurazioni). Nella lettera indirizzata a Minali e che Repubblica ha potuto consultare è scritto: «Non possiamo non farle presente e formalmente rammentarle, ovviamente stante la sua carica di consigliere di amministrazione oltre che in qualità di socio... il suo dovere fiduciario di corretto svolgimento del rapporto di amministrazione e, quale sua prima declinazione, l' obbligo di riservatezza sui fatti gestionali, al di là del suo diritto di opinione che, nella sua situazione deve essere subordinato a quel dovere».
La lettera prosegue, quindi, con la diffida in senso stretto: «La invitiamo, quindi, a una consona interpretazione del suo ruolo nell' interesse primario della società, dovendoci riservare, in caso contrario le opportune iniziative ».
In pratica, se gli episodi si ripeteranno - stando a quanto è stato possibile apprendere - non potrà che esserci un' azione legale da parte del consiglio di amministrazione nei confronti del manager. «Le ragioni della revoca delle deleghe - si legge ancora nella lettera - sono state e restano quelle espresse in sede di consiglio di amministrazione, come a lei noto perché partecipante alla delibera, a larghissima maggioranza e che attengono in sostanza al venire meno, oggettivamente, dell' imprescindibile fiducia dell' organo delegante verso il delegato e quindi nei suoi confronti ». Visti i termini del confronto, ci si può aspettare che l' iniziativa del consiglio di amministrazione avrà presto nuovi seguiti.
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