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GOOGLE DOVEVA ESSERE “DISTRUTTO” DALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E INVECE SOPRAVVIVE… E ADESSO FA TREMARE LA CONCORRENZA – DOPO ESSERE RIMASTA INDIETRO RISPETTO A OPENAI E ALTRE AZIENDE DI IA, “BIG G” STA GUADAGNANDO TERRENO, LANCIANDO MODELLI DI “AI” CHE IN ALCUNI CASI SUPERA CHATGPT – TUTTO MERITO DI UNA DISPONIBILITÀ FINANZIARIA SUPERIORE ALLA COMPETIZIONE E UN’INFRASTRUTTURA TECNOLOGICA PROPRIETARIA, CHE HA CONSENTITO AL COLOSSO DI MOUNTAIN VIEW DI INTEGRARE I “BOT” SENZA COMPROMETTERE IL PROPRIO MODELLO DI BUSINESS, MA ANCHE…
Sintesi dell’articolo di Katherine Blunt per il “Wall Street Journal”
La rincorsa di Google all’intelligenza artificiale, dopo essere rimasta inizialmente indietro rispetto all’ascesa di ChatGPT, è diventata nel giro di pochi mesi una vera controffensiva industriale e tecnologica.
Come ricostruisce Katherine Blunt per il Wall Street Journal, la svolta arriva nell’estate del 2024, quando un nuovo generatore di immagini sviluppato nei laboratori DeepMind viene caricato quasi per caso su una piattaforma di benchmark con il nome improvvisato di “Nano Banana”. Nel giro di giorni lo strumento scala le classifiche, diventa virale sui social e supera di gran lunga le aspettative interne sull’uso, contribuendo a far esplodere i download dell’app Gemini.
Quel successo simbolico anticipa un cambio di passo più profondo. Google, controllata da Alphabet, riesce infatti a lanciare entro l’autunno il suo modello Gemini più potente, che in diversi test supera ChatGPT e riporta l’azienda in testa alla competizione globale sull’AI. È il risultato di scelte maturate nel tempo: una cultura scientifica radicata, investimenti miliardari in hardware proprietario e una riorganizzazione della leadership che ha favorito una sperimentazione più rapida.
Secondo il Wall Street Journal, la forza di Google sta anche nell’aver difeso — almeno per ora — il suo cuore economico: la ricerca online e la pubblicità. Mentre i chatbot stanno cambiando il modo in cui gli utenti interrogano internet, Google è riuscita a integrare l’AI senza compromettere il proprio modello di business, iniziando al contrario a generare nuovi ricavi sia dagli annunci associati alla ricerca potenziata dall’AI sia dalle versioni a pagamento di Gemini per consumatori e imprese, oltre che dalla vendita di chip sviluppati internamente.
Il confronto con OpenAI resta serrato. Il lancio di Gemini di novembre, che secondo Blunt ha messo in allarme i vertici di OpenAI, ha spinto il rivale a rispondere con una nuova versione più potente di ChatGPT. OpenAI conserva un vantaggio netto in termini di utenti, ma Google ha dimostrato di poter recuperare terreno grazie a risorse finanziarie superiori e a un’infrastruttura tecnologica proprietaria.
Il percorso non è stato lineare. Per anni Google aveva adottato un approccio prudente sui chatbot, temendo rischi reputazionali legati a risposte scorrette o discriminatorie. Questa cautela, racconta il Wall Street Journal, ha frustrato molti ricercatori e permesso a OpenAI di conquistare il pubblico. Il lancio maldestro di Bard nel 2023, con un errore su James Webb che fece crollare il titolo in Borsa, è stato uno dei momenti più critici. Da lì, però, l’azienda ha accelerato, unificando Google Brain e DeepMind e coinvolgendo di nuovo Sergey Brin nello sviluppo.
Un altro tassello chiave è Project Magi, l’iniziativa interna per ripensare la ricerca in chiave AI conversazionale. L’introduzione di AI Overviews e della nuova AI Mode ha segnato il più grande restyling del motore di ricerca degli ultimi anni, spingendo gli utenti verso interrogazioni più complesse e rafforzando l’argomento difensivo di Google anche sul fronte antitrust.
Il successo ha avuto un costo: la domanda esplosiva di immagini e testi generati dall’AI ha messo sotto stress la capacità di calcolo. Ma proprio qui emerge uno dei vantaggi strutturali di Google, sottolinea Blunt: i chip proprietari TPU e l’ultima generazione, Ironwood, hanno ridotto drasticamente i costi operativi, trasformando una debolezza in un vantaggio competitivo. Non a caso, le indiscrezioni su una possibile vendita di questi chip a Meta hanno fatto tremare Nvidia in Borsa.
A fine 2025, con oltre 650 milioni di utenti mensili su Gemini e modelli che competono ai massimi livelli, Google appare di nuovo al centro della rivoluzione dell’AI. Come scrive il Wall Street Journal, la minaccia rappresentata dai chatbot non ha distrutto il colosso della ricerca: lo ha costretto a reinventarsi, dimostrando che la sua scommessa sull’intelligenza artificiale — iniziata anni prima che diventasse di moda — sta finalmente pagando.
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