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E vabbè, rassegniamoci a vivere anche in quest'epoca di crisi e lontana anni luce dai fasti della Belle Ãpoque, a una nuova stagione tutta a favore dei narcisi e degli esibizionisti.
"Dove sono i santi?", si domandava Ennio Flaiano. Per poi chiosare ironico: "Dovremo morire in odore di pubblicità ".
E sotto i lustrini della frivolezza modaiola si nasconde la crisi di una città , Milano, che assiste indolente e rassegnata al declino inesorabile sia della Mediobanca cucciana (con un saldo negativo di oltre un miliardo di euro) sia del Corrierone albertiniano, costretto a vendere la sede storica di via Solferino nel tentativo di evitare il fallimento (un miliardo di debiti).
E, come vedremo, la storia dell'ex "salotto buono" della finanza italiana ancora una volta torna a intrecciarsi con quella, altrettanto malinconica, dell'ex quotidiano della buona borghesia lombarda oggi diretto da Flebuccio de Bortoli.
Così, nell'attesa che si consumi il cambio di stagione, all'ombra della Madonnina a farla da protagonista è il narciso di Casetta d'Ete, Dieguito Della Valle, che arrivato alla soglia sessant'anni sembra avere un conto aperto con gli "arzilli vecchietti" della finanza e del Made in Italy.
Ieri i banchieri Geronzi-Bazoli, oggi lo stilista Giorgio Armani che se ne va in giro - almeno a dare ascolto ai deliri dello scarparo-gonzo - con la sua maglietta girocollo nera invece di sponsorizzare il restauro del Castello Sforzesco. Come fa fatto lui, con i soldi dell'azienda, nel risanamento del Colosseo.
Insomma, Dieguito - leader indiscusso della "mejo gioventù anziana" (copyright Cesare Geronzi) -, arrivato ormai alla soglia dei sessant'anni e alla caccia di pubblicità sta sempre lì a ricordare il compleanno degli altri e non la sua età (matura) o quella del suo amichetto-socio, Luchino Cordero di Montezemolo, che alla velocità di Italo ha già superato i 65 anni.
Per non dire del suo soave badante, Carlito Rossella, che di anni ne ha quasi la metà del presidente della Fiat, Yaky Elkann. Il nipote dell'Avvocato che gli si è messo di traverso nella disputa sulla presa di potere del Corrierone.
Una partita "al buio" quella su Rcs, ancora tutta da giocare. Una vicenda che, appunto, è legata a filo stretto con il futuro di Mediobanca. In vista del consiglio d'amministrazione dell'Rcs convocato per la fine di settembre, all'ordine del giorno l'alienazione degli immobili Solferino-San Marco, appare chiaro che non c'è alcuna intesa tra gli ex pattisti del gruppo che torneranno a riunirsi il 7 ottobre.
Nei giorni scorsi l'amministratore delegato di piazzetta Cuccia, Alberto Nagel, ha ripetuto a Yaky Elkann che l'idea di un "pattino" tra la Fiat, primo azionista con il 20,05&, e Mediobanca, ora sceso dal 15,45% al 14,99%, non si può fare. Anche per effetto delle minacce del narciso Della Valle (fuori dal patto con l'8,99%) che ha minacciato un esposto in tribunale.
E dagli uffici alti di Mediobanca si torna a ripetere con insistenza che la banca (o quel che resta dell'era cucciana) vuole disfarsi delle minusvalenze procurategli dalla partecipazione in Rcs.
Tramontato sul nascere l'asse di ferro Fiat-Mediobanca e dopo la scomparsa del Re della sanità lombarda, Giuseppe Rutelli, stavolta non sarà facile per il presidente di Banca Intesa, Abramo Bazoli, trovare un nuovo cavaliere bianco che possa salvare il Corrierone.
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