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LA STRATEGIA DELLA PENSIONE – L’INPS METTE UNA PEZZA ALL’ULTIMO BUCO DEGLI ESODATI, CHE RIGUARDA CHI HA SFRUTTATO STRUMENTI DI USCITA ANTICIPATA DAL LAVORO E RISCHIA DI RITROVARSI SENZA REDDITO E SENZA CONTRIBUZIONE A CAUSA DELL’AUMENTO DEI REQUISITI PENSIONISTICI PER L'ADEGUAMENTO AUTOMATICO ALLA SPERANZA DI VITA – PER RIMEDIARE AL PROBLEMA SONO PREVISTI “ASSEGNI PONTE”...
Estratto dell’articolo di Valentina Conte per www.repubblica.it
Mai più esodati. Se l’età e i contributi per la pensione si allungano, nessuno dovrà restare scoperto. Lo chiarisce la circolare Inps n. 41, scritta in accordo con il ministero del Lavoro, che risolve non solo il problema – denunciato per prima dalla Cgil – di quanti hanno già lasciato il lavoro con accordi di scivolo, isopensione o contratti di espansione e rischiavano di restare senza assegno ponte e senza pensione per 1 mese nel 2027 e 3 mesi nel 2028.
Ma anche quello di chi, da oggi in poi, farà gli stessi accordi e potrebbe trovarsi nella stessa situazione perché nel frattempo i requisiti previdenziali aumentano con l’adeguamento alla speranza di vita.
Il nodo nasce dall’aumento dei requisiti pensionistici legato alla speranza di vita: +1 mese nel 2027 e +2 mesi nel 2028. Gli strumenti di uscita anticipata – fondi bilaterali, isopensione, contratti di espansione – erano costruiti per accompagnare i lavoratori fino alla pensione entro limiti massimi di 5 o 7 anni. Con l’allungamento dei requisiti, alcuni lavoratori rischiavano di restare senza copertura fino a tre mesi.
A sollevare il caso è stata la Cgil, che ha stimato una platea potenziale di 55 mila lavoratori a rischio esodati. [...]
La circolare cambia l’impostazione: l’aumento dei requisiti si applica anche agli scivoli, ma gli strumenti di accompagnamento non si interrompono. L’Inps chiarisce che gli assegni possono essere prorogati fino alla prima decorrenza utile della pensione, anche oltre i limiti ordinari di durata.
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marina elvira calderone foto di bacco
Il principio è semplice: gli scivoli non hanno più una durata rigida, ma seguono il raggiungimento della pensione. L’Inps introduce una valutazione «in via prospettica», cioè considerando fin dall’inizio anche gli aumenti futuri dei requisiti. È questo passaggio che evita la formazione di nuovi esodati.
La copertura resta a carico di imprese e fondi. La circolare chiarisce che l’assegno può continuare anche oltre i limiti previsti, «fermo restando il versamento da parte del datore di lavoro». Non interviene quindi la finanza pubblica: sono aziende, banche e assicurazioni a sostenere il costo.
La circolare interviene anche sui casi già bloccati. Le domande respinte perché non rientravano più nei requisiti devono essere accolte, e quelle già chiuse possono essere riesaminate. È la soluzione per i lavoratori rimasti senza assegno ponte nei primi mesi del 2026. [...]
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