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“LA CRESCITA ITALIANA SI È INDEBOLITA E PER I PROSSIMI ANNI SARÀ MODESTA” – IL GOVERNATORE DI BANKITALIA, FABIO PANETTA, ALL’INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO DELL'UNIVERSITÀ DI MESSINA, SMENTISCE LA NARRAZIONE TRIONFALISTICA DI GIORGIA MELONI: “LA PRODUTTIVITÀ CHE RISTAGNA E LA BASSA INNOVAZIONE CAUSANO DEBOLEZZA DEI REDDITI E SALARI” – IL NODO DELLA FUGA DEI CERVELLI: “UN LAUREATO TEDESCO GUADAGNA L’80% IN PIÙ DI UN ITALIANO E UN FRANCESE IL 30% IN PIÙ. SI TRATTA DI DIVARI CHE SI SONO AMPLIATI NEL CORSO DEGLI ANNI”
Estratto dell’articolo di Andrea Rinaldi per www.corriere.it
L'Italia deve aumentare la spesa per istruzione e conoscenza specie quella universitaria, che genera «elevati ritorni economici e sociali», se vuole stare al passo con il cambiamento tecnologico e garantirsi una «crescita stabile» visto anche il declino demografico.
Il governatore della Banca d’Italia sceglie la cerimonia di inaugurazione dell'Anno Accademico 2025-2026 dell'Università degli Studi di Messina per tornare a parlare di competitività e crescita del Paese, un binomio che può nascere solo coltivando i saperi di domani. Non a caso la sua prolusione si intitola «Investire nel futuro: giovani, innovazione e capitale umano».
[…]
Le risorse pubbliche destinate all'istruzione sono meno del 4% del Pil, quasi un punto in meno della media dell'Ue e il livello più basso tra le principali economie dell'area dell'euro, ricorda Panetta. «Metà del divario rispetto al resto della Ue riflette il minore investimento nell'istruzione universitaria.
Un adeguamento della spesa per la formazione universitaria - aggiunge il governatore - rafforzerebbe la qualità del sistema, valorizzando le elevate competenze già presenti negli atenei, potenziando il trasferimento tecnologico e creando condizioni più favorevoli allo sviluppo di imprese innovative e all'attrazione di ricercatori e docenti di profilo internazionale».
Bassi investimenti, bassi salari
giancarlo giorgetti e fabio panetta - foto lapresse
I mancati investimenti nella scuola e nell’accademia hanno una inevitabile conseguenza: la stagnazione del Paese. Il governatore di fronte alla platea lo ammette: l’economia italiana negli scorsi anni è migliorata e «ha sorpreso» per la sua «capacità di adattamento», tornando a vedere aumenti del Pil nella media dell'area dell'euro, ma «la crescita si è recentemente indebolita, come in altri paesi europei e per i prossimi anni «sarà modesta».
E il rallentamento - avvisa - riporta «in primo piano le debolezze strutturali dell'economia italiana»: produttività che ristagna e bassa innovazione, che causano debolezza dei redditi e salari».
Ma gli aumenti duraturi degli stipendi «richiedono che la produttività torni a crescere a ritmi sostenuti e che i suoi benefici siano adeguatamente ripartiti tra capitale e lavoro», ammonisce Panetta, il quale ricorda: «Dal 2000, i salari orari in Italia sono
rimasti pressoché fermi in termini reali, contro una crescita del 21% in Germania e del 14% in Francia».
E purtroppo la fuga dei cervelli non sorprende, perché è lo stesso governatore a sottolinearlo, dati alla mano: un giovane laureato in Germania guadagna in media l’80% in più di un coetaneo italiano, mentre il differenziale rispetto alla Francia è del 30%. «Si tratta di divari che si sono ampliati nel corso degli anni». […]
E c’è un altro problema: «l’esperienza mostra che, quando un’economia non dispone di professionalità adeguate, il progresso tecnologico tende ad ampliare le disuguaglianze: i lavoratori con competenze più elevate ne traggono beneficio, mentre quelli con livelli di istruzione più bassi rischiano di rimanere indietro.
La tecnologia diventa quindi un fattore di inclusione solo se incontra una forza lavoro preparata a utilizzarla. Da noi, tuttavia, le risorse pubbliche destinate all’istruzione sono meno del 4% del Pil».
Per Panetta, «un adeguamento della spesa per la formazione universitaria rafforzerebbe la qualità del sistema, valorizzando le elevate competenze già presenti negli atenei, potenziando il trasferimento tecnologico e creando condizioni più favorevoli allo sviluppo di imprese innovative e all’attrazione di ricercatori e docenti di profilo internazionale».
SALARI E POTERE D AQUISTO IN ITALIA
Per questo - è il messaggio affidato a istituzioni e studenti - «investire in istruzione, ricerca e formazione significa allora investire a un tempo nelle potenzialità del Paese e nelle aspirazioni dei singoli: nella capacità dei giovani di scegliere, di crescere, di contribuire a un’economia più dinamica e a una società più giusta.
È su questa combinazione di conoscenza e innovazione, di impegno individuale e qualità delle istituzioni che si fonda il progresso delle nostre società nell’era contemporanea» […]
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