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LEONARDINO RESTA A BOCCA ASCIUTTA (PER ORA) – IL CDA DI DELFIN RESPINGE A MAGGIORANZA LA LETTERA DI PATRONAGE RICHIESTA DA DEL VECCHIO JR, CHE SAREBBE SERVITA COME GARANZIA PER IL MAXI-PRESTITO DA 11 MILIARDI, NECESSARI PER RILEVARE LE QUOTE DEI FRATELLI LUCA E PAOLA – LEO AVEVA PRETESO UNA RISPOSTA FORMALE DEL CDA, ANCHE PER STANARE I CONSIGLIERI CONTRARI: L’AD MILLERI E IL NOTAIO NOTARI HANNO VOTATO A FAVORE. CONTRARI IL CEO DELLA HOLDING, BARDIN, E I CONSIGLIERI GIALLOMBARDO E ALOYSE MAY – IN ALTERNATIVA AL PRESTITO PRENDE QUOTA L’IPOTESI DEL BUYBACK, MA PER LE QUOTE DI TUTTI GLI EREDI. SERVIREBBERO PERÒ 20 MILIARDI, TROPPI FORSE ANCHE PER DELFIN (MA VENDENDO LE PARTECIPAZIONI IN MPS E GENERALI AL MIGLIOR OFFERENTE…)
Estratto dell’articolo di Andrea Deugeni per www.milanofinanza.it
Si divide il cda di Delfin sul sostegno finanziario da concedere a Leonardo Maria Del Vecchio per consentire al quartogenito del fondatore di Essilux di rilevare per 10 miliardi di euro le quote dei fratelli Luca e Paola.
Mercoledì 24 la riunione del board della holding lussemburghese, cassaforte dell’impero Del Vecchio, ha votato a maggioranza per respingere la lettera di patronage chiesta da Leonardo Maria a favore delle banche.
L’operazione di maxi-finanziamento da complessivi 11 miliardi di euro con Unicredit e Crédit Agricole capofila, che già era apparsa in salita dopo la lettera pubblicata sul QN (di cui Leonardo Maria è editore) e indirizzata al cda di Delfin, si è interrotta due giorni fa, dopo che Lmdv ha preteso una risposta formale dal cda presieduto da Francesco Milleri, ceo di Essilux, sul riassetto della holding anche in vista dell’assemblea dei soci di martedì 30.
[…] Di fatto è stato anche un modo per stanare i cinque consiglieri e capire chi sta con chi, dicono fonti a conoscenza del dossier. Avrebbero votato a favore Milleri e il notaio di famiglia Mario Notari. Contrari, invece, il ceo della holding, Romolo Bardin, e i consiglieri Giovanni Giallombardo e Aloyse May.
[…] Al cda di Delfin di mercoledì 24 richiesto da Leonardo Maria, il giovane imprenditore ha fatto pervenire il testo di una lettera di patronage a suo favore che Delfin avrebbe dovuto approvare. La lettera non conteneva una garanzia vera e propria a favore di Lmdv, ma una dichiarazione di impegni.
Come si legge nel documento inviato al board e visionato da MF-Milano Finanza, la lettera di Delfin «non comporta alcuna erogazione immediata, alcun finanziamento in favore di Leonardo Maria Del Vecchio, di Lmdv Fin (il veicolo scelto dal socio per l’acquisto delle due quote dei fratelli, ndr), né alcun anticipo di cassa».
Il sistema di garanzie concordato con le banche prevedeva invece «un mandato irrevocabile a vendere» le quote detenute personalmente dal quartogenito di Del Vecchio. «In caso di default», si legge sempre, Delfin si sarebbe dovuta impegnare «nei confronti di Leonardo Maria Del Vecchio e di Lmdv Fin e a beneficio dei finanziatori, a esercitare i propri diritti di prelazione/riacquisto sulle quote di proprietà di Leonardo Maria Del Vecchio e di Lmdv Fin che, in esecuzione del mandato a vendere citato, dovessero essere poste in vendita al fine di assicurare il rimborso del finanziamento».
È il cosiddetto backstop che la holding presieduta da Milleri avrebbe dovuto far scattare per evitare che le banche potessero entrare nel capitale di Delfin, una cassaforte da oltre 40 miliardi di nav con partecipazioni in Essilux, Generali, Unicredit, Mps e Covivio.
Rilevante è la specificazione del valore delle quote che Delfin avrebbe dovuto riacquistare: «L’acquisto avverrà al prezzo di 10 miliardi di euro per l'intera quota del 37,5% del capitale di Delfin», dunque, non solo il 25% complessivo di Luca e Paola che Lmdv avrebbe acquistato a debito, ma anche il 12,5% ereditato direttamente da Leonardo Maria al pari degli altri sette eredi. In sostanza, in caso di intervento da parte della cassaforte Lmdv avrebbe perso tutto.
Di tutto questo si parlerà all’assemblea della holding, a Lussemburgo. Una strada alternativa che si profila adesso potrebbe essere quella del buyback, cioè del riacquisto delle quote dei soci da parte di Delfin. Un’opportunità però da offrire a tutti gli eredi, non solo a Paola e Luca.
Alcuni potrebbero non consegnare le loro quote. Ma altri eredi potrebbero anch’essi voler liquidare le azioni, come per esempio il 21enne Clemente (che ha appena creato la propria cassaforte Mhenthe) e Rocco Basilico, fratello di Lmdv per parte della madre Nicoletta Zampillo.
Servirebbero però ben 20 miliardi, troppi forse anche per Delfin. L’ipotesi che circola è quindi di poter andare a un riparto o di procedere con acquisti a tappe, grazie ai circa 1,5 miliardi di dividendi che Delfin incassa ogni anno, oltre ai 7 miliardi di linee di credito non tirate. Contattata, Delfin non ha voluto commentare.
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