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UN MONTEPASCHI A LOVAGLIO E OLIO – AI MERCATI NON PIACE PER NIENTE IL PIANO STRATEGICO PRESENTATO DALL’AD DI MPS, LUIGI LOVAGLIO CHE PREVEDE LA FUSIONE PER INCORPORAZIONE CON MEDIOBANCA E IL DELISTING DI PIAZZETTA CUCCIA: IL TITOLO DEL “MONTE” E’ CROLLATO (-6,7%) TRASCINANDOSI ANCHE QUELLO DI MEDIOBANCA (-6,2%) - GLI ANALISTI HANNO LAMENTATO L’ASSENZA DI ALCUNE INFORMAZIONI CRUCIALI: NONOSTANTE I TARGET DEL PIANO AL 2030 SIANO CHIARI, MPS NON HA DATO GRANDI INFORMAZIONI “SUI TARGET INTERMEDI AL 2028” - MA SOPRATTUTTO, NON È STATA FORNITA ALCUNA INDICAZIONE SUL “CONCAMBIO DI FUSIONE”, CIOÈ QUANTO VERRANNO PAGATE LE AZIONI MEDIOBANCA ACQUISTATE DA MPS…

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Estratto dell’articolo di Stefano Vergine per https://www.editorialedomani.it

 

luigi lovaglio

La premier ha detto a Bloomberg che «il ruolo del governo» nell’istituto senese «è terminato». Ma, più delle sue parole, al mercato non è piaciuto il piano strategico presentato dall'amministratore delegato, che prevede la fusione per incorporazione con Mediobanca e il delisting di Piazzetta Cuccia

 

Se l’intenzione era quella di rassicurare i mercati, il tentativo è andato a vuoto. In una giornata in cui il listino principale di Piazza Affari ha chiuso le contrattazioni con un meno 0,4 per cento, i titoli peggiori sono stati Mps (-6,7 per cento) e Mediobanca (-6,2 per cento). Poco sotto, terza, Bpm (-3 per cento), azionista di rilievo di Mps insieme a Francesco Gaetano Caltagirone e alla Delfin guidata da Francesco Milleri.

 

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

Eppure, la giornata era iniziata con le migliori speranze. Prima dell’apertura dei mercati, erano state annunciate due notizie importanti per la banca senese. Da una parte il piano strategico presentato da Luigi Lovaglio, ad nominato dal governo, dato fino poche ore fa in pole position per il rinnovo della carica, che ha spiegato le intenzioni della banca dopo l’acquisizione di Mediobanca. Dall’altro lato un’intervista di Giorgia Meloni a Bloomberg.

 

Il governo e Mps

La premier si è concessa all’agenzia finanziaria statunitense per dire che «il ruolo del governo» in Mps «è terminato». Ha ricordato che dopo l’ultima cessione di quote, nel novembre 2024, il governo è rimasto con un pacchetto azionario del 4,9 per cento.

LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE

 

«Chiaramente non ci dà la possibilità di esercitare un’influenza significativa sulla governance», ha detto la premier assicurando che il governo «non parteciperà alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza». Il tema è di stretta attualità perché nei giorni scorsi Mps ha approvato una lista per i candidati al cda fatta di 30 nomi, dai quali dovranno essere estratti i 20 da proporre poi all’assemblea di aprile.

 

Tra i candidati c’è anche Lovaglio, indagato dalla procura di Milano con l’accusa di aver concorso al concerto che ha portato Caltagirone e Delfin a scalare la banca di Siena. Meloni ha voluto insomma sottolineare che il governo non partecipa alla nomina del nuovo ad di Siena, ma la dichiarazione non ha sortito effetti benefici per la banca. Il titolo, che era già partito molto male, è sprofondato.

 

ROBERTO PELLICANO

Il piano Lovaglio

Più che la dichiarazione di Meloni, al mercato non è piaciuto il piano strategico presentato da Lovaglio, che prevede la fusione per incorporazione con Mediobanca e il delisting di Piazzetta Cuccia. Gli analisti hanno spiegato le vendite sul titolo con l’assenza, nel piano, di alcune informazioni cruciali.

 

Intermonte ha scritto che, nonostante i target del piano al 2030 siano chiari, Mps non ha dato grandi informazioni «sui target intermedi al 2028». Ma soprattutto, ha fatto notare Equita, «non è stata fornita alcuna indicazione sul concambio di fusione», cioè quanto verranno pagate le azioni Mediobanca acquistate da Mps.

 

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE MILLERI

Eppure Lovaglio aveva dato in pasto agli analisti informazioni che, sperava, avrebbero sostenuto il titolo. […] Gli investitori hanno venduto il titolo di Siena e anche quello della sua preda, Mediobanca. Un tonfo che arriva dopo che giovedì, in commissione Banche al Senato, i magistrati della procura di Milano hanno ricordato la loro tesi accusatoria. Tra Caltagirone e Delfin, hanno detto, c’è stato un «accordo occulto» per conquistare la maggioranza di Mps e poter così ottenere finalmente il controllo di Generali. Una «saldatura d’interessi di vecchia data», in cui sarebbe stato di «supporto fondamentale» proprio Lovaglio, il manager che ancora oggi guida Mps.