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Anna Del Toro per Dagospia
"In cinque anni sono riusciti a distruggere una banca secolare, nata nel 1472. Dal 2007 ad oggi la Fondazione, dilaniata come la banca dalla guerra di potere che vede da una parte uomini di Massimo D'Alema, come il sindaco Ceccuzzi e dall'altra gli uomini della Margherita come Gabriello Mancini, presidente della Fondazione, ha sperperato un patrimonio di quasi 6 miliardi. Oggi si trova tra le mani azioni Mps e un mare di debiti. Devo dire, purtroppo che il Pd ha gravi responsabilità politiche in tutta questa vicenda".
Lo sfogo di un alto funzionario del luogo che ha lavorato anni al Monte Dei Paschi di Siena la dice lunga su quello che sta accadendo nell'Istituto di credito senese. "Di fatto - aggiunge il nostro interlocutore - la banca è commissariata da due âstranieri': Fabrizio Viola che rappresenta Allianz e che pretenderà che sia fatta pulizia al più presto e Alessandro Profumo, votato anche dal Pd ma con il consenso di Bankitalia che in tutta la vicenda ha avuto un ruolo importante nel fornire alla magistratura le prime notizie criminis sull'acquisizione di Antonveneta.
Oggi si scopre infatti che in una comunicazione a Bankitalia i dirigenti del Monte sotto inchiesta avrebbero mentito all'istituto di via Nazionale sulle modalità dell'operazione per l'acquisizione di Antonveneta. Gli inquirenti per il momento non contestano tanto la spropositata valutazione di Antonveneta, (9 miliardi di euro), ma la tecnicalità messa in piedi dal Monte con la Jp Morgan per un prestito da un miliardo.
Sotto tiro è soprattutto il dalemiano Giuseppe Mussari, l'uomo che nel 2005, con un colpo a sorpresa acquistò in contanti per una cifra che gli analisti hanno definito "folle" la ambita banca Antonveneta, già sottoposta a take over ostile da Giuseppe Fiorani. E' probabile che Mussari volesse realizzare il sogno del Pd, sintetizzato nella famosa frase "Abbiamo una banca", ma le cose sono andate molto diversamente.
La crisi finanziaria dopo qualche anno da quell'avventura ha cominciato a corrodere il sistema bancario e la stessa Banca senese. E come spesso è avvenuto in molti scandali finanziari, per evitare il tracollo si tenta la strada della manipolazione del mercato. Nelle carte degli inquirenti c'è il sospetto che a fronte di un tracollo borsistico i dirigenti del Monte abbiano sostenuto il titolo per non aggravare ulteriormente l'indebitamento a fronte di titoli. Non è escluso che il fiammifero acceso incendi la foresta: nell'operazione Mps-Antonveneta erano convolte banche come Mediobanca, Intesa, Deutsche Bank, Jp Morgan e Cedit Swisse. E non è un caso se la guardia di finanza ha fatto visita anche a questi santuari della finanza.
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