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NEL MEZZO DEL PIÙ GRANDE RISIKO BANCARIO DELLA STORIA D’ITALIA, LA CONSOB E L’ANTITRUST SONO ANCORA SENZA PRESIDENTE – DOPO CHE È STATO BRUCIATO IL LEGHISTA FRENI, È TUTTO IN STALLO ALLA CONSOB: BRUCIATO ANCHE FEDERICO CORNELLI, CHE AVEVA IL SOSTEGNO DI TAJANI MA SU CUI C’E’ IL VETO DELLA LEGA – LE VOCI SU MARCO OSNATO, PRESIDENTE DI FDI DELLA COMMISSIONE FINANZE DELLA CAMERA, CHE SI SFILA CON IRONIA: “DOVREI CONVOCARE LA COMMISSIONE DI CUI SONO PRESIDENTE PER UN GRADIMENTO SU ME STESSO” – NESSUN ACCORDO ANCHE SULL’ANTITRUST. QUESTA SETTIMANA SI È SPARSA LA VOCE DELLA VOLONTÀ DI GIORGIA MELONI DI CHIUDERE LA FACCENDA AL PRIMO CONSIGLIO DEI MINISTRI UTILE, E INVECE ANCORA NULLA…

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Alessandro Barbera per la Stampa - Estratti

 

matteo salvini antonio tajani - foto lapresse

L’invito, con qualche imbarazzo, risale ai primi di giugno. “Save the date” recita la mail con cui la Consob annuncia la relazione annuale lunedì 13 luglio, uno di quegli appuntamenti attesi dalla comunità finanziaria milanese, italiana e non. Nel giro di poche ore parte però una seconda mail, dettaglio che non sfugge a molti.

 

La prima dice che il rapporto verrà presentato dal commissario anziano in carica, Chiara Mosca, la seconda ne cancella il nome. La ragione: un atto di cortesia verso il governo, nella convinzione che di lì a poco una decisione sul prossimo presidente sarebbe stata presa. L’uscente Paolo Savona è scaduto l’8 marzo. E’ passato un altro mese, e nulla è accaduto.

 

Federico Cornelli - commissario consob

Questa settimana si è sparsa la voce della volontà di Giorgia Meloni di chiudere la faccenda al primo Consiglio dei ministri utile, e invece ancora nulla. «La Consob? Si vedrà, c’è tempo», commenterà il vicepremier Antonio Tajani. In quattro mesi i veti reciproci hanno solo bruciato candidati, per lo più tecnici: da Marina Brogi («troppo vicina a Caltagirone») a Renato Loiero («Non capisce nulla di mercati») fino a Donato Masciandaro («Non ha sensibilità politica»).

 

Lo stallo più grave si è prodotto dopo il passo indietro del sottosegretario leghista Federico Freni, azzoppato da una delega (quella sui mercati) che avrebbe trasformato il controllato nel controllore. Meloni si era convinta nel frattempo di nominare uno degli attuali commissari - Federico Cornelli - ma la Lega ha posto il veto perché quest’ultimo ha il sostegno di Tajani.

 

federico freni e giancarlo giorgetti alla camera foto lapresse 4

L’ultima indiscrezione ha lanciato il milanese Marco Osnato, presidente della commissione Finanze della Camera e responsabile economico di Fratelli d’Italia. L’interessato si sfila con ironia: «Dovrei convocare la commissione di cui sono presidente per un gradimento su me stesso». Nel frattempo sono scaduti anche i vertici dell’Antitrust, la maggioranza non ha trovato un accordo per nessuna delle due poltrone e nella finanza italiana è scoppiata la rivoluzione.

 

(….)

Insomma, una partita caotica, fatta di colpi bassi, che cambierà per decenni gli assetti della finanza, e senza arbitro in campo. Una partita che supera i confini nazionali: il primo azionista della Popolare di Milano è la francese Credit Agricole. Da marzo è in atto uno scontro sull’asse Roma-Parigi fra Cassa depositi e prestiti e i vertici di Euronext - azionisti della Borsa di Milano - per la governance del gruppo. Euronext controlla le Borse di otto Paesi, ha sede in Olanda ma è in realtà un’azienda in cui le decisioni si prendono a Parigi. Lo scontro - esploso attorno al destino dei vertici della Borsa di Milano - se vinto da Parigi lascerebbe all’Italia un ruolo marginale. Tutto questo non è bastato perché la maggioranza trovasse un accordo su Consob e Antitrust, che ora rischiano la fine della Rai, senza presidente da quasi due anni.

il sottosegretario frenimatteo salvini antonio tajani - foto lapresseINFORMATIVA - GIORGIA MELONI ALLA CAMERA - ANTONIO TAJANI E MATTEO SALVINI

 

marco osnato