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AL PALIO BANCARIO DI SIENA, GIORGIA MELONI HA SCELTO DI PUNTARE SUL CAVALLO LOVAGLIO – LA DOPPIA OPS DI MPS SU BANCA GENERALI E BPM, PER NEUTRALIZZARE L’OFFERTA DI INTESA SUL “MONTE”, HA LA BENEDIZIONE DELLA DUCETTA E DI GIORGETTI (CHE VUOLE FRENARE L’AVANZATA DELLA “ROSSA” UNIPOL NEL NORD-EST) – IL GOVERNO, PERÒ, NON PUÒ ANDARE A SCONTRARSI CON IL PRIMO INVESTITORE DEL DEBITO PUBBLICO ITALIANO (78 MILIARDI). LA PROPOSTA A CARLO MESSINA: DOVREBBE RINUNCIARE AL PATRIMONIO CREDITIZIO DI SIENA (NIENTE SPEZZATINO), E FERMARE LA CESSIONE DEGLI SPORTELLI A UNIPOL, ACCONTENTANDOSI DELLA PARTE FINANZIARIA – A GIOCARE A FAVORE DI MELONI L’INEDITA SPONDA DEL PD: IL “MONTE” È IL PRIMO DATORE DI LAVORO PRIVATO DELLA “ROSSISSIMA” TOSCANA, REGIONE SALDAMENTE IN MANO AI DEM

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DAGOREPORT – A FERRAGOSTO UN COLPO DI “SOLE” CI STA. FIRMATO DAL DIRETTORE DEL QUOTIDIANO DELLA CONFINDUSTRIA, FABIO TAMBURINI ANNUNCIA CHE PER CONTRASTARE L’OPAS DI INTESA SU MPS NELLA MENTE DI LUIGI LOVAGLIO FRULLEREBBERO NON UNA, MA ADDIRITTURA DUE OPS (OFFERTA PUBBLICA DI SCAMBIO). UNA PER PRENDERE IL CONTROLLO SUL BANCO BPM E L’ALTRA PER ACQUISIRE BANCA GENERALI – NON FINISCE QUI: IN BALLO CI SAREBBE ANCHE LA POSSIBILE VENDITA DEL 13,2% DI GENERALI POSSEDUTO DA MEDIOBANCA, VERO OBIETTIVO DEL RISIKONE BANCARIO – A INGARBUGLIARE LA PARTITA, SI È AGGIUNTA LA PRESA DI DISTANZA DALL’OPAS DI INTESA, LA “BANCA DI SISTEMA” GUIDATA DA CARLO MESSINA, DA PARTE DEL POTERE POLITICO AL COMPLETO, CON MELONI E SCHLEIN PER UNA VOLTA SULLO STESSO FRONTE – ‘STA MEGA-OPERAZIONE DELL’IRRIDUCIBILE LOVAGLIO, CHE DOVREBBE ESSERE ANNUNCIATA NEL CDA DI MPS CONVOCATO PER DOMANI, PUÒ AVERE TANTI VARIABILI DA SCHEDINA: 1-2-X – IN TALE LABIRINTO DI SPECCHI, C’È UN ‘’CONVITATO DI PIETRA’’ CHE TUTTI NOTANO MA CHE NESSUNO NOMINA: IL CEO DI GENERALI, PHILIPPE DONNET, CHE OVVIAMENTE NON FA SALTI DI GIOIA AL PENSIERO DELLA POSSIBILE ACQUISIZIONE VIA OPAS SU MPS DI BANCA INTESA DEL 13,2% DEL COLOSSO ASSICURATIVO…

https://www.dagospia.com/business/dagoreport-nel-gioco-specchi-risikone-bancario-lovaglio-tenta-doppia-484172

 

 

Luigi Lovaglio

MPS, LA MOSSA DI SIENA BENEDETTA DAL GOVERNO. E DA UN INEDITO ASSE TRA MELONI E IL PD

Estratto dell'articolo di Tommaso Ciriaco e Giuseppe Colombo per www.repubblica.it

 

Qualcosa è cambiato. Niente più neutralità, basta con il fair play degli ultimi due mesi. Dietro la mossa di Luigi Lovaglio c’è la benedizione di Giorgia Meloni. La sua volontà di stravolgere il quadro. Non un sabotaggio dell’operazione di Intesa, ma comunque un disegno che non piacerà a Carlo Messina: rivedere l’offerta su Mps, stravolgerne il senso.

 

Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti

Meglio ancora: ridimensionarne la portata. Con un obiettivo politico non dichiarato [...]: contenere gli effetti di un’operazione che il governo non ha guidato e che, tra gli altri effetti, consacrerebbe lo strapotere di un polo bancario e assicurativo senza sfumature di destra in un territorio storicamente conservatore come è il Nord.

 

L’effetto dell’Opa di Intesa [...]  ha minato molte certezze ai vertici del melonismo. Scalfendo la strategia di Giovanbattista Fazzolari sul grande risiko bancario. E soprattutto, ridimensionando l’entusiasmo per la “presa” di Mediobanca, scalpo considerato nell’esecutivo il punto più alto dell’assalto ai poteri che contano.

 

INTESA POUR HOMME

I piedi nel salotto buono della finanza. Conquistato e rimesso a nuovo. Un riassetto in versione romanocentrica, con la politica a reclamare la supremazia sul mercato. Un pezzo di un puzzle ancora più grande, culminato con il controllo di Generali, il fortino del risparmio tricolore.

 

Solo che a un certo punto la trama si è complicata. L’inchiesta della procura di Milano sulla scalata di Mps a Mediobanca, poi l’incertezza sul futuro dell’istituto senese. Risanato con soldi pubblici, fatto fruttare vendendo quote del Tesoro e ora da lasciare in mani non ostili. L’esecutivo si è ritrovato così a doversi misurare con un colosso dalle grandi ambizioni e certamente non considerato in prima fila nel nuovo salotto finanziario meloniano.

 

CARLO MESSINA CARLO CIMBRI

Sono servite diverse settimane per assorbire il colpo, quelle trascorse proclamando una pubblica neutralità, spese invece a studiare una reazione. Fino all’intervista che Meloni ha concesso a Milano Finanza il 14 agosto. È il cambio di passo.

 

La premier rilancia. Lo fa contestando due scelte in realtà emerse fin dall’ufficializzazione dell’offerta: lo “spezzatino” e la cancellazione di «Siena» dal nome dell’istituto. Meloni chiede di ripensarci. Ma soprattutto si espone per preparare il terreno alla mossa di Lovaglio, di cui era a conoscenza prima dell’intervista.

 

LUIGI LOVAGLIO AL SENATO - COMMISSIONE DI INCHIESTA SULLE BANCHE - FOTO LAPRESSE

Formalmente, fa leva sulla presenza del Mef nell’azionariato di Mps, anche se ridotto nel tempo al 4,8%. Di fatto, è anche il tentativo di aprire una base negoziale con Intesa. E d’altra parte, nessun governo [...]  può rischiare il frontale con un gruppo che detiene 78 miliardi in titoli di Stato italiani e che per questo rappresenta il primo investitore nel debito pubblico. Andargli contro a muso duro significherebbe misurarsi con questioni come lo spread e il giudizio dei mercati. E scivoloso – eufemismo – sarebbe premere per il ritiro dell’offerta.

 

Non per questo la postura è morbida. Il governo punta Intesa per fargli comunque cambiare strada. Per fargli mollare la presa sugli sportelli di Mps. Il piano suona grosso modo così: Messina si dovrebbe “accontentare” della parte finanziaria-assicurativa. Acquisirebbe il 13,2% di Generali, oggi posseduto da Mps attraverso Mediobanca.

 

Carlo Messina

Al contempo dovrebbe rinunciare al patrimonio creditizio di Siena. E quindi niente “spezzatino”. Verrebbe così fermata la cessione di metà degli sportelli del Monte alla “rossa” Unipol, che ha già siglato un accordo con Intesa per acquisire le filiali e poi fonderle con Bper dando così vita a Banca Monte dei Paschi, senza “Siena” nel logo.

 

Una revisione utile a salvare il marchio e il quartier generale in Toscana. Di più. La cessione di una quota del Leone a Intesa assicurerebbe a Lovaglio quella liquidità che serve a lanciare l’offerta su Banca Generali. Un’altra operazione ritenuta strategica per il governo perché aprirebbe la strada alla creazione di una grande cassaforte del risparmio italiano. Per non parlare della riesumazione del sogno del terzo polo Mps-Banco Bpm.

 

Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti

Non è detto che la mossa di Lovaglio superi gli ostacoli tecnici e giuridici disseminati lungo il cammino. Ma la “copertura” di Meloni va di pari passo con il sostegno di Giancarlo Giorgetti: l’espansione della rossa Unipol nel Nord Est, da sempre punto di riferimento della galassia progressista, preoccupa innanzitutto il Carroccio [...].

 

Ma ci sono almeno altre due condizioni “territoriali” che spingono la premier a muoversi. La prima riporta proprio a Siena: i sindaci e il mondo imprenditoriale toscano premono per frenare Intesa. E il Pd ha già scelto di sostenere questa battaglia, facendo votare in Consiglio regionale con la destra una risoluzione con le stesse parole d’ordine poi rilanciate da Meloni nell’intervista di metà agosto. È una convergenza inedita, che alla premier conviene sfruttare per non lasciare consenso facile ai dem.

LUIGI LOVAGLIO

 

L’altro campanello d’allarme arriva dal centrosud. [...] Il timore è che l’operazione trascuri il Mezzogiorno, scavando un solco tra quest’area e la grande banca di sistema.

 

INTESA VA AVANTI SU SIENA. IL PIANO NON CAMBIA, AL VAGLIO SOLO PICCOLI RITOCCHI

Estratto dell’articolo di Andrea Greco per www.repubblica.it

 

L’antagonista Intesa Sanpaolo assiste con composta pazienza alle mosse di Luigi Lovaglio, che le tenta tutte per preservare la banca più antica del mondo e la sua poltrona di risanatore al Monte dei Paschi di Siena.

 

PHILIPPE DONNET A DAVOS 2018

Le ferie d’agosto dell’ad Carlo Messina e dei suoi erano iniziate sotto buoni auspici, allorché il 31 luglio Mps e Banco Bpm cestinavano la «love letter» che due mesi prima le impegnava a valutare una fusione alla pari, evitando a Mps di sciogliersi dentro l’Opas da 30 miliardi lanciata dalla prima banca italiana, che poi ne avrebbe girato metà delle filiali e il marchio secolare a Unipol.

 

Ma nell’ultima settimana il mare si è increspato. Sabato l’augurio di Giorgia Meloni, su Mf, «che Mps non finisca smembrata, perdendo il proprio nome e la propria identità». Tre giorni dopo il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani, rincara la dose, chiedendo «che lo Stato rimanga in Mps (resta un 4,86% dal salvataggio, ndr) per svolgere un ruolo attivo a salvaguardia della sua integrità e presenza sul territorio, a partire dalla sede di Siena». Altre poche ore e si materializzano le due contromosse di Lovaglio accomunate dal fine d’intralciare, o complicare, la calata di Messina su Siena, Mediobanca e il pacchetto del 13% in Generali.

 

giuseppe castagna foto lapresse

[...] dalla banca [...]  filtra dalla citata compostezza una qualche flessibilità a trattare, più che con i soci Mps con le costituency politiche, per mitigare le ricadute di sistema dell’Opas.

 

Intesa [...] sa bene che tali partite si giocano a tutto campo, senza frenesia. E’ facile che Messina e i suoi siano in sintonia con quanto scritto ieri mattina da Equita Sim [...] ai clienti: «Le alternative ipotizzate presentano un livello di complessità e rischio di esecuzione significativamente superiore rispetto all’offerta di Intesa Sanpaolo, perché Mps troverebbe a gestire parallelamente il completamento dell’integrazione di Mediobanca e ulteriori operazioni di ampia scala, il cui successo sarebbe subordinato al consenso di soggetti chiave, tra cui Crédit Agricole, Generali e gli azionisti rilevanti di Mps».

 

Ciò che attorno alla banca si nota, e con disappunto, è il crescendo istituzionale per correggere l’Opas. Di certo Messina, in asse con il leader di Unipol (e Bper) Carlo Cimbri, non è rientrato nel risiko dopo un anno e mezzo di critiche per farsi spiazzare da un rivale, o dalla politica.

 

antonio misiani foto di bacco (2)

E si presume abbia carte negoziali da giocare, all’ultimo minuto utile. Un ritocco dell’offerta, in presenza di operazione alternative, lo ha già ventilato. Ma fonti vicine al dossier segnalano possibili rimedi “politici”: ad esempio mantenere il marchio Mps (Unipol ha proposto solo “Monte dei Paschi”), e magari la storica sede senese di Rocca Salimbeni; ovvero la cessione di altre filiali Mps rispetto alle 625 concordate con Unipol, per tenere il blocco storico entro il polo con Bper. Anche l’osservanza “per eccesso” dei vincoli che l’Antitrust porrà su Generali faciliterebbe, dato che Intesa ne è il primo concorrente nelle polizze Vita.

 

E vi è chi cita, come extrema ratio, la rinuncia all’Opas in cambio del 13% in Generali, per stabilizzare l’assetto del Leone come chiede il governo in vista di futuri sviluppi.

 

Carlo Messina