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PARADOSSI DI UN GOVERNO SOVRANISTA: SU BPM MINACCIA IL GOLDEN POWER SULL’ITALIANA UNICREDIT E TRATTA CON I FRANCESI DEL CREDIT AGRICOLE – L’ISTITUTO D’OLTRALPE SI È MESSO “A DISPOSIZIONE” DI PALAZZO CHIGI: SE ANDREA ORCEL NON VOTERÀ LA LISTA CALTAGIRONE, SOSTENUTA DAL GOVERNO, ALL’ASSEMBLEA DI GENERALI, LA BANCA GUIDATA DA GIAMPIERO MAIOLI POTREBBE DARE IL SUO CONTRIBUTO – LE OPZIONI: UNA FUSIONE CON BANCO BPM, ENTRARE NELL’OPS DI MPS SU MEDIOBANCA O…
Estratto dell’articolo di Giovanni Pons per “la Repubblica”
Sono stati l’innesco dell’Ops lanciata da Unicredit su Banco Bpm, il 26 novembre scorso. Andrea Orcel, infatti, aveva raccolto elementi che mostravano come il Crédit Agricole, attraverso intermediari finanziari, stava raccogliendo azioni del Banco e decise di rompere gli indugi andando all’attacco per primo.
La circostanza trovò una conferma il 9 dicembre successivo quando la banca francese guidata da Philippe Bressac ha dichiarato alla Consob di avere potenzialmente un 5,2% di azioni Banco Bpm in più, rispetto al precedente 9,9%, che la portavano al 15,1%. E informalmente era trapelato attraverso le agenzie di stampa che l’operazione di rafforzamento dei francesi aveva avuto un via libera preventivo da parte del governo italiano. Un governo molto diffidente verso controparti francesi.
giampiero maioli credit agricole
Da lì in poi i rapporti tra la banca francese e Orcel sono andati via via peggiorando, tanto che i presunti contatti che avrebbero dovuto esserci per discutere il prolungamento del contratto di Amundi sulla rete di sportelli Unicredit sono naufragati.
Ma il Crédit Agricole non è uscito di scena e, anzi, potrebbe avere un ruolo importante nella sistemazione del risiko bancario in corso. La strategia di Bressac è infatti quella di schierarsi al fianco del governo nel momento in cui i rapporti di Orcel con l’esecutivo Meloni si sono mostrati difficili […].
giancarlo giorgetti giorgia meloni foto lapresse.
Negli incontri avuti a Roma dal presidente di CA Italia Giampiero Maioli e dal nuovo ad Hugues Brasseur, al Mef e a Palazzo Chigi, la strategia francese è stata ribadita con forza. In pratica il Crédit Agricole si è messo a disposizione del governo per qualsiasi soluzione istituzionale delle partite bancarie si voglia trovare.
Soprattutto se Orcel non voterà la lista Caltagirone all’assemblea Generali del 24 aprile, cioè quella sostenuta anche dal governo. A quel punto sarà cruciale vedere quali prescrizioni palazzo Chigi metterà nero su bianco nel provvedimento golden power riguardante l’Ops di Unicredit su Banco Bpm. E Crédit Agricole sarà pronto ad agire di conseguenza.
La banca francese ci tiene a essere considerata sempre molto rispettosa dei propri stakeholder. In passato fece un passo indietro dal capitale di Banca Intesa quando questa si fuse con il Sanpaolo Imi di Torino, e in cambio Intesa le cedette il controllo di Cariparma e Friuladria.
Con la successiva acquisizione di 173 sportelli ex Intesa, il gruppo francese assunse una dimensione nazionale, diventando il nono gruppo in Italia per numero di sportelli e masse amministrate.
La crescita sul territorio è proseguita con Carispezia nel 2010 e poi nel 2017 con l’acquisizione di Cassa di Risparmio di Rimini, Cassa di Risparmio di Cesena e Cassa di Risparmio di San Miniato. Nel 2021 un altro salto in avanti con l’Opa lanciata sul Credito Valtellinese.
Con questo track record alle spalle, facilitato anche dalle buone relazioni di un banchiere di grande esperienza come Gerardo Braggiotti, la cui famiglia è azionista di lunga data del Crédit Agricole, ora il gruppo ha tante opzioni davanti a sé.
Sempre in accordo con il governo, potrebbe non consegnare le proprie azioni Banco Bpm (il 15,1% potrebbe diventare presto un 19,9%) all’Ops di Unicredit. Potrebbe proporsi per una fusione con Banco Bpm se Unicredit si tirasse indietro, rimanendo in una posizione di non controllo.
Oppure potrebbe anche inserirsi nell’altra operazione sul campo, l’Ops del Monte dei Paschi su Mediobanca, facilitandone il successo anche comprando azioni e poi partecipando […] al nuovo terzo polo bancario.
Oppure ancora, se Unicredit battesse in ritirata, indirizzare il Banco Bpm su Mediobanca in alternativa a Mps. […]
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