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PER MERZ È L’ORA DI TRATTARE LA RESA SU COMMERZBANK – IL GOVERNO TEDESCO STA DEFINENDO LE RICHIESTE DA PRESENTARE A UNICREDIT, SALITA AL 47,5% DEL CAPITALE DELL'ISTITUTO TEDESCO, IN VISTA DI UN CONFRONTO SULL’ACQUISIZIONE DI COMMERZ – SECONDO BLOOMBERG, BERLINO CHIEDERÀ A ORCEL DI IMPEGNARSI A SOSTENERE LE MEDIE IMPRESE TEDESCHE, LA SEPARAZIONE DEI TITOLI IN BORSA E LA CENTRALITÀ DI FRANCOFORTE COME SEDE “RILEVANTE” – RESTA IL NODO DEI POSTI DI LAVORI E DEI TAGLI...
Estratto dell’articolo di Sara Tirrito per www.lastampa.it
Il governo tedesco sta definendo le richieste da presentare a UniCredit in vista di un possibile confronto sull’acquisizione di Commerzbank. Lo riferisce Bloomberg, secondo cui l’esecutivo guidato da Friedrich Merz ha rinunciato a bloccare l’operazione e sta invece puntando a influenzarne gli esiti.
Fino a poche settimane fa l’opposizione tedesca ha rappresentato il principale ostacolo al progetto dell'amministratore delegato di Unicredit a inglobare la banca tedesca. Poi è arrivata l'offerta pubblica formale, chiusa a inizio luglio, alla quale ha aderito quella che Merz stesso ha definito una «quota considerevole» di azionisti.
Mercoledì scorso il cancelliere ha dichiarato di non essere contrario a priori all'acquisizione, ma ha ribadito che non è stato apprezzato il metodo usato dalla banca italiana, anche perché Commerzbank è l’istituto di riferimento per il finanziamento alle imprese tedesche.
[…] Innanzitutto, Merz chiederebbe il sostegno al cosiddetto “Mittelstand”, ossia il tessuto delle medie imprese tedesche, che passa attraverso la rete internazionale della banca e le attività di finanza commerciale. Il governo dovrebbe inoltre chiedere garanzie sul mantenimento di una quotazione autonoma per Commerzbank, che quindi rimarrebbe quotata con un titolo a sé, e sul mantenimento di Francoforte come sede rilevante per l’istituto anche dopo l'operazione. Alcuni paletti sono posti anche sull’occupazione.
Più che difendere il numero complessivo dei posti, l'amministrazione punterebbe a ottenere l'impegno a evitare licenziamenti forzati. Unicredit ha ipotizzato fino a 7mila tagli, previsione che secondo Bloomberg sarebbe contestata dai rappresentanti dei lavoratori, che occupano metà dei seggi nel consiglio di sorveglianza. Non è escluso poi che Berlino torni a chiedere un prezzo superiore a quello dell'offerta precedente, già più volte giudicata insufficiente.
Dal lato italiano, secondo l’agenzia internazionale, c'è disponibilità al dialogo diretto con il governo e a concedere qualcosa per far avanzare l'operazione, a partire da impegni a favore delle imprese tedesche. Resta però la distanza sul piano industriale.
Le ipotesi allo studio prevedono un ridimensionamento della rete estera di Commerzbank e una concentrazione su Germania e Polonia, linea che l'amministratrice delegata Bettina Orlopp ha giudicato dannosa per il modello di business. Sul fronte azionario, una volta ottenute le autorizzazioni, Unicredit dovrebbe arrivare a una quota poco inferiore al 50%.
Una posizione di questo tipo le consentirebbe di disporre della maggioranza dei voti in assemblea e quindi di orientare le decisioni strategiche. Berlino conserva una partecipazione del 12% circa, e non ha indicato se e quando venderà.
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