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MA PERCHÉ LE BIG-TECH ANNUNCIANO GRANDI INVESTIMENTI E I LORO TITOLI CROLLANO? - AMAZON, GOOGLE E MICROSOFT HANNO VISTO ANDARE IN FUMO 900 MILIARDI DI DOLLARI - GLI AZIONISTI FUGGONO DI FRONTE A PIANI DI SPESA CHE SUPERANO IL PIL DI UN PAESE COME ISRAELE, OSCURANDO PERSINO LA CRESCITA A DOPPIA CIFRA DEI RICAVI NEL CLOUD - IL CASO DI MICROSOFT È EMBLEMATICO: IL TITOLO HA PERSO IL 18% DOPO AVER RIVELATO CHE LE SPESE PER I DATA CENTER SONO AUMENTATE DEL 66%. A SPAVENTARE È ANCHE UN DETTAGLIO: IL GRUPPO HA SVELATO CHE IL 45% DEL SUO PORTAFOGLIO DI FUTURI CONTRATTI CLOUD DIPENDE DA UNA SOLA STARTUP, OPENAI...
Estratto dell'articolo di Giuliana Ferraino per www.corriere.it
intelligenza artificiale e investimenti in borsa
Fate attenzione a questa parola, perché è diventata la nuova chiave di volta – e di paura – per l’intera finanza globale: Capex. Fino a pochi anni fa, il Capital Expenditure (le spese in conto capitale) era una voce di bilancio tecnica, un segnale di salute industriale.
Oggi questo termine è diventato il termometro di una «febbre dell’oro» che sta costando alle Big Tech cifre mai viste prima, che gli investitori e molti analisti fanno fatica ad approvare. Per capire: gli investimenti fin qui annunciati per quest’anno dai grandi gruppi hi-tech equivalgono a più di tre Pnrr.
intelligenza artificiale e investimenti in borsa
Dopo l’annuncio di Google, che con la trimestrale ha presentato un piano di spesa da 185 miliardi di dollari, nella notte è arrivata la conferma da Seattle. Amazon ha comunicato l’intenzione di investire la cifra record di 200 miliardi di dollari quest’anno per potenziare la propria infrastruttura di intelligenza artificiale.
Una somma che ha spaventato gli investitori perché supera di ben 50 miliardi le previsioni degli analisti, provocando un crollo del titolo dell'11% nell'after-hours. Una mossa che porta il conto totale degli investimenti previsti per il 2026 dalle grandi aziende del tech (Amazon, Google, Microsoft e Meta) alla cifra monstre di 660 miliardi di dollari.
wall street e intelligenza artificiale
Questa corsa agli armamenti digitali ha un prezzo immediato molto salato. Da quando sono iniziate le trimestrali la scorsa settimana, Amazon, Google e Microsoft hanno visto andare in fumo, complessivamente, 900 miliardi di dollari di valore di mercato. Gli azionisti sono fuggiti di fronte a piani di spesa che superano il Pil di un paese come Israele, oscurando persino la crescita a doppia cifra dei ricavi nel cloud.
Il caso di Microsoft è emblematico: il titolo ha perso il 18% dopo aver rivelato che le spese per i data center sono aumentate del 66%. Ma a spaventare è anche un dettaglio inedito emerso durante gli ultimi conti: il gruppo di Redmond ha svelato che il 45% del suo portafoglio di futuri contratti cloud dipende da una sola startup, OpenAI. Una dipendenza che ha fatto scattare l'allarme rosso sulla diversificazione del rischio.
Perché, dunque, i ceo della Silicon Valley continuano a spendere cifre che il mercato giudica folli? C’è una lettura diversa, decisamente più ottimista, che circola non solo negli ambienti degli economisti, ma prossimamente potrebbe influenzare anche la politica monetaria della Federal Reserve, dopo la nomina di Kevin Warsh alla guida della banca centrale americana al posto di Jerome Powell da parte del presidente Donald Trump.
Secondo la visione di Warsh, l’intelligenza artificiale non è una bolla speculativa, ma l'unico strumento capace di generare «un aumento drammatico della produttività». Il suo ragionamento, espresso in una video intervista datata lo scorso dicembre, è che se l’AI permette di produrre molto di più a costi inferiori, si crea uno choc positivo sull'offerta che abbatte i prezzi. Questo scenario permetterebbe alla Fed (e di riflesso anche alla Bce) di tagliare i tassi di interesse in modo aggressivo senza il timore di riaccendere l'inflazione. [...]
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