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PUTIN HA TENUTO GLI OLIGARCHI AL GUINZAGLIO - LE SANZIONI OCCIDENTALI HANNO FALLITO NELL’OBIETTIVO DI METTERE I MILIARDARI RUSSI CONTRO "MAD-VLAD": IL PRESIDENTE È RIUSCITO, CON LA FORZA, A MANTENERLI SOTTO CONTROLLO. COME? USANDO BASTONE E CAROTA – IL CASO DEL BANCHIERE OLEG TINKOV, CHE DEFINI' LA GUERRA IN UCRAINA "UNA PAZZIA". IL GIORNO DOPO VENNE CONTATTATO DAL CREMLINO E FU OBBLIGATO A SVENDERE IL SUO ISTITUTO DI CREDITO E A FUGGIRE DALLA RUSSIA - GRAZIE AGLI INVESTIMENTI IN DIFESA, A MOSCA I MILIARDARI SONO SALITI A 140, NUMERO PIÙ ALTO MAI RAGGIUNTO...
Estratto dell’articolo di Enrico Franceschini per www.repubblica.it
Le sanzioni occidentali agli oligarchi russi, dal congelamento dei conti bancari alla confisca di mega yacht ormeggiati all’estero, dal divieto di residenza al sequestro di aziende, avevano un obiettivo politico non apertamente dichiarato: creare scontento tra i potentati economici di Mosca, in modo che questi premessero su Vladimir Putin per mettere fine alla guerra in Ucraina o addirittura lo rovesciassero.
Dopo quasi quattro anni di conflitto, si può dire che quella strategia, avviata da Joe Biden e proseguita da Donald Trump, entrambi con l’ausilio dell’Europa, non ha funzionato. Usando un misto di carota e bastone, il presidente russo è riuscito a tenere buoni i Paperoni del proprio Paese: dall’inizio dell’invasione sono diventati complessivamente più ricchi, come testimonia il fatto che in Russia il numero dei miliardari è aumentato a un livello record; e ogni parvenza di dissenso è stata immediatamente e severamente stroncata.
Per valutare l’effetto della carota su cui Putin ha potuto contare, la Bbc prende la classifica annuale della rivista americana Forbes sui più ricchi della Terra. Nel 2022, l’anno in cui è iniziata l’invasione dell’Ucraina, il numero dei miliardari russi era sceso da 117 a 83, con una perdita totale di 263 miliardi di dollari, pari a una media di un calo del 27 per cento nei patrimoni di ciascun oligarca, come effetto della guerra, delle sanzioni e del conseguente calo del rublo.
Ma nel 2023 e nel 2024, grazie ai massicci investimenti di Mosca nell’industria militare, nella quale più di metà degli oligarchi giocano un qualche ruolo, l’economia russa è cresciuta del 4 per cento annuo, permettendo loro di incrementare fatturato e profitti, anche quando non investivano direttamente nel settore della difesa.
putin contro le bestie degli oligarchi
Risultato: nel 2025 il numero dei miliardari russi nella graduatoria di Forbes è salito a 140, il più alto mai raggiunto, con una ricchezza collettiva stimata in 580 miliardi di dollari, di appena 3 miliardi di dollari inferiore alla loro ricchezza massima, raggiunta nel 2021, l’anno prima della guerra.
Per avere un’idea del bastone usato da Putin, invece, basta citare il caso di Oleg Tinkov, il banchiere miliardario russo che, il giorno dopo avere definito “una pazzia” l’invasione dell’Ucraina in un post su Instagram, ha ricevuto una telefonata dagli emissari del capo del Cremlino.
Nella conversazione, gli è stato detto che la sua banca, in quel momento la seconda maggiore della Russia, sarebbe stata nazionalizzata, a meno che tagliasse tutti i ponti con lui. “Non ho potuto negoziare un prezzo”, ha raccontato al New York Times. “Ero come un ostaggio, dovevo accettare quello che mi veniva offerto”.
Una settimana più tardi, una società collegata a Vladimir Potanin, attualmente il quinto uomo più ricco di Russia e un fedelissimo del Cremlino (una delle sue aziende fornisce nickel ai motori dei cacciabombardieri), ha annunciato di avere acquistato la banca di Tinkov a un prezzo valutato il 3 per cento del valore reale di mercato.
In un colpo solo, l’oligarca che aveva osato criticare la guerra in Ucraina, anzi “l’operazione militare speciale” come è obbligatorio chiamarla a Mosca, se non si vuole rischiare una condanna a 5 anni di carcere, ha perso 9 miliardi di dollari. Subito dopo, l’ormai ex-banchiere ha lasciato la Russia.
Si può dire che Tinkov è stato un ingenuo a esprimere una critica alla guerra. Da quando è salito al potere il 31 dicembre 1999 (fra un paio di giorni saranno passati ventisei anni), Putin non ha lasciato dubbi sul suo atteggiamento nei confronti degli oligarchi: potevano continuare ad arricchirsi, ma non avrebbero più potuto avere alcuna influenza politica [...]
Gli esempi di cosa rischiassero con il nuovo leader del Cremlino i miliardari russi ribelli non sono certo mancati. Il petroliere Mikhail Khodorkovskji, nel 2003 l’uomo più ricco di Russia con un capitale di 15 miliardi di dollari e uno dei più ricchi del mondo, tra i primi a intravedere la deriva autocratica di Putin, ha pagato la sua infedeltà al presidente con dieci anni di carcere (nel 2013, appena rilasciato grazie a pressioni della Germania, è andato in esilio a Londra, dove vive tuttora sotto scorta).
Roman Abramovich durante i colloqui in Turchia 2
Boris Berezovskij, in passato detto “l’eminenza grigia del Cremlino”, uno di quelli che avevano inizialmente spinto Eltsin a scegliere Putin come erede designato, per poi pentirsene rapidamente, è stato espropriato dei suoi beni ed è dovuto fuggire anche lui a Londra, ma gli è andata meno bene che a Khodorkovskij: nel 2013, stesso anno della fuga del suo collega, è stato ritrovato impiccato nella toilette della villa di un’amica nella campagna inglese, un suicidio che secondo alcuni potrebbe essere stato una messa in scena.
Con precedenti simili, non meraviglia che Roman Abramovich, un altro degli oligarchi russi trasferitosi lungo le rive del Tamigi prima che la guerra in Ucraina lo rendesse persona non grata, abbia accettato senza alcun lamento le sanzioni occidentali che lo hanno obbligato a vendere il Chelsea Football Club, la sua squadra di football, senza nemmeno potersi mettere in tasca i 4 miliardi e 250 milioni di sterline ricavati, e privato del permesso di soggiorno: ora vive in Israele, Paese del quale ha la cittadinanza in virtù delle origini ebraiche, e mantiene, almeno in apparenza, ottimi rapporti con Putin.
VLADIMIR PUTIN HA VOGLIA DI TE - IMMAGINE CREATA CON MIDJOURNEY
Il giorno dopo l’inizio dell’invasione in Ucraina, Putin convocò al Cremlino decine di oligarchi: “Spero che in queste nuove condizioni”, disse loro, alludendo alle prevedibili sanzioni e al boicottaggio occidentale, “continueremo a lavorare insieme bene come prima e con non meno efficacia”. [...]
È verosimile che non siano troppo contenti della situazione, ma finora Putin, con un misto di carota e bastone, li ha tenuti a bada. E il piano di pace di Trump per l’Ucraina, contemplando come contropartita per Mosca la graduale fine delle sanzioni, potrebbe permettere agli oligarchi di Russia, prima o poi, di tornare a vivere in sontuose magioni a Londra e navigare su yacht da favola nel Mediterraneo, come ai vecchi tempi.
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