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Andrea Giacobino per il blog 'andreagiacobino.wordpress.com'
Sarà infuocata l'assemblea di oggi per rinnovare il consiglio d'amministrazione di Telecom Italia: candidati alla presidenza sono da una parte, fortemente favorito, Giuseppe Recchi, ex presidente Eni appoggiato da Telco, holding che controlla il 22,4% dell'ex monopolista tlc, e dall'altra Vito Gamberale spinto dalla Findim di Marco Fossati.
La lista di Telco, presente anche sul sito di Mediobanca, che ne è azionista di rilievo assieme ad Assicurazioni Generali, Intesa Sanpaolo e Telefonica, qualifica come "indipendenti" oltre a Recchi, Denise Kingsmill, Flavio Cattaneo (ex amministratore delegato di Terna), il presidente onorario di L'Oreal Italia Giorgina Gallo, l'amministratore delegato di Cartasì Laura Cioli, l'ex manager Rcs Giorgio Valerio, e l'amministratore delegato di Zignago Holding, Luca Marzotto. Come "indipendenti" ci sono anche Elena Vasco (vicesegretario generale della Camera di Commercio di Milano), e due commercialisti, Paolo Fumagalli e Maurizio Dattilo.
Proprio quest'ultimo è un personaggio su cui vale la pena soffermarsi per verificare se e quanto sia davvero così "indipendente" come lo hanno definito Mediobanca e soci. Dattilo è una persona tanto squisita quanto riservata: opera nel suo studio in un palazzo in Galleria del Corso a Milano. Nato nel capoluogo lombardo nel 1963 attualmente ricopre molte cariche: è fra l'altro già sindaco supplente di Telco, ma poi è sindaco di Invag, sorta di "salottino buono" promosso da Mediobanca per investire nelle Generali, di cui Dattilo è sindaco supplente, oltre ad essere sindaco di Generfid, fiduciaria di Banca Generali.
Quindi Dattilo non è così "indipendente" almeno da due soci forti di Telco: Mediobanca e Generali. Non solo: perché il bravo commercialista nel 2006 ha addirittura costituito Telco, che prima si chiamava Centotrenta 4/6 srl. E poi Maurizio è figlio di Giuseppe Dattilo, siciliano d'origine, a lungo il consulente fiscale più ascoltato nientemeno che di Enrico Cuccia.
Alla morte del banchiere, infatti, fu Dattilo senior a custodire la situazione patrimoniale di Cuccia, aiutando gli eredi a consegnare all'Agenzia delle entrate la dichiarazione che evidenziava la proprietà di un solo conto corrente bancario con un deposito di poco più di 150.000 euro.
Papà Dattilo, ex funzionario delle imposte dirette, proprio nella sua qualità di consulente di Mediobanca a metà degli Anni Settanta finì addirittura sotto inchiesta da parte del pm Gherardo Colombo, quando indagava senza grandi successi sui fondi neri delle società , Mediobanca compresa. E Dattilo senior, allora presidente della Compage spa e della Finarco srl, due controllate di Mediobanca, finì anche agli arresti domiciliari.
Insomma: i Dattilo sono di casa da sempre in Piazzetta Cuccia, ex via Filodrammatici. E che Mediobanca oggi definisca "indipendente" Maurizio, candidato di una lista Telco, di cui Mediobanca è azionista pesante, sembra un "misunderstatement", nel migliore dei casi. O, nel peggiore, la dimostrazione di cosa in Mediobanca intendano davvero come indipendenza.
MARCO TRONCHETTI PROVERA ALBERTO NAGEL E ANDREA BONOMI FOTO BARILLARI
maurizio dattilo
LA SEDE DI MEDIOBANCA
MARCO FOSSATI jpeg
enrico cuccia x
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