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QUANTO TOCCA LA FINANZA, L’ARMATA BRANCA-MELONI FA FLOP – IL NO DI CREDIT AGRICOLE ALLA FUSIONE TRA MPS E BPM SEGNA L’ULTIMA SCONFITTA DELL’ASSE GIORGETTI-MELONI SULLE BANCHE: ORA CHE L’EX POPOLARE DI MILANO È A UN PASSO DA DIVENTARE FRANCESE, CHE FARÀ IL GOVERNO? – “IL FATTO QUOTIDIANO”: “TANTI SALUTI PURE ALL’ITALIANITÀ DI UNA BANCA CHE LA LEGA HA SEMPRE CONSIDERATO VICINA, SE NON ALTRO PER INSEDIAMENTO TERRITORIALE. QUESTO SEMPRE CHE NON SIA VERA LA VOCE CHE GIRA A MILANO SECONDO CUI UNICREDIT, NONOSTANTE LE SMENTITE DELL’AD ANDREA ORCEL, È PRONTA AD ANNUNCIARE UN NUOVO ASSALTO A BPM IN UNA DOMENICA AGOSTANA: A QUEL PUNTO AL TESORO DOVRANNO DECIDERE QUALE BANCA È PIÙ STRANIERA TRA LE DUE CANDIDATE...”
Estratto dell’articolo di Marco Palombi per “il Fatto quotidiano”
Giorgia Meloni Giancarlo Giorgetti
Forse tra Palazzo Chigi e il Tesoro, la via della Scrofa meloniana a Roma e la leghista via Bellerio a Milano, le opere minori di Goethe non si portano molto, eppure tutti conoscono, o dovrebbero conoscere, il significato dell’espressione “apprendista stregone” e la morale che l’accompagna: non cominciare qualcosa che non sei in grado di finire.
Giorgia Meloni e i suoi fratelli (d’Italia) e Giancarlo Giorgetti e la lega nordista hanno provato a sfoderare le loro arti magiche entrando nel cosiddetto “risiko bancario”, ma in pochi mesi tutto quel che avevano immaginato s’è ritorto loro contro:
luigi lovaglio il gordon gekko dei riccarelli
Chigi ha sponsorizzato l’assalto di Mps a Mediobanca (e cioè a Generali), che ora finiranno tutte e tre nell’orbita di Banca Intesa e della fu finanza rossa di Unipol; il Tesoro ha difeso Banco Bpm sognando la grande “banca del nord” e ora se la ritrova pronta per essere assorbita dai francesi, salvo ritorni sul luogo del delitto dell’odiata Unicredit.
Per capire serve un breve riassunto. [...] La prima a muoversi fu Unicredit, che nell’autunno di due anni fa annunciò di voler comprare la milanese Banco Bpm.
giuseppe castagna foto lapresse
All’epoca fu soprattutto la Lega a reagire. Matteo Salvini disse no perché “le concentrazioni e i monopoli non mi piacciono” e poi “Unicredit ormai di italiano ha poco e niente, è una banca straniera”.
Il leader della Lega sposava il progetto caro al suo ministro dell’Economia: la fusione tra Mps e Bpm per creare il terzo polo bancario. Il Tesoro, azionista di Montepaschi, entrò nella partita ricorrendo al golden power contro l’offerta di Unicredit, che alla fine si ritirò dalla partita nel luglio 2025 (dopo i fatti, peraltro, l’Ue ha messo in mora l’Italia e l’ha costretta a cambiare la legge).
francesco gaetano caltagirone futuro capitale evento a villa miani 3
Nel frattempo i meloniani, alleati con Francesco Gaetano Caltagirone, seguivano però un altro schema di gioco: non il terzo polo con Bpm, ma l’assalto del Montepaschi a Mediobanca, che controlla Generali (a rischio di diventare francese), annunciato all’inizio del 2025 e risultato vittorioso nell’autunno scorso.
Vittoria avvelenata per i CaltaMeloni dalla vendetta primaverile del ministro leghista: nell’assemblea dei soci di Siena, proprio Bpm, la holding degli eredi Del Vecchio (Delfin) e i fondi esteri mandano all’opposizione Caltagirone, contrario alla fusione con Bpm, rieleggendo a capo della banca Luigi Lovaglio con una strettissima maggioranza.
È qui che comincia a cadere tutto: a giugno Banca Intesa presenta la sua offerta di acquisto sul Monte col supporto di Unipol e della sua controllata Bper.
Difficile che non vada in porto: addio terzo polo col cuore nel nord padano, addio controllo su Mediobanca e sul forziere di Generali (Antitrust permettendo).
Venerdì è caduto l’ultimo ostacolo, una mossa difensiva disperata che recuperava l’ormai antico piano di Giorgetti: una (impossibile per i valori differenti) fusione alla pari tra Montepaschi e la Popolare di Milano. A dire la parola fine, in uno dei particolari più deliziosi di questa vicenda, è stato l’azionista forte di Bpm, Crédit Agricole.
La Banque Verte, una banca che sicuramente si può definire straniera, era entrata nel capitale del Banco con meno del 10% nel 2022, ad aprile scorso era al 19%, oggi al 29,3% e, anche se aveva promesso di no, ha iniziato a comandare. Di più, l’altroieri [...] la direttrice finanziaria (Cfo) Clotilde L’Angevin ha spiegato [...] “naturalmente uno degli scenari preferiti per noi sarebbe una fusione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia [...]”, [...]
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Insomma, tanti saluti pure all’italianità di una banca che la Lega ha sempre considerato vicina, se non altro per insediamento territoriale.
Questo sempre che non sia vera la voce che gira a Milano secondo cui Unicredit, nonostante le smentite dell’ad Andrea Orcel, è pronta ad annunciare un nuovo assalto a Bpm in una domenica agostana: a quel punto al Tesoro dovranno decidere quale banca è più straniera tra le due candidate alla Popolare di Milano...
luigi lovaglio - carlo messina
Olivier Gavalda
CARLO MESSINA A CNBC
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