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IL RISIKO BANCARIO, COME IL GIOCO DELL’OCA, TORNA ALLA CASELLA DI PARTENZA: UNICREDIT PUÒ TENTARE DI NUOVO L’ASSALTO A BPM - L’OFFERTA DI INTESA SANPAOLO (CON UNIPOL) SUL MONTE DEI PASCHI, IMPEDISCE A BPM DI FONDERSI CON SIENA PER CREARE QUEL TERZO POLO BANCARIO RADICATO AL CENTRO-NORD CHE LA LEGA E IL MINISTRO GIORGETTI SOGNANO - ORCEL VUOLE BANCO BPM PER NON FINIRE SCHIACCIATO IN ITALIA DA INTESA ED E’ DIFFICILE CHE IL GOVERNO ALZI NUOVAMENTE IL MURO DEL GOLDEN POWER - RESTA L’OSTACOLO CREDIT AGRICOLE, CHE DI BPM HA IL 29%: L’ACCORDO POTREBBE ESSERE RISOLTO CON UNA CESSIONE DI SPORTELLI AI FRANCESI, QUALORA VOLESSERO NEGOZIARE – RISOLTO IL RISIKO, CHE PREVEDE ANCHE L’ASSALTO DI INTESA A MPS-MEDIOBANCA, IN GENERALI COMANDEREBBE UN NUCLEO DI AZIONISTI ITALIANI (UNICREDIT, INTESA, DELFIN, CALTAGIRONE) – IL “FATTO”: “IL MERCATO BANCARIO DIVENTERÀ ANCORA PIÙ CONCENTRATO E MENO CONCORRENZIALE, COI GRANDI PLAYER CHE SI CONSOLIDANO A SCAPITO DEI CLIENTI…”

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Estratto dell’articolo di Carlo Di Foggia per il “Fatto quotidiano”

 

E se la prossima tappa del “risiko” bancario – cioè la guerra di potere tra i grandi colossi per comprimere ancora di più la concorrenza – fosse un ritorno alla casella di partenza, con Unicredit a tentare nuovamente una scalata a Banco Bpm? Il mercato se lo aspetta, ma soprattutto […] se lo aspettano, o lo temono, a seconda che si parli di Palazzo Chigi o del ministero dell’Economia, anche al governo.

ANDREA ORCEL

 

La banca milanese guidata da Giuseppe Castagna è in una situazione delicata. L’offerta di Intesa SanPaolo (con Unipol) sul Monte dei Paschi gli preclude la possibilità di fondersi con Siena per creare quel terzo polo bancario radicato al Centro-Nord che la Lega e il ministro Giancarlo Giorgetti sognano e che Castagna ha trovato il coraggio di proporre troppo tardi. Da quando Intesa è uscita allo scoperto, le azioni di Bpm sono salite del 18%, segnale che la sua banca è vista come la prossima preda, anche perché l’ombrello politico che l’ha protetta finora non c’è più.

 

giuseppe castagna foto lapresse

A fine 2024 è stato proprio il tentativo dell’ad di Unicredit, Andrea Orcel, di conquistare Banco Bpm a dare il via al risiko. Il governo ha spinto Mps a dare l’assalto a Mediobanca mentre Orcel è stato bloccato da Giorgetti con un’ardita interpretazione del “golden power”, i poteri speciali del governo sui settori strategici, come se Unicredit fosse una banca straniera e un rischio per la sicurezza nazionale perché ha ancora attività in Russia. Mossa che ha fatto scattare una procedura di infrazione europea.

CARLO MESSINA CARLO CIMBRI

 

Alla fine Orcel ha rinunciato, anche perché Castagna & C. hanno favorito la salita del Crédit Agricole come primo azionista di Bpm per ostacolarlo: i francesi si sono fatti autorizzare dalla Bce a salire al 29% di Bpm e fanno filtrare di starci pensando, ieri hanno fatto sapere all’Adnkronos che non intendono però aiutare Castagna a ostacolare Intesa.

 

Come può finire? Orcel vuole Banco Bpm per non finire schiacciato in Italia tra Intesa, leader nazionale, e il nuovo concorrente. Per lo stesso motivo Intesa vuole Mps, fresca di conquista di Mediobanca. La banca guidata da Carlo Messina si prenderà quest’ultima (che ha in pancia il 13% di Generali) e metà delle filiali di Mps, l’altra metà, per evitare contestazioni Antitrust, andranno a Bper, controllata da Unipol.

LUIGI LOVAGLIO FRANCESCO MILLERI GAETANO CALTAGIRONE GENERALI

 

Bloccato in Italia, Orcel si è lanciato alla conquista di Commerzbank, operazione complessa e invisa al governo tedesco, per la quale servirà tempo. Il manager ha provato senza successo a salire in Mps o in Generali rilevando le quote in mano alla Delfin degli eredi Del Vecchio, paralizzata dalle faide familiari.

 

Per questo molti si aspettano che riprovi l’assalto a Bpm. Difficile che Giorgetti&C. possano alzare nuovamente il muro […] Resta l’ostacolo Agricole, che potrebbe forse essere risolto con una cessione di sportelli ai francesi, qualora volessero negoziare. Se così fosse, in Generali comanderebbe un nucleo di azionisti italiani (Unicredit, Intesa, Delfin, Caltagirone) mentre il mercato bancario diventerà ancora più concentrato e meno concorrenziale, coi grandi player che si consolidano a scapito dei clienti. […]

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